Dietro le luci soffuse dei centri massaggi: 4 condanne nel Salernitano

Inflitte pene per un totale di 10 anni e 8 mesi

Le luci erano basse, l’atmosfera studiata per evocare relax e benessere. Ma dietro quelle porte, secondo la ricostruzione giudiziaria, si nascondeva ben altro. Si chiude con quattro condanne il processo che ha svelato un giro di prostituzione camuffato da attività di massaggi tra il Salernitano e l’area vesuviana. Il tribunale ha riconosciuto la responsabilità di tre imputati, accusati di fatti avvenuti tra Pompei e Scafati, condannandoli a tre anni di reclusione ciascuno. Per una quarta imputata, domiciliata a Baronissi, è stata invece inflitta una condanna a un anno e otto mesi di reclusione, con pena sospesa.

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Una decisione che mette il punto finale a un’inchiesta complessa, durata mesi, partita da segnalazioni su movimenti insoliti e presenze continue in locali ufficialmente dedicati al benessere della persona. Gli investigatori, coordinati dalla Procura di Nocera Inferiore, hanno iniziato a osservare da vicino quei centri massaggi dove il via vai di clienti non sembrava compatibile con la normale attività dichiarata. Da lì, passo dopo passo, è emerso un sistema organizzato che, secondo l’accusa, offriva prestazioni sessuali a pagamento, nascoste dietro trattamenti apparentemente regolari.

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Gli annunci pubblicati online

Un ruolo centrale, nella ricostruzione dell’inchiesta, lo hanno avuto anche il web e i canali digitali. Gli annunci, pubblicati su siti internet e piattaforme online, parlavano in modo allusivo ma chiaro a una clientela selezionata, suggerendo servizi che andavano ben oltre il semplice massaggio. Le indagini hanno portato a controlli mirati, perquisizioni e sequestri. Computer, telefoni e documentazione sono finiti sotto la lente degli inquirenti per ricostruire l’organizzazione dell’attività. Durante le operazioni è stato sequestrato anche denaro contante, ritenuto frutto dell’attività illecita.

In aula è emersa l’immagine di una struttura ben definita, con ruoli precisi e tariffe variabili in base alle prestazioni richieste. Un sistema che, secondo i giudici, non lasciava spazio all’improvvisazione. Le pene inflitte sono risultate più contenute rispetto alle richieste iniziali della Procura, ma la sentenza di primo grado ha confermato l’impianto accusatorio per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Una vicenda che riaccende i riflettori su un fenomeno diffuso e difficile da contrastare, quello dei centri massaggi usati come copertura per attività illegali, e che continua a rappresentare una sfida costante per le forze dell’ordine e la magistratura.

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