Riforme, grandi opere e potere: il modello borbonico nel Sud
La dinastia dei Borbone rappresenta una delle casate regnanti più significative d’Europa: originaria della Francia, arrivò a dominare stati fondamentali come la Spagna e, nel XVIII secolo, il Regno di Napoli e Sicilia. Il suo ingresso nella scena meridionale italiana segna una trasformazione politica, culturale e amministrativa che durerà oltre un secolo, lasciando tracce profonde nella storia del Mezzogiorno.
Origine e ascesa della dinastia dei Borbone
La casa reale dei Borbone trae il proprio nome dalla contea francese di Bourbon-l’Archambault, che entrò nella famiglia attraverso un matrimonio nel XIII secolo. La famiglia, infatti, è un ramo cadetto della potente dinastia capetingia dei re di Francia, discendendo da Roberto di Clermont, figlio di Luigi IX di Francia.
Nel corso dei secoli successivi, la dinastia si rafforzò fino ad assumere il trono francese con Enrico IV nel 1589, segnando l’inizio del predominio borbonico in Europa occidentale. Successivamente, con la morte di Carlo II di Spagna nel 1700 senza eredi, Filippo d’Angiò, nipote di Luigi XIV, fu nominato re di Spagna come Filippo V, portando il casato anche sulla scena iberica e internazionale.
La combinazione di legami dinastici e alleanze strategiche in Europa portò i Borbone a consolidare posizioni di potere, non solo in Francia e Spagna, ma anche nei territori italiani, aprendo la strada alla loro entrata nel Sud della penisola.
I Borbone e il Regno di Napoli: conquista e consolidamento
La conquista del Regno di Napoli da parte dei Borbone avvenne nel pieno delle lotte tra grandi potenze europee. All’indomani della Guerra di Successione Polacca (1733-1738), le truppe spagnole guidate da Carlo di Borbone, figlio di Filippo V di Spagna, marciarono nel Mezzogiorno italiano, liberando Napoli dal dominio asburgico. Questa campagna militare si concluse nel 1734 quando Carlo entrò trionfalmente a Napoli, ponendo fine alla dominazione degli Asburgo d’Austria e dando l’avvio a più di un secolo di dominio borbonico nel Regno di Napoli e Sicilia.
Nel 1735 la conquista fu formalizzata e riconosciuta internazionalmente: con il Trattato di Vienna del 1738 Carlo fu ufficialmente riconosciuto sovrano dei due regni. Sebbene fosse impegnato anche come re di Spagna (come Carlo III dal 1759), Carlo lasciò il trono meridionale al figlio Ferdinando, assicurando così la continuità della casa borbonica nel Sud Italia.
Riforme e modernizzazione
Durante il suo regno a Napoli, Carlo promosse riforme amministrative e investì in grandi opere. Tra queste spiccano la costruzione del celebre Teatro di San Carlo, uno dei teatri d’opera più antichi e prestigiosi d’Europa, e il potenziamento di residenze regali come la Reggia di Capodimonte.
Ferdinando IV (poi I delle Due Sicilie) continuò la politica riformista, cercando di rafforzare lo Stato, promuovere l’agricoltura e sostenere le classi popolari; tuttavia, il regno dovette affrontare anche forti tensioni sociali, rivolte ispirate dalla Rivoluzione Francese e dalla difficile convivenza con le correnti rivoluzionarie europee.
Dal Regno di Napoli al Regno delle Due Sicilie e la fine borbonica
Nel 1816 Ferdinando IV unificò definitivamente i regni di Napoli e Sicilia in un unico Stato denominato Regno delle Due Sicilie, segnando il culmine della presenza borbonica nel Meridione italiano. Questo Stato, il più grande e popoloso della penisola prima dell’Unità d’Italia, mantenne una propria autonomia politica e una forte identità culturale.
Nonostante gli sforzi di modernizzazione, il regno affrontò crescenti difficoltà interne e pressioni esterne. Nel corso del XIX secolo si intensificarono i movimenti nazionalisti e unitaristi in tutta la penisola. La Spedizione dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi nel 1860 portò alla rapida caduta del Regno delle Due Sicilie, culminando con l’annessione del Sud al neonato Regno d’Italia e con la fine del lungo dominio dei Borbone nel Meridione.
Eredità e memoria storica
La presenza della dinastia dei Borbone nel Regno di Napoli ha lasciato una traccia indelebile nella storia europea e italiana. Per oltre un secolo, i Borbone governarono un territorio caratterizzato da profonde differenze sociali e culturali, cercando di bilanciare riforme illuministe e conservatorismo monarchico.
La loro eredità è complessa: da un lato, la crescita culturale e le grandi opere pubbliche; dall’altro, le persistenti tensioni sociali e i limiti nell’affrontare i cambiamenti dell’età moderna. La caduta della monarchia borbonica con l’Unità d’Italia rappresenta uno spartiacque tra due epoche, segnando la fine di un mondo e l’inizio di un altro.




