Legge elettorale, premio al 40% e soglia al 3%: la maggioranza accelera

Trattative su preferenze e ballottaggio

Governabilità, chiarezza delle regole e rispetto delle autonomie: la nuova legge elettorale si costruisce su un equilibrio complesso ma non irraggiungibile. La maggioranza è al lavoro per chiudere il testo e arrivare al deposito già in settimana, possibilmente in entrambi i rami del Parlamento, anche se l’ipotesi più accreditata resta quella di avviare l’iter da Montecitorio.

Le riunioni tra gli alleati si sono susseguite in via della Scrofa, sede di Fratelli d’Italia, con l’obiettivo di sciogliere gli ultimi nodi di una riforma che viene definita «tecnica», ma che, per sua natura, è inevitabilmente politica. La «quadra» non è ancora stata trovata, ma nel partito della premier filtra determinazione.

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Nuova legge elettorale: proporzionale con premio al 40%

L’impianto di base è ormai dato per acquisito: sistema proporzionale «con premio alla coalizione che raggiunge il 40%» per garantire «stabilità», come ha spiegato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. L’obiettivo dichiarato è assicurare governabilità senza stravolgere la rappresentanza.

Nel dettaglio, lo schema prevede un premio fisso pari a 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, da scomputare dall’attribuzione proporzionale, con un tetto massimo al 60%. Resta però aperta la questione della suddivisione dei seggi del listino collegato al premio di maggioranza. Forza Italia e Lega avrebbero chiesto un’intesa preventiva che preveda una ripartizione eguale dei seggi, proposta che Fratelli d’Italia valuta con cautela, pur ribadendo la necessità di essere «generosi» verso gli alleati.

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Al tavolo si discute anche di listini e collegi. Il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani ha chiarito che per gli azzurri la trattativa è affidata a «Stefano Benigni e Alessandro Battilocchio». I due, insieme agli altri sherpa, aggiornano costantemente i vertici sull’andamento delle riunioni. Per la Lega seguono il dossier Roberto Calderoli e Andrea Paganella, impegnati anche nei lavori parlamentari a Palazzo Madama.

Preferenze e ballottaggio: i nodi ancora aperti

Tra i punti più delicati c’è quello delle preferenze. Sul tavolo sono state valutate diverse opzioni: introdurle integralmente, escluderle oppure prevederle con capilista bloccati. Il tema sta particolarmente a cuore alla presidente del Consiglio, ma incontra lo scetticismo degli alleati. Se non dovesse trovare spazio nel testo base, Fratelli d’Italia potrebbe ripresentare la proposta sotto forma di emendamento.

Altro snodo riguarda l’eventuale ballottaggio qualora nessuna coalizione raggiunga il 40%. Nella proposta elaborata da FdI, se nessuno supera il 35% i seggi verrebbero assegnati con proporzionale puro; tra il 35% e il 40% scatterebbe invece il secondo turno. Una soluzione che non convince né la Lega, con Calderoli in prima linea, né Forza Italia.

Sul piano tecnico, il ballottaggio pone anche un problema rispetto alle province autonome di Trento e Bolzano e alla Valle d’Aosta, che al primo turno, in base allo statuto, continuerebbero ad applicare regole differenti rispetto al resto del Paese. Un elemento che rafforza le perplessità di chi preferirebbe evitare il doppio turno.

Collegi, soglie e ripescaggi

In discussione c’è inoltre il possibile ridisegno dei collegi, che potrebbe andare oltre il necessario adeguamento ai dati Istat sulla popolazione. Si tratta di un passaggio tecnico ma rilevante per l’equilibrio complessivo del sistema.

Per quanto riguarda le formazioni minori, l’orientamento sarebbe quello di prevedere il ripescaggio del candidato che ottiene il miglior risultato sotto soglia. La soglia di sbarramento resterebbe fissata al 3% anche per chi corre in solitaria.

Le valutazioni finali restano affidate alla capacità di mediazione della coalizione. Le chance di un’intesa vengono stimate in modo diverso dai tre partiti, ma Fratelli d’Italia appare determinata a chiudere. L’obiettivo è consegnare al Parlamento una riforma che punti a rafforzare la stabilità, senza trascurare rappresentanza e autonomie territoriali.

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