Da 3,7 a 1,6 milioni: primo ok dal Consiglio comunale di Napoli
Doveva essere una svolta storica da 3,7 milioni di euro, annunciata come il simbolo del rigore e della discontinuità, ma il Consiglio comunale di Napoli ha partorito un risultato ridimensionato, frutto di compromessi e tensioni interne alla maggioranza. Quello che doveva essere un taglio netto ai costi delle dieci Municipalità cittadine si è trasformato in un intervento molto più contenuto, pari a 1,6 milioni di euro, al termine di una seduta segnata da divisioni politiche, scontri interni e una mediazione finale imposta dall’alto.
La discussione sulla delibera n. 450 si è svolta in un clima di forte tensione. Le liti all’interno della maggioranza, tra consiglieri e assessori, e le differenti visioni sull’impianto del provvedimento hanno inciso in modo determinante sull’esito finale. La seduta, protrattasi fino a tarda sera, ha restituito l’immagine di un’Amministrazione in difficoltà nel portare fino in fondo una riforma annunciata come strutturale per il contenimento dei costi delle Municipalità.
Il testo approvato a maggioranza avvia il percorso di modifica dello Statuto, del regolamento per l’elezione e del regolamento delle Municipalità, intervenendo sulla composizione degli organi e sui relativi trattamenti economici. Tuttavia, l’impianto originario è stato progressivamente ridimensionato per evitare ulteriori spaccature interne alla coalizione.
Dal taglio annunciato alla mediazione sui gettoni
Il punto più controverso del provvedimento ha riguardato il tetto massimo dei gettoni di presenza dei consiglieri municipali. La proposta iniziale contenuta nella delibera firmata da Teresa Armato e Pier Paolo Baretta prevedeva una riduzione secca dagli attuali 30 a 20 gettoni mensili, misura che avrebbe garantito un risparmio ben più consistente sui costi delle Municipalità.
Le resistenze emerse in maggioranza hanno però imposto una mediazione al ribasso. L’emendamento approvato ha fissato il tetto a 22 gettoni mensili, certificando il ridimensionamento dell’intervento. Resta confermato il gettone dei consiglieri municipali al 50% di quello dei consiglieri comunali, ma il compromesso ha inciso direttamente sulla portata economica complessiva della riforma.
Riduzione degli organi delle Municipalità
La delibera prevede anche una revisione della struttura degli organi municipali. Il numero dei componenti dei Consigli di ciascuna Municipalità viene ridotto da 30 a 24 consiglieri. Le Giunte municipali saranno composte dal Presidente e da due soli assessori, uno dei quali con funzioni di Vicepresidente, rispetto ai quattro previsti in precedenza.
Viene inoltre abrogata la possibilità per i consiglieri municipali di trasformare i gettoni di presenza in indennità di funzione. Sul piano economico, l’indennità del Presidente di Municipalità è fissata al 50% di quella degli assessori comunali, mentre quella degli assessori e del Vicepresidente è pari al 50% di quella del Presidente.
Tempi di entrata in vigore e quorum mancato
Le modifiche relative al numero dei componenti degli organi municipali entreranno in vigore con il prossimo rinnovo previsto nel 2027. Le variazioni sui trattamenti economici scatteranno invece dalla data di esecutività delle modifiche statutarie, mentre la riduzione dei gettoni di presenza sarà operativa entro 15 giorni dalla pubblicazione della delibera consiliare.
Tuttavia, il cuore del provvedimento incide sullo Statuto comunale e richiede una maggioranza qualificata dei due terzi dell’assemblea, quorum che non è stato raggiunto nella seduta. L’iter prevede quindi un ulteriore passaggio, come stabilito dall’articolo 6 del Testo unico degli enti locali, per la conferma definitiva del nuovo assetto delle Municipalità.
L’intervento del sindaco per ricucire la maggioranza
Di fronte a una maggioranza lacerata, è stato necessario l’intervento diretto del sindaco in aula per tirare le fila e arrivare a un accordo. Un passaggio che ha messo in evidenza le difficoltà politiche dell’Amministrazione e la necessità di ricorrere a una mediazione che ha svuotato l’ambizione iniziale del taglio ai costi delle Municipalità.
La protesta di Forza Italia e l’abbandono dell’aula
Durissima la presa di posizione dei consiglieri municipali di Forza Italia Iris Savastano, Salvatore Guangi e Demetrio Paipais, che hanno deciso di abbandonare l’aula durante la discussione sulla delibera. «Abbiamo deciso di abbandonare l’aula del Consiglio comunale in occasione della discussione sulla delibera n. 450, condividendone sì la necessità del taglio dei costi alla politica ma non condividendone l’impostazione politica e il metodo adottato».
«Condividiamo pienamente l’importanza e la necessità di ridurre i costi – spiegano – tuttavia riteniamo che tali tagli debbano essere effettuati secondo logiche meritocratiche e non politiche». I consiglieri ricordano le oltre sei ore di discussione a porte chiuse e la proposta alternativa presentata, che prevedeva «una riduzione ad horas di quasi due milioni di euro», il mantenimento invariato del numero dei consiglieri, l’aumento a 25 gettoni di presenza e «un taglio netto e significativo dei compensi di presidente, vicepresidente e assessori».
Secondo Forza Italia, «ancora una volta si è scelto di tutelare i nominati, tra vicepresidenti e assessori, a discapito dei consiglieri eletti», penalizzando chi opera quotidianamente sul territorio. «A queste condizioni non ci stiamo», concludono.
Un taglio ridimensionato per le Municipalità
Il risultato finale è una riforma che, pur inserendosi nel percorso di riequilibrio economico-finanziario pluriennale del Comune di Napoli, perde gran parte della sua forza iniziale. Il taglio ai costi delle dieci Municipalità, annunciato come epocale, si ferma a una cifra ben lontana dalle aspettative, lasciando emergere le crepe di una maggioranza divisa e di una guida politica costretta a continui compromessi.




