Spari in piazza Carolina, le telecamere incastrano i ‘pistoleri’: 4 fermi, tre sono minori

Ricostruite due stese tra Chiaia e Quartieri Spagnoli

Una notte, due stese e un equilibrio criminale che salta, lasciando dietro di sé accuse pesanti. All’1.30 del 12 dicembre, una parte centrale di Napoli viene attraversata da una sequenza di spari che rompe la continuità della notte. Accade tra Chiaia e i Quartieri Spagnoli, in strade che a quell’ora restano vive e frequentate. I colpi si susseguono in due azioni distinte, a distanza di pochi minuti l’una dall’altra. Undici minuti complessivi, sufficienti a segnare una frattura profonda e a scuotere l’intera città.

Quella notte diventa oggetto di un lavoro investigativo serrato. Immagini, percorsi e movimenti vengono analizzati passo dopo passo. A distanza di settimane, l’inchiesta arriva a una prima svolta: quattro persone vengono fermate. Tre sono minorenni, raggiunti da un provvedimento della Procura per i minorenni di Napoli; il quarto è maggiorenne. Per tutti, scrive Gennaro Scala sul «Corriere del Mezzogiorno», sono attesi gli interrogatori di convalida.

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Le accuse contestate

Il quadro accusatorio è articolato. Le contestazioni comprendono la stesa, la detenzione e il porto d’arma. Per tre dei fermati viene ipotizzato anche il tentato omicidio. Le imputazioni sono il risultato della lettura complessiva dei due episodi armati e delle modalità con cui sono stati portati a termine.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, la prima azione parte dai Quartieri Spagnoli. Quattro giovani entrano in strada con modalità precise: caschi calati, sciarpe a coprire i volti, pistole in pugno. Si muovono su due scooter e raggiungono via Chiaia. L’obiettivo è l’area delle panchine di piazza Carolina, punto di stazionamento e riferimento di un equilibrio già fragile tra gruppi contrapposti. I colpi vengono esplosi rapidamente, poi la fuga. Nessuno resta ferito, per una circostanza ritenuta casuale.

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La risposta nella stessa notte

La notte non si chiude con il primo episodio. La reazione arriva poco dopo. Dall’area di piazza Carolina parte una risposta armata che risale verso i Quartieri Spagnoli. Il secondo raid avviene in vico Caricatoio. Anche qui partono colpi, con una dinamica simile e un messaggio diretto. Due stese consumate nello stesso arco temporale, nello stesso perimetro urbano.

A dare consistenza all’inchiesta sono i filmati dei sistemi di videosorveglianza. I frame permettono agli investigatori della Squadra Mobile di ricostruire arrivi, spari e fughe. Un particolare assume un peso centrale: uno dei giovani viene ripreso mentre impugna due pistole seduto sul sellino posteriore di uno scooter. Un’immagine considerata decisiva.

La lettura degli inquirenti

Per gli inquirenti, il primo episodio viene qualificato come tentato omicidio. L’area delle panchine di piazza Carolina è ritenuta il bersaglio diretto degli emergenti dei Quartieri Spagnoli e di quelli del Pallonetto di Santa Lucia, gruppi storicamente contrapposti. La seconda azione viene invece inquadrata come stesa, una risposta armata che arriva sotto casa del presunto capobranco del fronte opposto. È in questo contesto che viene collocata anche la posizione del fermato maggiorenne, ritenuto vicino al gruppo che gravita attorno a piazza Carolina.

Il contesto e un precedente che pesa

Il movente non viene ricondotto a un singolo episodio, ma a un quadro più ampio di tensioni territoriali. Sullo sfondo emergono piccoli traffici, dalla droga all’alcol, in una zona ad alta densità di movida. Nelle carte compare anche un precedente significativo: uno dei soggetti coinvolti era già emerso in relazione a un grave fatto avvenuto a settembre, un agguato culminato in un omicidio nei Quartieri Spagnoli, collegato alla diffusione sui social di un video hot. Un elemento che contribuisce a leggere la rapidità dell’escalation.

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