La leadership fragile di Schlein travolta dai suoi «padri nobili»

Conte le insidia la guida del centrosinistra mentre il Pd si frattura

Il mancato abbraccio con Massimo D’Alema e la sferzata di Romano Prodi rappresentano due segnali chiari: per Elly Schlein non è un periodo semplice. Le figure storiche del Partito Democratico continuano a mostrarsi più rigide che indulgenti nei confronti della segretaria, mentre fuori dal partito la competizione con Giuseppe Conte per la guida del centrosinistra rimane ben visibile.

Un profilo “istituzionale” che non convince

Schlein tenta di adottare un approccio più istituzionale nella propria azione politica. Non mancano gli attacchi all’esecutivo, come confermato dalla battaglia alla Camera sul ddl Valditara. Allo stesso tempo, la leader dem ha rivendicato il lavoro condiviso con Giorgia Meloni sul tema del libero consenso, pubblicando anche una fotografia d’archivio del loro saluto ufficiale. Un gesto che sembra voler suggerire un atteggiamento più compatibile con le ambizioni di governo.

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Il messaggio arriva nello stesso contesto in cui esplode la discussione sulla proposta di una tassa sui patrimoni sopra i due milioni di euro, lanciata da Maurizio Landini ma respinta dal presidente del M5s Giuseppe Conte. Quest’ultimo teme la fuga degli investitori e rilancia un programma che prevede tagli alle spese militari e interventi sugli extraprofitti di banche, assicurazioni, giganti digitali e settore energetico. A ciò si aggiunge la sua presenza al battesimo del progetto centrista di Alessandro Onorato insieme al sindaco Gaetano Manfredi, segnale di una strategia politica molto articolata.

Conte, nel presentare gli emendamenti del M5s alla manovra, insiste poi sull’ampliamento della no tax area a 20 mila euro, rafforzando così il profilo sociale del suo movimento. Il duello per la leadership del centrosinistra resta quindi aperto.

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La bocciatura pesante del Professore

A complicare ulteriormente la posizione della segretaria dem interviene Romano Prodi. Il fondatore dell’Ulivo non usa formule morbide: «La mia preoccupazione è che una parte dell’elettorato si allontani dal centrosinistra perché ritiene che dall’opposizione arrivi una lettura troppo ristretta della società, non sufficiente per un’alternativa concreta di governo. Ed è già tardi perché siamo oltre metà legislatura».

Il Professore critica anche il modello Mamdami scelto da Schlein dopo la vittoria dei dem a New York, ritenendolo inadatto per il Pd. Secondo lui serve un «riformismo fatto di cose concrete». Per Prodi, inoltre, il vero segnale politico proveniente dagli Stati Uniti è rappresentato dal successo delle governatrici democratiche di Virginia e New Jersey, esponenti dell’area moderata e particolarmente apprezzate dai riformisti italiani.

La freddezza con D’Alema e i nuovi moniti

Un altro episodio significativo riguarda l’incontro con D’Alema, segnato da una distanza evidente. Seduti allo stesso tavolo insieme a Landini, Schlein e l’ex premier si scambiano soltanto un saluto rapido. D’Alema, intervenendo, dispensa consigli mirati: invita a coinvolgere nel progetto alternativo alla destra il mondo della cultura, pronto – a suo dire – a mobilitarsi, e richiama i partiti del campo largo ad abbandonare ogni tentazione egemonica. «Si perde e si vince insieme: l’egemonia del partito dentro una visione egemonica ha un valore relativo», osserva.

La risposta prudente della segretaria

Schlein prova comunque a difendere la propria linea. Illustrando gli emendamenti congiunti delle opposizioni alla manovra, evita l’attacco diretto alla maggioranza e punta invece a presentare il contributo delle forze alternative per migliorare la legge di bilancio.

«Abbiamo presentato 16 emendamenti condivisi per aumentare la coesione sociale», afferma: «Daremo quindi il nostro contributo per riuscire a migliorare una manovra che non ha respiro, che è di austerità e che purtroppo non accresce lo sviluppo del Paese e vede aumentare soltanto le diseguaglianze». Un tono più istituzionale, certo. Ma tra le critiche di Prodi, la distanza con D’Alema e la sfida diretta con Conte, la guida di Schlein appare tutt’altro che solida.

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