Delitto di Garlasco, è caccia all’identità di «ignoto 3»: dna sarà comparato con almeno 30 persone

Contaminazione o prova della presenza di un altro uomo?

Passare in rassegna il profilo genetico di una trentina, o quasi, di persone per stabilire se la traccia maschile isolata sulla garza usata come una sorta di tampone per prelevare il materiale biologico dalla bocca di Chiara Poggi sia una contaminazione o indichi la presenza di «ignoto 3». Dovrebbe essere questo il passo successivo dell’inchiesta della Procura di Pavia sul delitto di Garlasco e che ha acceso i fari su Andrea Sempio, l’amico del fratello della vittima, accusato di omicidio in concorso con una terza persona.

Dopo gli esiti dei nuovi esami sui cinque campioni prelevati durante l’autopsia dal palato, dalla lingua e dalle altre pareti della cavità orale della ragazza e che sono stati analizzati da Denise Albani, la genetista nominata dalla gip Daniela Garlaschelli nell’incidente probatorio, è necessario innanzitutto capire chi è venuto in contatto con quel pezzo di tessuto o con il corpo senza vita della 26enne.

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La conta va fatta tra coloro di cui è già disponibile il Dna e coloro a cui va prelevato: si va dai carabinieri che intervennero sulla scena del crimine e in sala autoptica, ai soccorritori (sebbene indossassero presidi di protezione) fino ai dipendenti delle pompe funebri.

Una schiera di addetti ai lavori su cui si dovrebbero concentrare gli approfondimenti dei pm – che non vogliono tralasciare nessuno – in vista dei test di confronto con quel profilo genetico.

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Che per alcuni tra i consulenti delle parti è «netto e con 22 marcatori» e per altri, come Marzio Capra incaricato dai Poggi, è una «sotto traccia» molto esigua e contaminata lasciata «in sede di sopralluogo o di autopsia o di trasporto, ispezione, maneggiamento e custodia» del cadavere di Chiara. Così mentre si attende una terza replica degli esami Dna in questione e il consolidamento su quelli già noti sul frammento del tappetino del bagno, si prevede una sorta di «caccia» al proprietario di quel cromosoma Y senza nome.

Contaminazione o presenza di un terzo uomo?

Lo scopo è far luce se su quella garza il profilo non identificato sia una contaminazione come lo è la firma inconsapevole di Ernesto Gabriele Ferrari, l’assistente di Marco Ballardini, il medico legale che nel 2007 effettuò l’autopsia.

Al quale la perita del giudice già lunedì ha chiesto delucidazioni sulla metodologia con cui ha raccolto il materiale biologico all’interno della bocca di Chiara: i motivi per cui è stato usato quel dischetto di tessuto, forse non sterile, e non un vero tampone, chi l’ha maneggiato, chi era con lui nella sala autoptica dell’obitorio di Vigevano (magari qualche ulteriore assistente), lo stato di conservazione delle pinze e dei ferri usati e altre delucidazioni che possano portare a persone di cui finora non si è mai saputo, che hanno avuto a che fare con quel corpo senza vita e martoriato dal suo assassino o, come ipotizzano i pm pavesi, dai suoi assassini.

Le ipotesi degli esperti

Già lunedì, Luciano Garofano, l’ex comandante del Ris e ora incaricato dalla difesa di Sempio, a proposito del profilo di «ignoto 3» ha specificato che sarebbe stato un mix tra quello di Ferrari e di un’altra persona sconosciuta. «La spiegazione più logica, e non di parte – ha sostenuto l’ex generale dell’Arma – è che sia una contaminazione che è avvenuta prima del prelievo. Quindi non esiste un secondo uomo: andranno di certo alla ricerca di un fantasma».

Infine, per una ulteriore conferma, la dottoressa Albani ha comunicato ai consulenti che partecipano all’incidente probatorio che su quel campione che porta il nome dell’assistente di Ballardini e di un secondo individuo sconosciuto effettuerà un’ultima prova esaurendo tutto il materiale disponibile. Ciò in considerazione del fatto che, tra tutte quelle realizzate sulla garza, il test in questione ha dato un esito di «maggior concentrazione maschile». Probabile una contaminazione, è il parere di molti. Ma nulla si può escludere.

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