Il sindaco di Benevento: Derby tra Napoli e Salerno a prendersi tutto
Il giorno dopo l’elezione del nuovo presidente del Consiglio regionale della Campania, Massimiliano Manfredi, dei vicepresidenti, dei questori e dei segretari, nel centrosinistra campano esplode la rabbia degli scontenti.
Una tensione che investe l’area che dovrebbe essere compatta attorno al presidente della Regione Roberto Fico e che emerge dalle parole di Clemente Mastella, sindaco di Benevento e leader di Noi di Centro, intervistato da Antonio Di Costanzo per «Repubblica Napoli», mentre segue dall’estero l’insediamento dell’assemblea. Il giudizio è durissimo: «Si stanno fottendo tutto. Altro che Cencelli: oggi sarebbe un eroe nazionale». Una presa di posizione che fotografa il clima di scontento maturato subito dopo la definizione dei nuovi assetti istituzionali.
La crisi interna al Pd campano
Mastella chiarisce che il bersaglio non è il governatore. «Non con lui. La crisi è nel Pd campano. Basta vedere i franchi tiratori sull’elezione del presidente: la minoranza lo ha votato, ma non tutta la maggioranza». Secondo il leader di Noi di Centro, le difficoltà interne al Partito democratico finiscono per ricadere sugli alleati. «Litigano tra di loro e riversano le difficoltà sugli altri. Così il campo largo si restringe e la gente dell’area moderata non va più ai seggi».
Al centro delle critiche c’è il metodo con cui è stata indicata la guida del Consiglio regionale. «Le pare normale che ai nostri cinque consiglieri nessuno ha comunicato la scelta di Massimiliano Manfredi a presidente dell’assemblea? Li ho avvisati io che sono all’estero». Mastella parla di «maleducazione politica tra alleati» e di «una arroganza inutile e dannosa», evidenziando una contraddizione nei rapporti con il Pd. «A Benevento ho un Pd che mi fa la guerra e a Napoli ci vogliono alleati, muti e sottomessi. Non è la mia storia».
Il caso Casa Riformista e il nodo delle commissioni
Il dissenso si è tradotto nella decisione di Casa Riformista, area che comprende i renziani e i mastelliani, di non partecipare al voto sui vicepresidenti. «Hanno eletto lealmente Massimiliano Manfredi, che lo meritava, poi sono usciti dall’aula. So che hanno sentito anche Renzi e siamo d’accordo». Mastella rivendica il peso del gruppo. «Rappresentiamo il terzo gruppo del consiglio della Campania, non siamo una appendice». Il punto critico resta l’assegnazione delle commissioni. «C’erano due o tre presidenze di commissione da assegnare. Se ne escono con un questore. È una cosa che non sta in piedi».
Alla domanda sul ritorno del cosiddetto metodo Mastella, la risposta è netta. «Sì, se con metodo Mastella si intende quello della vecchia buona politica». E lancia un avvertimento alla maggioranza. «Se non rispetti i tuoi alleati e te ne strafotti di loro, non gli dici neanche chi votare».
Un avvio di legislatura giudicato negativo
Il bilancio dei primi giorni è severo. «Si è partiti malissimo». Mastella ricorda che Fico era ancora in aula senza una giunta definita. «Siamo davanti a un ritardo clamoroso. È una cosa che stona, che lacera il rapporto con la gente». Da qui l’interrogativo sul consenso. «Così vogliono recuperare i voti? Come sperano di riportare la gente ai seggi?».
Sulle rassicurazioni del presidente della Regione dedicate alle aree interne, tema centrale per Noi di Centro, Mastella resta scettico. «Le aree interne possono essere come la Trinità. Io ci credo, per alcuni sono parole evanescenti». E aggiunge: «La realtà è che c’è un derby tra Napoli e Salerno a prendersi tutto».
Infine, il sindaco di Benevento torna sia sul mancato ingresso del figlio in giunta sia sull’elezione del fratello del sindaco di Napoli alla guida del Consiglio regionale. «Non condivido la decisione di non portare in giunta gli eletti e i candidati, ma l’ho accetta anche se è stata comunicata post voto». Quanto al tema dei legami familiari: «Che è un problema mediatico. Quando ci sono altri figli, mogli e parenti vari non c’è problema: solo mio figlio diventa mediaticamente rilevante».
Giunta ancora in stallo
A fare da sfondo allo scontro politico, restano le trattative per la composizione della giunta regionale, che procedono a rilento. Un ritardo che viene osservato con crescente attenzione all’interno della maggioranza. Per molti, tuttavia, un passaggio appare già scontato: l’ingresso di Fulvio Bonavitacola, fedelissimo di Vincenzo De Luca e per dieci anni vicepresidente della Regione, con una delega alle attività produttive. Bonavitacola, iscritto al Pd, entrerebbe però in quota «A Testa alta», scompaginando tutti i piani. Un nome inviso a larga parte dei Dem e del centrosinistra




