Indagini a 360 gradi per risalire all’accaduto
Una vetrata distrutta e un proiettile come unica traccia: è da questo dettaglio che prendono avvio le indagini su quanto accaduto al Palazzo di Giustizia di Napoli. Il vetro in frantumi è stato individuato la mattina del 2 gennaio al dodicesimo piano della Torre C del Centro direzionale.
Non si tratta di un livello qualsiasi: lì hanno sede l’ufficio demolizioni della Procura generale e la stanza del procuratore generale Aldo Policastro. Un elemento che contribuisce a rendere l’episodio particolarmente delicato e che impone cautela nella lettura dei fatti. Gli accertamenti iniziali, scrive Dario Del Porto su «Repubblica Napoli», hanno escluso cause accidentali. La finestra non è stata danneggiata dal vento né da un cedimento strutturale, ma colpita da un proiettile. Secondo le prime verifiche, il colpo sarebbe stato esploso con un fucile, ipotesi ritenuta compatibile con la distanza necessaria per raggiungere quel punto dell’edificio.
L’inchiesta affidata alla Procura di Roma
Su chi abbia sparato, da dove e per quale motivo, al momento non vi sono certezze. Le indagini sono state affidate alla Procura di Roma, competente per i procedimenti che riguardano la magistratura napoletana, alla quale sono stati trasmessi gli atti.
Negli ambienti investigativi prevale un approccio prudente. Una delle ipotesi considerate è che lo sparo possa essere partito da uno degli edifici situati di fronte alla cittadella giudiziaria. La configurazione del luogo e l’altezza del piano colpito rendono meno plausibile l’uso di un’arma corta.
Viene invece ritenuta più complessa la pista del drone. Sebbene i dispositivi telecomandati vengano ormai utilizzati dalle cosche camorristiche per il trasporto di droga e telefoni cellulari verso gli istituti di pena, l’esplosione di un colpo d’arma da fuoco richiederebbe modifiche che, allo stato, risultano documentate solo in scenari di guerra.
Nessuna pista esclusa, compresa quella di Capodanno
Nessuna pista viene esclusa in questa fase. Gli investigatori valutano l’ipotesi di un’intimidazione mirata, quella di una vendetta o la possibilità di un gesto simbolico contro l’amministrazione della giustizia nel suo complesso. Parallelamente, viene presa in considerazione anche una lettura alternativa, che riconduce l’episodio all’uso di armi da fuoco durante la notte di Capodanno.
Gli spari contro la sede Eav di Porta Nolana
In questo quadro rientra anche un altro episodio avvenuto proprio a San Silvestro. Negli uffici di Porta Nolana dell’Eav, l’azienda di trasporto pubblico che gestisce Circumvesuviana, Cumana e Circumflegrea, sono stati individuati quattro fori di proiettile negli infissi. I colpi erano diretti verso i piani 4, 9, 11 e 12 dell’edificio.
Il fatto era stato segnalato dal presidente dell’Eav, Umberto De Gregorio, che sui social aveva scritto: «Qualcuno si è divertito a sparare proiettili contro il nostro fabbricato». Sia l’episodio del tribunale sia quello di Porta Nolana sono stati esaminati dal comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto Michele di Bari.
Il lavoro della polizia e le telecamere
Le indagini sono condotte dalla polizia. La squadra mobile, guidata da Giovanni Leuci, opera insieme alla Scientifica, impegnata nell’analisi dei proiettili per tentare di risalire alla loro provenienza. Al momento, gli inquirenti escludono una matrice comune tra quanto accaduto al Centro direzionale e l’evento di Porta Nolana. La linea resta improntata alla cautela, ma con la volontà di chiarire ogni aspetto della vicenda. Tra gli elementi al vaglio figurano anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza, che potrebbero aver registrato dettagli utili all’identificazione degli autori degli spari.




