Chiara Jaconis: chiusa l’inchiesta, i genitori del 13enne rischiano il processo

La Procura accusa la coppia di cooperazione in omicidio colposo

La tragica morte di Chiara Jaconis, la turista padovana di 30 anni colpita a morte da un oggetto caduto dall’alto mentre passeggiava nel cuore dei Quartieri Spagnoli di Napoli, potrebbe presto approdare in aula. La Procura di Napoli, riporta Dario Del Porto su «Repubblica», ha infatti chiuso le indagini con due persone iscritte nel registro degli indagati: i genitori del tredicenne che, secondo gli investigatori, avrebbe materialmente lanciato le statuette dal balcone di casa.

L’inchiesta, aperta dopo il drammatico episodio del 15 settembre 2024 in via Santa Teresella agli Spagnoli, si concentra su una ricostruzione ritenuta ormai solida dagli inquirenti: a scagliare gli oggetti sarebbe stato il ragazzino, residente in uno degli edifici che si affacciano sul tratto di strada dove avvenne la tragedia. La Procura minorile ha chiesto l’archiviazione per il tredicenne, considerato non imputabile per età, e ha fissato l’udienza il 6 novembre prossimo.

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Le accuse ai genitori

Ma per la Procura ordinaria la vicenda non è affatto chiusa. I pm Raffaele Barela, Ciro Capasso e Vincenzo Piscitelli ipotizzano per i genitori il reato di cooperazione in omicidio colposo. La coppia, due stimati professionisti, ha sempre negato ogni coinvolgimento, ribadendo che la famiglia non ha alcuna responsabilità.

Secondo l’accusa, invece, i genitori erano consapevoli che in passato il figlio aveva già lanciato dal balcone telecomandi e tablet, e avrebbero dovuto adottare misure di sicurezza più rigide. Gli infissi erano chiusi con inferriate e chiavistelli, ma – sostengono gli inquirenti – non abbastanza da impedire il gesto che costò la vita alla giovane turista.

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Gli oggetti lanciati dal balcone

Dalle indagini è emerso che quel pomeriggio furono gettati due manufatti ornamentali, non uno solo: una statuetta raffigurante il faraone Akhenaton, del peso di 2,2 chilogrammi, e un busto della regina Nefertiti, di 4,6 chilogrammi. Entrambi si frantumarono al suolo, rendendo impossibile stabilire quale dei due abbia colpito Chiara Jaconis. Gli investigatori ritengono comunque che siano stati lanciati proprio da quel balcone.

Le prossime mosse della difesa

Ora tocca alla difesa decidere come muoversi. Gli avvocati dei genitori hanno venti giorni per chiedere interrogatori, depositare memorie difensive o sollecitare ulteriori accertamenti. Solo dopo questo passaggio i magistrati stabiliranno se chiedere o meno il rinvio a giudizio.

Nel frattempo, i familiari di Chiara Jaconis continuano a chiedere che emerga tutta la verità. In più occasioni, durante l’ultimo anno, hanno rivolto appelli pubblici per chiarire ogni dettaglio della vicenda. I coniugi indagati, però, hanno sempre negato di riconoscere nelle immagini e nei frammenti recuperati in strada gli oggetti presenti nella loro abitazione. Hanno inoltre ribadito che il balcone da cui sarebbe partito il lancio era chiuso e inutilizzato da tempo.

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