Sport di base, un sistema di incentivi e benefit per una crescita reale del movimento

Serve un cambio di paradigma per l’Italia

Visto che Napoli sarà Capitale Europea dello Sport nel 2026, mi auguro davvero che la classe dirigente di questa città e del Paese sappia cogliere fino in fondo questa occasione storica. Non si tratta soltanto di sport in senso stretto o di impiantistica, ma di una visione complessiva capace di diventare un vero volano di cambiamento e un cambio di paradigma per l’Italia.

Questo è un grido di allarme che non può più essere ignorato e chiama in causa direttamente il ministro dello Sport, Andrea Abodi, e il ministro dell’Economia e delle Finanze. Lo sport non vive solo nei circoli più prestigiosi o nei grandi centri pluripremiati, ma soprattutto nelle province, nei quartieri difficili, nei campi polverosi dove ogni giorno associazioni e dirigenti tengono in piedi un presidio sociale fondamentale.

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Il valore educativo e sociale dello sport di base

Numerosi studi internazionali dimostrano che i ragazzi che praticano sport con continuità sviluppano una maggiore attenzione allo studio, minori tassi di abbandono scolastico e una riduzione significativa dei comportamenti a rischio. Nei Paesi europei che investono seriamente nello sport di base si registrano, nel medio periodo, minori costi sanitari e sociali e una maggiore coesione civile. Lo sport è condivisione, relazione, rispetto delle regole, educazione civica e interscambio culturale, ed è uno strumento potentissimo di prevenzione sociale.

Eppure oggi tutto questo rischia di crollare, perché il peso economico grava quasi interamente sulle famiglie. Al Sud questo limite è ancora più evidente a causa di un ritardo strutturale, culturale, infrastrutturale ed economico. È impensabile continuare così. Se vogliamo davvero che lo sport diventi un motore di sviluppo, deve intervenire lo Stato in maniera forte, strutturata e continuativa. Lo sport di base, da solo, non riesce più a sostenersi e migliaia di piccole associazioni stanno morendo nel silenzio generale.

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Sponsorizzazioni e benefici fiscali per salvare lo sport minore

È necessario rilanciare con decisione il sistema delle sponsorizzazioni allo sport minore, introducendo benefici fiscali reali e convenienti per le aziende, sul modello di quanto già avviene nelle ZES con il credito d’imposta. Le sponsorizzazioni non servirebbero solo a coprire i costi, ma permetterebbero alle società di diventare più professionali, di investire sul capitale umano e di creare nuove figure professionali, come preparatori mentali, mental coach, educatori sportivi e formatori. Questo significherebbe strutture più solide, una maggiore qualità del lavoro e una crescita complessiva di tutto il movimento.

Con risorse adeguate sarebbe possibile incrementare i tornei fuori regione e, perché no, anche fuori nazione. L’interscambio culturale e il confronto continuo diventerebbero la base per alimentare nei ragazzi quella voglia sana di crescere attraverso la competizione, il rispetto e il merito. Esperienze che aprono la mente, rafforzano l’autostima e allontanano i giovani dall’isolamento e dall’abuso dei dispositivi tecnologici che oggi, in troppi casi, stanno compromettendo il loro equilibrio psicologico e relazionale.

Non sarebbe un costo, ma un investimento che rientrerebbe rapidamente, riducendo negli anni le spese per sanità, carceri, disagio sociale, case famiglia, rieducazione civile, CPA e aumentando cultura, educazione e senso di appartenenza.

Da Caivano a un modello nazionale replicabile

La grande intuizione del governo con l’intervento su Caivano non deve diventare una cattedrale nel deserto. Oggi bisogna guardare avanti, e ancora più avanti, perché il mondo cambia alla velocità della luce. Caivano deve essere l’inizio di un modello replicabile, diffuso e strutturale, che metta lo sport al centro delle politiche pubbliche, soprattutto nei territori più fragili.

L’invito al ministro Abodi è stato spedito e si auspica che venga accolto per un confronto cordiale e concreto su una proposta che nasce dal basso e dalla realtà quotidiana. Napoli capitale dello sport non deve essere una passerella, ma uno spartiacque capace di dare respiro ai dirigenti sportivi che oggi fanno salti mortali per tenere in vita squadre, campionati ed eventi, e di trasformare lo sport di base in una vera infrastruttura sociale, economica e culturale del Paese.

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