Una richiesta di auto «che nasce dall’urgenza e dall’esasperazione»
A Ponticelli la manutenzione scolastica arriva tardi, in modo disorganico e sempre a scapito degli studenti, mentre spazi nuovi e già pronti restano inspiegabilmente inutilizzati. In un quartiere dove la scuola rappresenta l’unico presidio stabile dello Stato, anche una chiusura temporanea delle aule assume il peso di un rischio sociale che le amministrazioni locali continuano a sottovalutare.
Dopo un presidio organizzato sotto la sede del Comune, i docenti dell’Istituto comprensivo 88 «Eduardo De Filippo» di Ponticelli hanno scelto di rivolgersi direttamente al ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, per denunciare le condizioni della struttura scolastica. Una decisione che fotografa la rottura definitiva di ogni canale di interlocuzione con le amministrazioni locali, accusate di non aver dato risposte concrete a segnalazioni ripetute nel tempo.
Nella lettera inviata al ministro, gli insegnanti chiariscono che «non è una semplice segnalazione», ma «un appello pubblico che nasce dall’urgenza e dall’esasperazione». Da qui l’invito rivolto al titolare del dicastero a visitare personalmente l’istituto «per constatare la realtà dei fatti», con l’auspicio che «il nostro grido d’aiuto non rimanga inascoltato».
Lavori avviati fuori tempo massimo e studenti costretti a casa
Al centro della denuncia c’è la gestione degli interventi di manutenzione dei servizi igienici del plesso centrale, descritti come fatiscenti. I docenti spiegano che, nonostante le numerose comunicazioni inviate alle autorità competenti, solo al rientro dalle festività natalizie sono stati avviati i lavori. Una scelta che ha avuto conseguenze immediate sugli alunni, costretti a restare a casa, quando invece «gli interventi sarebbero dovuti essere eseguiti durante la sospensione delle lezioni».
Una tempistica che, secondo gli insegnanti, rappresenta l’ennesima dimostrazione di una gestione approssimativa e priva di programmazione, con disagi che ricadono sistematicamente su studenti e famiglie.
Un edificio nuovo, ristrutturato e mai consegnato
A rendere il quadro ancora più critico è una situazione che gli stessi docenti definiscono «paradossale». Al plesso De Filippo è infatti «formalmente destinato» il primo piano di un edificio gemello, ristrutturato con oltre un milione di euro di fondi Pnrr, completato da più di un anno e dotato di aule e servizi igienici «nuovi e funzionati». Nonostante questo, la consegna degli spazi non è mai avvenuta.
«È intollerabile che, mentre si celebrano investimenti storici nell’edilizia scolastica, un istituto venga lasciato degradare all’ombra di un edificio nuovo e inutilizzato», scrivono gli insegnanti, puntando il dito contro l’immobilismo amministrativo che blocca strutture già pronte all’uso.
Aule al limite e studenti fragili penalizzati
Il plesso De Filippo accoglie circa 350 studenti, tra cui 35 con gravi disabilità. Una parte significativa della popolazione scolastica che, come sottolineato nella lettera, «frequenta aule che presentano umidità, intonaco deteriorato che rendono, purtroppo, specialmente nei periodi invernali, gli ambienti al limite degli standard previsti». Condizioni che appaiono ancora più gravi se rapportate alla presenza di alunni con bisogni educativi complessi, per i quali sicurezza e qualità degli spazi dovrebbero rappresentare una priorità assoluta.
Gli insegnanti avanzano richieste precise: l’assegnazione immediata degli spazi Pnrr già pronti, il ripristino della piena funzionalità e sicurezza del plesso e la fine definitiva di soluzioni temporanee che, da anni, colpiscono sempre gli stessi territori.
Nella lettera si evidenzia come «chiudere, seppur temporaneamente, la scuola significa spegnere un presidio di legalità, lasciando un vuoto che altri sono pronti a colmare». Una considerazione che assume un peso specifico in un contesto come Ponticelli, dove il plesso scolastico rappresenta «l’unica presenza stabile dello Stato, l’ultimo baluardo contro la marginalità e la criminalità organizzata».
Dispersione scolastica azzerata e responsabilità politiche
I docenti rivendicano i risultati ottenuti nonostante le difficoltà strutturali: «grazie a un impegno costante negli ultimi tre anni siamo riusciti in un’impresa ritenuta impossibile: azzerare la dispersione scolastica». Un traguardo che rischia ora di essere compromesso da decisioni rinviate e mancate assunzioni di responsabilità.
Nel passaggio conclusivo, gli insegnanti mettono nero su bianco una presa di posizione netta: «la responsabilità di ciò che accadrà non potrà essere imputata né ai docenti, né alle famiglie, né agli studenti, ma ricadrà interamente su chi aveva il dovere di agire e ha preferito rinviare. Noi continueremo a insegnare come atto di resistenza civile, ma non saremo complici silenziosi di questo smantellamento». Nel frattempo, per tentare di arginare i problemi e ripristinare un minimo di normalità, la dirigente scolastica ha deciso di ricorrere ai doppi turni.




