I grandi botanici napoletani: da Petagna a Tenore e oltre, una storia di eccellenza scientifica

Intreccio di scoperte, esplorazione e istituzioni culturali

La storia della botanica a Napoli è una delle più affascinanti d’Italia, caratterizzata da un intreccio di scoperte scientifiche, viaggi di esplorazione e istituzioni culturali che hanno fatto della città un centro di riferimento europeo per lo studio delle piante. I botanici napoletani non si limitarono al semplice erbario: crearono scuole, curarono collezioni immense e fondarono istituzioni come l’Orto Botanico di Napoli, uno dei più importanti giardini botanici del Mediterraneo.

Petagna, Cirillo e le radici della scuola botanica partenopea

La tradizione scientifica che renderà celebre la storia della botanica a Napoli inizia già nel Settecento con studiosi come Vincenzo Petagna (1734‑1810) e Domenico Maria Leone Cirillo (1739‑1799).

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Vincenzo Petagna fu un medico e naturalista che introdusse metodi linneani nello studio delle piante e contribuì alla formazione delle giovani generazioni di studiosi partenopei. La sua opera Delle facultà delle piante fu tra i primi testi ad applicare il sistema di classificazione di Linneo nel Sud Italia, consolidando la passione per la flora locale e mediterranea.

Domenico Cirillo rappresenta una figura poliedrica: medico, entomologo e botanico. Professore di Botanica all’Università di Napoli, fu tra i primi in Italia ad adottare il sistema linneano e illustrò molte specie con precisione scientifica e artistica, riconosciuto da Carl Linneo stesso. Fu anche tra i primi a studiare dettagli microscopici come il ruolo del polline nella fertilizzazione delle piante.

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Michele Tenore: il faro della botanica napoletana ottocentesca

Al centro della storia della botanica a Napoli nel XIX secolo c’è Michele Tenore (1780‑1861), considerato il più autorevole fra i botanici napoletani. Laureatosi in medicina all’Università di Napoli, Tenore abbandonò la professione clinica per dedicarsi alla botanica dopo aver studiato sotto la guida di Petagna e aver avuto rapporti con Cirillo.

Nel 1810, con un decreto reale firmato da Giuseppe Bonaparte, Tenore fu nominato direttore dell’Orto Botanico di Napoli, che sotto la sua guida si trasformò da semplice giardino didattico a istituzione scientifica di rilievo internazionale. In oltre cinquant’anni di direzione, Tenore portò la collezione a circa 9.000 specie vegetali e promosse studi sulla flora dell’intero Regno di Napoli, oltre a relazioni scientifiche con istituzioni botaniche europee.

La sua opera più importante resta la Flora Napolitana (1811‑1838), un lavoro monumentale che descrive migliaia di specie e costituisce ancora oggi una fonte primaria per gli studiosi della flora meridionale.

L’eredità di Tenore: Gussone, Gasparrini e la scuola botanica napoletana

I successori di Tenore proseguirono la tradizione scientifica napoletana con dedizione e ampliamenti significativi. Giovanni Gussone (1787‑1866) fu uno dei collaboratori più stretti di Tenore e collaborò alla Flora Napolitana. Dopo un’esperienza come direttore dell’Orto Botanico di Palermo, tornò a Napoli contribuendo ulteriormente allo studio della flora e all’ampliamento dell’erbario scientifico.

Guglielmo Gasparrini (1803‑1866), successore di Tenore alla guida dell’Orto Botanico di Napoli, continuò il lavoro di sistemazione delle collezioni e delle strutture, curando l’organizzazione del Museo botanico e dell’erbario.

Altri botanici napoletani, come Giuseppe Antonio Pasquale e Orazio Comes, si distinsero negli anni successivi per ricerche sulla fisiologia delle piante e per il ruolo didattico e scientifico nelle istituzioni agricole di Portici.

La storia della botanica a Napoli è un racconto di passione, erudizione e visione scientifica. Dai primi studi di Petagna e Cirillo passando per l’opera monumentale di Tenore fino ai successivi approfondimenti di Gussone e Gasparrini, i botanici napoletani hanno lasciato un’impronta duratura nella storia delle scienze naturali. Grazie anche alle collezioni dell’Orto Botanico di Napoli, il loro lavoro continua ad essere studiato, celebrato e ampliato dai botanici moderni, mantenendo viva una tradizione che ha reso la città partenopea uno dei principali poli europei di botanica scientifica.

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