Picierno: «Clima irrespirabile per i riformisti»
Nell’acqua mai stagnante del Pd, l’eurodeputata Pina Picierno ha gettato un altro masso, parlando di «clima irrespirabile per i riformisti» e chiamando in causa direttamente la segretaria Elly Schlein: «Tocca a te fare chiarezza». La risposta è arrivata dal capogruppo Pd al Senato, Francesco Boccia. Parlando delle responsabilità del partito in «questa fase storica», ha avvertito: «Chi mina l’unità interna del Pd indebolisce l’opposizione nel suo complesso e finisce, consapevolmente o meno, per aiutare questa destra».
Confronto necessario
Il malessere dei riformisti non è cosa nuova. Non è passata inosservata, per esempio, la presenza della deputata Pd ed ex ministro Marianna Madia all’iniziativa di Milano del presidente di Iv Matteo Renzi, che lo scorso fine settimana ha lanciato il progetto centrista di una Margherita 4.0. Anche il senatore Filippo Sensi fa parte della truppa riformista: «Penso che il confronto nel partito, e nel centrosinistra, sia non solo positivo, ma necessario – ha detto – Dovrebbe essere coltivato, valorizzato, incentivato. Il confronto che arricchisce va benissimo, anzi ce n’è sete, nel Pd e nel centrosinistra. Chi non capisce che il confronto è il sale del Pd fa male al Pd».
L’uscita di Picierno è stata in risposta a un post del professor Tomaso Montanari, critico con chi, nel Pd, ha annunciato di votare «Sì» al referendum sulla giustizia. «Io sono nettamente per il No al referendum – ha spiegato Sensi – ma chi, nel Pd, sostiene il Sì, non solo deve avere piena cittadinanza ma non deve sentirsi ostracizzato o mal tollerato o addirittura insultato per le sue opinioni».
Nel Pd, con Sensi e Picierno c’è anche la senatrice Simona Malpezzi. «Il tema di come vengono visti i riformisti dentro al Pd c’è e non andrebbe derubricato – ha detto – Si confonde discussione con frattura interna», ma «esprimere le proprie posizioni aiuta il partito ad essere più grande, non lo indebolisce» e invece «le posizioni differenti vengono bollate come nemiche dell’unità». La richiesta è: «Facciamo vivere gli spazi di discussione, tipo le direzioni». Il senatore Alfieri ha provato a smorzare: «Il Pd è un partito in cui si discute, ci si confronta, ognuno può dire le proprie cose. E meno male».
Il caso De Luca
I maldipancia riformisti non sono gli unici nel Pd. Ne sta creando anche la vicenda di Salerno, dove il sindaco Vincenzo Napoli si è dimesso, aprendo la strada al ritorno in Municipio dell’ex governatore della Campania Vincenzo De Luca. La prospettiva non va giù all’europarlamentare Sandro Ruotolo, che fa parte della segreteria di Schlein: «C’è aria di nuovo feudalesimo», ma «dire dopo di me il diluvio», come fa De Luca, «porta sfortuna».
Per il successore di Napoli «ci si siede attorno a un tavolo – ha spiegato Ruotolo – si discutono i programmi, si ascolta la società civile e poi si individua il nome. In questo modo troveremo un candidato che unisce, non uno che divide». Anche il centrodestra si è mosso con interrogazioni di Fi e Fdi al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Gli azzurri hanno presentato anche un esposto al prefetto per verificare se il sindaco abbia subito «un condizionamento esterno» e per valutare «la possibilità di trasmettere gli atti alla Procura»




