Processo al clan Moccia: gli avvocati protestano contro l’accelerazione

Per i legali si rischia di «compromettere il diritto di difesa»

Avvocati napoletani sul piede di guerra dopo l’accelerazione impressa al processo che vede imputati diversi componenti della famiglia Moccia di Afragola, in provincia di Napoli, ritenuta dalla Procura a capo di una potente organizzazione malavitosa. In una nota congiunta, i presidenti del Consiglio dell’Ordine degli avvocati e della Camera Penale, auspicano l’adozione «dei correttivi necessari a tutelare il ruolo del difensore, primo baluardo delle libertà in ogni stato di diritto, riservandosi l’adozione di ogni ulteriore iniziativa per la tutela del diritto di difesa, precetto irrinunciabile che fonda il giusto processo, e del contraddittorio effettivo tra accusa e difesa».

A seguito del provvedimento di scarcerazione per decorrenza dei termini di custodia cautelare, il Tribunale, ha infatti stabilito un calendario, che, a partire dalla prossima settimana, prevede la celebrazione di circa 3-4 udienze settimanali fino alla fine del mese di novembre ed indica per alcune di queste l’esame di circa 20-30 testimoni, «rischiando di compromettere in modo irreparabile – dicono gli avvocati – il diritto di difesa».

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Le tappe della vicenda giudiziaria

Il presidente della Camera penale di Napoli Marco Muscariello e il presidente dell’Ordine degli avvocati partenopei Carmine Foreste, ricostruiscono, nel comunicato, tutte le tappe della vicenda giudiziaria e quelle che ritengono siano le cause dei ritardi sfociati nella scarcerazione di una quindicina di imputati per decorrenza dei termini di custodia cautelare.

«Il processo in questione, che si svolge presso il Tribunale di Napoli, è in fase dibattimentale da circa tre anni. I ritardi sono imputabili a una serie di evenienze che hanno compromesso la celere celebrazione del dibattimento», sostengono indicando tra le cause principali «l’incompetenza territoriale, in quanto l’erroneo inoltro del processo al Tribunale di Napoli Nord ha causato una perdita di tempo prezioso prima che gli atti venissero correttamente trasferiti al Tribunale di Napoli». Inoltre va considerato «l’esame dei testimoni prolungato, in quanto l’audizione di un solo testimone dell’accusa ha richiesto quasi due anni e decine di udienze, e il massiccio volume di atti, con oltre 66.000 pagine di intercettazioni e 15.000 pagine di verbali di collaboratori di giustizia, che hanno richiesto un tempo sproporzionato per la loro acquisizione e analisi».

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«Di contro, – si legge ancora nella nota – i difensori hanno consentito all’acquisizione di gran parte dei verbali dei collaboratori di giustizia, dimostrando la loro volontà di accelerare i tempi del processo». Per Muscariello e Foreste, dunque, questo «calendario accelerato» «imposto per evitare l’ennesimo cambio di collegio giudicante, mortifica il lavoro dei difensori e li pone nell’impossibilità di esercitare il proprio mandato in modo efficace, nonostante non sussistano questioni legate alla decorrenza dei termini di prescrizione». «La disparità di tempo concessa alla pubblica accusa per la raccolta delle prove e quella ora imposta alla difesa – concludono – viola questo principio».

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