Global Sumud Flotilla, tra ombre e dossier: il giallo dei legami con Hamas

Mattarella: accogliete la disponibilità del Patriarcato di Gerusalemme

Le vele della Global Sumud Flotilla continuano a destare più interrogativi che certezze. Partita dall’Italia l’11 settembre dal porto di Siracusa, la flottiglia che dichiara di voler rompere il blocco di Gaza per portare aiuti umanitari si trova ora al centro di uno scontro politico e diplomatico acceso, alimentato da nuove rivelazioni che ne mettono in discussione la reale natura.

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Un dossier elaborato dai servizi israeliani e diffuso nei giorni scorsi ricostruisce i canali finanziari e organizzativi della missione, arrivando a una conclusione netta: dietro l’iniziativa si nasconderebbe Hamas. Il documento individua tra i promotori figure già note per la loro vicinanza al movimento islamista, come Saif Abu Kashek, membro del PCPA e legato a una società spagnola considerata copertura, e Zaher Birawi, definito da Israele «operativo di Hamas in Europa» sin dal 2012 e noto per la sua lunga attività contro il blocco navale di Gaza.

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Un secondo rapporto, Waves of Hate: The Terror Flotilla, approfondisce ulteriormente la rete di contatti: oltre ad Abu Kashek, spiccano i nomi di Yahia Sarri, religioso algerino dei Fratelli Musulmani collegato a Hamas, del malese Muhammad Nadir al-Nuri, finanziatore di iniziative sotto controllo di Hamas, e di attivisti come Marouan Ben Guettaia e Wael Nawar, ripetutamente fotografati a incontri con esponenti di Hamas, Jihad Islamica e Hezbollah.

Secondo Gerusalemme, dunque, non si tratta di un convoglio di solidarietà ma di una provocazione coordinata, condotta senza autorizzazione e in violazione del diritto internazionale, con l’obiettivo politico e simbolico di sfidare il blocco navale imposto su Gaza. A sostegno della propria posizione, Israele cita i dati sugli aiuti già transitati nella Striscia: solo nell’ultima settimana, 1.700 camion di beni umanitari sono entrati attraverso i valichi terrestri, mentre centinaia di pazienti sono stati evacuati per ricevere cure all’estero. Da qui l’offerta di far attraccare le navi a Ashkelon per un trasferimento sicuro dei materiali, rifiutata però dagli organizzatori.

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Le reazioni politiche italiane

La vicenda ha inevitabilmente investito anche la politica italiana. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ribadito la necessità di tutelare i cittadini italiani a bordo ma ha chiarito che, in acque israeliane, la sicurezza non può essere garantita. La fregata Alpino si è già posizionata in prossimità della Flotilla, dopo l’avvicendamento con la Fasan. Più netto il giudizio della premier Giorgia Meloni, che da New York ha definito l’iniziativa “una provocazione irresponsabile”: «Non stiamo parlando di giochi, ma di sicurezza nazionale e internazionale».

Diversa la posizione del fronte sindacale: il leader della Cgil, Maurizio Landini, ha minacciato lo sciopero generale nel caso di un nuovo attacco contro la Flotilla, denunciando l’atteggiamento del governo italiano e chiedendo il riconoscimento dello Stato palestinese.

Un appello alla prudenza arriva invece dal Quirinale. Il presidente Sergio Mattarella ha invitato i partecipanti a valutare la disponibilità offerta dal Patriarcato Latino di Gerusalemme per garantire la consegna in sicurezza degli aiuti, evitando rischi e nuove tensioni. La portavoce italiana della Flotilla, Maria Elena Delia, ribadisce la volontà di proseguire verso Gaza: «Non siamo noi a dover cambiare rotta. Siamo dalla parte della legalità e chiediamo il rispetto del diritto internazionale».

Il confronto resta aperto, ma intanto i dossier israeliani – corroborati da anni di monitoraggio e incroci di intelligence – alimentano dubbi sempre più fitti: la Global Sumud Flotilla è davvero un’operazione di solidarietà o, come sostiene Gerusalemme, un ingranaggio della strategia di Hamas?

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