L’obiettivo è chiudere in 4 mesi
Ora tocca a Michael Flacks. Il miliardario di Manchester annuncia su LinkedIn di avere «raggiunto un accordo con il governo italiano per l’acquisizione dell’acciaieria ex Ilva, il più grande impianto siderurgico integrato d’Europa». Fonti vicini al dossier precisano che al momento è iniziata una trattativa in esclusiva serrata del gruppo Flacks con i commissari di Ilva e di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria.
I manager hanno infatti ottenuto il via libera dei rispettivi comitati di sorveglianza all’avvio della trattativa. L’eventuale intesa sarà poi sottoposta al governo per la decisione finale. L’obiettivo del ministro delle Imprese, Adolfo Urso, è di chiudere l’operazione entro il primo quadrimestre 2026.
Tra i punti da definire c’è il ruolo dello Stato a cui l’investitore britannico propone una quota del 40%. L’offerta di acquisto è del valore simbolico di un euro, ma sono previsti 5 miliardi di investimenti per il rilancio e in mantenimento dell’occupazione di oltre 8 mila lavoratori. «Questa transazione mette al primo posto le persone. Il nostro obiettivo è investire a lungo termine, modernizzare in modo responsabile e garantire un futuro duraturo a questo storico stabilimento siderurgico», dichiara Flacks. L’unica altra offerta pervenuta per l’intero perimetro degli impianti del siderurgico è quella del gruppo Bedrock.
Il dissequestro dell’altoforno 1
Dalla Procura di Taranto è intanto arrivato un nuovo no alla richiesta di dissequestro dell’altoforno 1, fermo dallo scorso maggio dopo un incendio. Da allora l’acciaieria pugliese funziona con un solo altoforno, il 4, con capacità produttive ridotte. La preoccupazione dei sindacati è di conseguenza molto alta, anche perché appare slittato il riavvio dell’altoforno 2, atteso per il 31 dicembre. I dipendenti in cigs a Taranto sono attesi invece salire a 6.000 dal gennaio prossimo su circa 8 mila addetti totali.
Flacks: ex Ilva «unica nel suo genere»
Flacks ha costruito la sua fortuna, dopo aver abbandonato gli studi, rilevando e rilanciando aziende in difficoltà e ha raggiunto nel 2025 un patrimonio personale stimato in 1,68 miliardi di sterline (circa 1,93 miliardi di euro). «Non compro aziende redditizie. Ho comprato edifici fatiscenti e li ho trasformati in oro. È tutto ciò che ho sempre fatto», dichiara immediatamente l’investitore in una recente intervista a Bloomberg, dove definisce l’ex Ilva «unica nel suo genere».
«Non si può arrivare e costruire un’acciaieria di queste dimensioni. E non è possibile importarne una dalla Cina», aggiunge l’imprenditore spiegando di non essere preoccupato dalla questione ambientale. Il suo piano dovrà ora essere illustrato ai sindacati e al governo. La convocazione a Palazzo Chigi non è ancora stata annunciata.
La preoccupazione dei sindacati
Uno scenario che allarma i sindacati. «Non lasceremo il destino di 20mila lavoratori nelle mani di un fondo di investimento. È fondamentale un ruolo centrale dello Stato», dichiara il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella.
«È inaccettabile che le trattative avvengano con fondi speculativi alle spalle dei lavoratori. Ora più che mai è necessaria la costituzione di una società a maggioranza pubblica al fine di garantire la continuità industriale per la decarbonizzazzione e l’occupazione», dichiara il coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom Cgil, Loris Scarpa. «Non ci appassioniamo al nome del soggetto che inizierà la trattativa», sottolinea il segretario nazionale della Fim Cisl, Valerio D’Alò, chiedendo di ragionare di piani e non di nomi, di rilancio produttivo, di decarbonizzazione, di occupazione per tutti i lavoratori».




