Omicidio Torzullo, un delitto di «particolare ferocia». Il marito era pronto a fuggire

Avrebbe usato il cellulare della moglie dopo l’omicidio per depistare

Dopo aver ucciso la moglie Federica Torzullo, Claudio Agostino Carlomagno avrebbe tentato di dare fuoco e fare a pezzi il corpo, per «ostacolarne il riconoscimento». Il terribile dettaglio emerge dal decreto di fermo dell’uomo, accusato di omicidio aggravato e occultamento del cadavere della donna, trovata sepolta domenica mattina in un canneto alle spalle della sua azienda ad Anguillara Sabazia, in provincia di Roma. Un omicidio che gli inquirenti non esitano a definire di «particolare ferocia».

Per i pm di Civitavecchia, inoltre, Carlomagno era pronto a fuggire e a far perdere le proprie tracce ritenendo che «la gravità dei fatti commessi» e quanto compiuto per «dissimulare le proprie condotte, evidenziano la capacità di organizzarsi e quindi potenzialmente anche la capacità di mettere in essere quanto utile a rendere effettiva la latitanza». Nel provvedimento viene anche spiegato che sono state trovate tracce sui suoi abiti da lavoro, ritrovati all’interno di una asciugatrice, «segno del fatto che erano stati lavati».

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Il cellulare della vittima e l’interrogatorio

Inoltre, si ipotizza che, abbia usato lui il cellulare della moglie dopo l’omicidio per depistare gli investigatori. L’ultimo scambio di messaggi tra il cellulare di Federica e la madre risalirebbe alla mattina di venerdì 9 gennaio tra le 7.55 e le 8.05, ossia quando si ritiene che la quarantunenne fosse già morta. Nello stesso arco temporale il marito viene immortalato mentre esce con l’auto da casa ed entrambi i cellulari sarebbero stati poi localizzati nell’area dell’azienda di famiglia, di cui è titolare, dove domenica è stato trovato il corpo all’interno di una buca scavata con un mezzo meccanico e coperto dai rovi.

Intanto, l’uomo ha scelto la strada del silenzio. Si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al pm titolare dell’indagine e al procuratore Alberto Liguori che nel primo pomeriggio di ieri si sono recati nel carcere di Civitavecchia per interrogarlo alla presenza del suo avvocato. Gli inquirenti puntavano a ottenere da lui delle ammissioni sulla dinamica di quello che è accaduto la notte tra l’8 e il 9 gennaio nella villetta dove abitava assieme a Federica e al loro bimbo di 10 anni. Restano, infatti, diversi punti da chiarire a partire dall’arma del delitto che non è stata ancora trovata.

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Anche il movente è da ricostruire.

La coppia, che era in fase di separazione, potrebbe aver discusso e l’aggressione essere scattata al culmine della lite. Non si esclude che Federica sia stata colpita all’interno della cabina armadio nella camera da letto e poi uccisa mentre tentava di raggiungere la porta di casa. Gli esperti del Ris e del Nucleo investigativo dei carabinieri di Ostia hanno individuato, infatti, con il luminol tracce di sangue sul pavimento all’ingresso della casa e all’interno della cabina. I primi punti fermi arriveranno dall’autopsia che verrà effettuata all’istituto di medicina legale della Sapienza di Roma.

E anche ieri mattina i carabinieri sono tornati nell’abitazione, posta sotto sequestro da diversi giorni, per effettuare accertamenti irripetibili sulla scatola nera dell’auto del marito e sui cellulari. Le verifiche sono state momentaneamente sospese e verranno eseguite nei prossimi giorni.

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