Niccolò Fabi: la rivoluzione silenziosa della canzone d’autore

Tra poesia, ricerca e verità: il ritratto di un cantautore necessario

Niccolò Fabi, nato a Roma nel 1968, è uno dei cantautori più apprezzati della scena italiana. Cresciuto in un ambiente musicale grazie al padre Claudio, inizia giovanissimo a lavorare nei tour e a suonare la batteria in una cover band dei Police. Parallelamente completa gli studi universitari, laureandosi con lode in Filologia romanza alla Sapienza.

La scena romana lo mette in contatto con Silvestri, Gazzè, Zampaglione e Sinigallia, e proprio quest’ultimo porta i suoi demo alla Virgin, avviandone la carriera discografica. Autore di undici album solisti e di un progetto condiviso con Silvestri e Gazzè, ha ricevuto tre Premi Lunezia, tre Targhe Tenco e una candidatura ai Nastri d’Argento per «Il silenzio». Un percorso che unisce rigore, sensibilità e continuità artistica.

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Gli anni della consacrazione

Il debutto discografico di Fabi prende forza nel 1996 con «Dica…», successo che lo porta a Sanremo nel 1997, dove conquista il Premio della Critica con «Capelli». Pubblica quindi «Il giardiniere» e torna al Festival l’anno successivo con «Lasciarsi un giorno a Roma». In questo periodo nasce anche «Vento d’estate», il celebre duetto con Max Gazzè che vince «Un disco per l’estate». Nei suoi lavori di fine anni ’90 Fabi sperimenta molto: traduce «Barely Breathing» di Duncan Sheik in «Il male minore», collabora con Frankie hi-nrg mc su «Immobile» e lavora con i produttori Ice One e Julie P.

Nel 2000 pubblica «Sereno ad ovest», seguito da un album in spagnolo destinato ai Paesi latini. Il 2003 segna un nuovo capitolo con «La cura del tempo», che include «È non è», «Il negozio di antiquariato» e un duetto con Fiorella Mannoia. In quegli anni partecipa anche al programma «Racconti di vita», al Festival «O’ Scià» di Claudio Baglioni e al progetto di Edoardo Bennato «La fantastica storia del pifferaio magico», interpretando «Non è amore». Un periodo fitto di uscite, collaborazioni e riconoscimenti che consolida definitivamente la sua presenza nella musica italiana.

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Dall’impegno sociale alla svolta personale

A metà anni Duemila la carriera di Niccolò Fabi entra in una fase di grande densità creativa. Nel 2006 pubblica «Novo Mesto», sostenuto dai singoli «Costruire» e «Oriente», e nello stesso anno torna a Sanremo come ospite degli Zero Assoluto nella serata dei duetti. Arriva anche «Dischi volanti 1996-2006», la sua prima antologia, accompagnata da un DVD e dal singolo «Milioni di giorni», seguita da un tour nei club che ripercorre il suo primo decennio di attività.

Nel 2007 guarda al mercato ispanofono con «Dentro», raccolta di brani tradotti in spagnolo, mentre partecipa al progetto per il Darfur come testimonial del «Salam International Hospital» di Emergency. L’anno successivo pubblica «Violenza 124», lavoro collettivo nato dall’incontro con diverse realtà musicali, e nel 2009 prende parte al brano corale «Domani 21/04/2009» per la ricostruzione dell’Aquila, prima di tornare con l’album «Solo un uomo».

Il 2010 è segnato dalla perdita della figlia Olivia, evento che porta alla nascita del concerto benefico «Parole di Lulù», capace di riunire decine di artisti italiani. Nello stesso anno riceve il «Premio Zamenhof» per il suo impegno in Africa e nel 2011 firma per Serena Abrami «Lontano da tutto», brano presentato a Sanremo Giovani. Un periodo complesso e fertile, in cui musica, solidarietà e vita personale si intrecciano profondamente.

Dalla candidatura ai Nastri d’Argento alla Targa Tenco

Nel triennio 2011-2013 Niccolò Fabi attraversa una fase di forte evoluzione artistica. Parte con il «Solo Tour», dove sperimenta la scena completamente da solo, e pubblica il volume fotografico «30.08.2010 – Immagini e parole di Lulù». L’estate successiva lo vede tornare con una superband per oltre quaranta date, mentre sul fronte autoriale firma con Laura Pausini l’inedito «Nel primo sguardo».

Nel 2012 riceve il «Premio Lunezia Elite» per «Costruire» e pubblica «Ecco», anticipato dal singolo «Una buona idea». L’anno seguente torna in tour con la band storica, aderisce al progetto anticorruzione «Riparte il futuro» e partecipa alla giornata contro le mafie a Palermo. Arriva anche la candidatura ai Nastri d’Argento per «Il silenzio» e un’intensa estate di festival. Il percorso si chiude con un riconoscimento importante: «Ecco» vince la «Targa Tenco» come «Miglior disco dell’anno».

Tra progetti condivisi e nuove ripartenze

Dal 2014 Niccolò Fabi attraversa una fase di intensa attività, segnata da collaborazioni di alto profilo e nuovi traguardi. Con Daniele Silvestri e Max Gazzè dà vita al trio Fabi Silvestri Gazzè, pubblicando «Il padrone della festa» e portandolo in un lungo tour europeo e nei principali palazzetti italiani. Nel 2015 alterna un secret tour nei piccoli club alla chiusura del progetto FSG con due grandi appuntamenti all’Arena di Verona e al Rock in Roma, mentre l’estate lo vede esibirsi con il GnuQuartet.

Dal 2016 affianca alla musica un ruolo formativo come docente all’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini. Con «Una somma di piccole cose» ottiene il «Premio Lunezia» e una nuova «Targa Tenco», raggiungendo il disco d’oro nel 2017. Nello stesso anno partecipa alla campagna «#sfidAutismo17», pubblica una nuova versione de «Il giardiniere» e celebra vent’anni di carriera con un tour dedicato.

Nel 2019 torna con l’album «Tradizione e tradimento». Nel 2022 festeggia i 25 anni di attività con il suo primo concerto all’Arena di Verona accompagnato da un’orchestra, preludio alla raccolta «Meno per meno» e al tour teatrale del 2023. All’inizio del 2025 annuncia il nuovo lavoro «Libertà negli occhi», seguito da una tournée autunnale che tocca 17 città italiane, aprendo un nuovo capitolo della sua storia artistica.

Il brano scelto: Al cuore gentile

Niccolò Fabi racconta che «Al cuore gentile» nasce dal desiderio di riportare in musica lo spirito del Dolce Stil Novo. Dopo anni dedicati allo studio della poesia medievale, il cantautore ha scelto di reinterpretare in chiave contemporanea il celebre testo di Guido Guinizelli, trasformandolo in un dialogo con la propria formazione emotiva. Il brano diventa così un ponte tra la sensibilità di oggi e quelle radici culturali che hanno segnato la sua giovinezza.

 

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