Manovra, Giorgetti: Obiettivo taglio dell’Irpef e rottamazione, ma seguiamo le priorità

Famiglie, lavoratori e social card al centro delle misure

Taglio dell’Irpef e rottamazione restano l’obiettivo ma è necessario fare i conti con priorità e imprevisti. Per avere un quadro più chiaro delle misure che andranno a comporre la manovra, d’altronde, basterà aspettare «due settimane» quando si saprà qualcosa di più anche su un ipotetico contributo che il governo potrebbe chiedere alle banche. Il ministro dell’Economia Giorgetti in una lunga conversazione alla festa nazionale dell’Udc fa il punto, non solo sulla manovra, e valorizza la sua stella polare, quella del rigore.

Lanciando innanzitutto un messaggio ben chiaro: «Noi avevamo già usato prudenza nelle nostre stime, e quindi ci sentiamo di confermare le previsioni macroeconomiche che abbiamo fatto per questi anni». Una rassicurazione che arriva alla vigilia di una settimana che si chiuderà con il voto di Fitch sull’Italia e dal quale il ministro dice apertamente di aspettarsi buone sorprese, «un giudizio obiettivo rispetto alla realtà»; «passeremo bene l’esame», perché l’esaminato fa i compiti e «l’esaminatore fa il suo mestiere» e «non può non notare quello che tutti i mercati stanno notando».

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Diligenza e cautela insomma sono le carte su cui continuare a puntare e per sottolineare il concetto Giorgetti usa la metafora dell’automobile: «ogni tanto freno per garantire che la macchina arrivi sicura a destinazione».

Certo, pesano tutti gli impegni internazionali dovuti alla Difesa e al sostegno all’Ucraina che non sono gratis, ma sul fronte delle misure «sappiamo perfettamente quelle che sono le priorità e le seguiremo sempre rispondendo assolutamente a quelle che erano indicate sul nostro programma elettorale». «Abbiamo dimostrato con i fatti che siamo in grado di farlo». Giorgetti esclude quindi poi una manovra correttiva: «non c’è bisogno di correggere una rotta che già gli arbitri ci dicono essere quella rotta giusta».

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Il toto misure

E sottolinea l’obiettivo di tutelare le famiglie numerose e i lavoratori. Si guarda «alle spese che sono connesse al mantenimento del nucleo familiare a partire dalle spese scolastiche e non solo». Nel toto misure finora, oltre al taglio di 2 punti dal 35 al 33% dell’Irpef che peserebbe circa 4 miliardi e alla rottamazione, sulla cui ampiezza il viceministro Leo aveva frenato nei giorni scorsi, c’è il rinnovo per un altro anno della social card ‘Dedicata a te’ su cui per il 2025 il governo ha messo 500 milioni.

In pole position anche altre norme per famiglie e natalità, ancora tutte allo studio, ma che dovrebbero essere costruite sulla formula del ‘quoziente famigliare’. E dallo stesso palco dell’Udc, il vicepremier Matteo Salvini, ha chiesto esplicitamente una revisione dell’Isee per evitare che ‘i bonus vadano sempre agli stessi’. Dal Mimit inoltre si starebbe lavorando a un nuova Transizione 6.0 per le imprese ma al momento non c’è ancora un confronto su eventuali coperture.

Nei fatti il quadro delle risorse a disposizione inizierà a prendere forma dopo il 22 settembre, quando l’Istat diffonderà i conti economici nazionali: dati che il Tesoro attende per definire i numeri che andranno a comporre il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), che conterrà indicazioni anche sulle misure in manovra e che andrà presentato in Parlamento entro il 2 ottobre.

Ipotesi di intervento sulle banche

Ed è quello l’orizzonte di Giorgetti anche sul fronte di un ipotetico intervento sulle banche: «Nel lavoro di riduzione delle tasse c’è chi in qualche modo deve essere tutelato di più e chi forse meno tutele merita», dice. «Però queste sono valutazioni politiche e valutazioni saranno fatte soltanto quando avremo il quadro di priorità: basta aspettare due settimane. Non lo posso fare soltanto io perché non sono un dittatore finanziario. Io sono semplicemente un servitore di quella che è la volontà politica condivisa da parte dei leader dei partiti».

Sulla questione banche è tornato anche il vicepremier Antonio Tajani: «Non siamo favorevoli a tasse sugli extraprofitti che sono cose del regime comunista». «Pensiamo invece che le banche o comunque le altre imprese devono pagare le tasse e devono dare un contributo allo Stato e ai cittadini in base alle loro possibilità. Questo si può fare con un dialogo e non con la minaccia». Tajani è tornato a chiedere un taglio dei tassi alla Bce e sulla questione interviene anche Giorgetti: «La Bce fa esattamente quello che deve fare secondo il suo mandato prioritario che è la stabilità della moneta ma di fronte a questa nuova fase, probabilmente una riflessione trasparente è necessaria».

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