Le misure: stop debito dopo eventi estremi e sostegno all’istruzione
Un vertice a giugno a Roma, co-presieduto con il presidente nigeriano Bola Tinubu, per sostenere la campagna lanciata dai due Paesi insieme alla Global Partnership for Education: l’obiettivo è «raccogliere 5 miliardi di dollari e migliorare la qualità dell’istruzione per 750 milioni di bambini in oltre 91 nazioni». È la nuova tappa annunciata da Giorgia Meloni ad Addis Abeba, nel quadro del secondo vertice Italia-Africa, dove la presidente del Consiglio ha ribadito la centralità del Piano Mattei e ne ha rivendicato i risultati: una strategia che, a due anni dal lancio, definisce «una scommessa vinta».
Nel passaggio politico più netto, Meloni ha rivendicato che con il Piano Mattei «stiamo contribuendo a rivoluzionare il modo di guardare all’Africa e conseguentemente di agire in Africa», riaffermando il ruolo dell’Italia come ponte fra le due sponde del Mediterraneo. Un posizionamento che, nelle stesse ore, assume ulteriore rilievo anche alla luce del contesto europeo: da Monaco, Friedrich Merz torna a enfatizzare il «divario» fra Europa e Stati Uniti, mentre da Addis Abeba l’Italia rilancia un modello di cooperazione orientato ai risultati.
Piano Mattei, debito e clima: clausole di sospensione per le emergenze
Al vertice, la premier ha annunciato una novità legata all’iniziativa di conversione del debito, presentata come un ulteriore passo di concretezza del Piano Mattei: «Aggiungiamo clausole di sospensione debito per le nazioni colpite da eventi climatici estremi». In sostanza, l’Italia intende inserire meccanismi che consentano di sospendere il debito quando un Paese partner viene travolto da emergenze climatiche, così da evitare che crisi improvvise compromettano stabilità e sviluppo.
È un tassello che rafforza l’impostazione rivendicata dalla presidente del Consiglio: andare avanti «secondo il metodo dell’ascolto», per rendere la strategia del Piano Mattei «più efficace, concreta e aderente alle esigenze dei territori». Nei prossimi mesi, inoltre, potrebbe ampliarsi il perimetro dell’iniziativa: è attesa l’estensione del gruppo delle 14 nazioni africane coinvolte nel Piano Mattei.
Addis Abeba, il vertice e il “Sistema Italia” in campo
Il secondo vertice Italia-Africa si è svolto ad Addis Abeba sotto la presidenza congiunta di Meloni e del primo ministro etiope Abiy Ahmed Ali. Prima del summit, i due leader hanno avuto un bilaterale, mentre i rispettivi staff si sono confrontati a lungo anche sulla disposizione dei posti sul palco per la foto di famiglia. Alla fine, la presidente del Consiglio ha preso posto tra Joao Lourenco, presidente dell’Unione africana e dell’Angola, e lo stesso Abiy Ahmed Ali, che alla sua sinistra aveva il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres.
Nel Convention Center, durante la grande tavola rotonda, Meloni ha insistito sul salto di qualità del Piano Mattei, visto «non più come una strategia italiana ma come una sinergia di respiro internazionale». La premier ha parlato di «una realtà operativa a strutturata», rivendicando «risultati tangibili» e «un’architettura finanziaria solida e innovativa», costruita anche grazie alla «preziosa collaborazione» con Banca mondiale, Banca africana di sviluppo e istituzioni finanziarie internazionali.
Accanto alla dimensione istituzionale, Meloni ha ringraziato il “Sistema Italia” presente ad Addis Abeba con società pubbliche, private e ong: Sant’Egidio, Leonardo, Enel, Eni, Acea, Cdp, Terna e Webuild. Un segnale di compattezza che, nella lettura del governo, rafforza la credibilità dell’impegno italiano e la capacità di trasformare le linee politiche in progetti operativi.
Piano Mattei: patto tra nazioni libere
Sul piano dei principi, la presidente del Consiglio ha ribadito ai partner africani che il Piano è «un patto tra nazioni libere che lavorano insieme», una cooperazione «da pari a pari», senza «tentazioni predatorie e approcci paternalistici». E ha chiarito l’impostazione italiana sul tema migratorio: «Non ci interessa – aggiunge – sfruttare la migrazione per avere manodopera a basso costo. Vogliamo combattere le cause profonde» che spingono i giovani africani a emigrare «impedendo loro di assicurare il contributo che vorrebbero dare al progresso e allo sviluppo delle loro nazioni». La promessa della premier è di fare ancora meglio.
A suggellare l’intervento, Meloni ha citato un proverbio africano: «Nessun sentiero – la sua citazione di un proverbio africano – si traccia senza incontrare pietre, ma grazie a quelle pietre possiamo andare avanti». Da parte etiope, Abiy Ahmed Ali ha ricambiato con parole di piena adesione: «L’Italia ha articolato una visione lungimirante per fungere da Ponte fra Europa e Africa, e l’Etiopia è fiera di farne parte». E, nel quadro del vertice, è arrivato anche il plauso dell’Unione africana alla strategia portata avanti dalla presidente del Consiglio.




