Ex Ilva, tutti i nodi del rilancio: accordo di programma, Cig, Aia e investitori privati

Serve una soluzione sull’approvvigionamento del gas

Accordo di programma, ammortizzatori sociali, ingresso di nuovi investitori privati. La strada per tenere accese le luci dell’ex Ilva passa da questi snodi. Prosegue il confronto tra governo ed enti locali per trovare un’intesa sull’accordo di programma interistituzionale, predisposto dal Mimit e dal Mase, tappa fondamentale per ottenere la nuova Autorizzazione integrata ambientale e avviare il percorso di piena decarbonizzazione dell’acciaieria di Taranto.

Un confronto che, dopo l’ultima riunione, il ministero delle imprese e del Made in Italy ha definito «costruttivo e nel merito», manifestando «massima disponibilità a valutare e recepire le eventuali istanze che emergeranno dal territorio». L’invito agli enti locali è stato quello di avanzare le proprie proposte di modifica alla bozza di accordo. Parallelamente, al ministero del Lavoro, procede il tavolo sulla nuova istanza di cassa integrazione straordinaria che coinvolge 4.050 lavoratori, di cui 3.500 solo nel sito di Taranto. I sindacati hanno chiesto garanzie e tutele per i lavoratori, ma anche più certezze sulle prospettive e sulla ripartenza.

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I sindacati

«Pensare di scaricare i lavoratori alla cassa integrazione per noi è inaccettabile. Va costruita una prospettiva di ripartenza dell’azienda e vanno attivati percorsi di formazione», ha dichiarato il coordinatore nazionale siderurgia della Fiom Cgil, Loris Scarpa. Per il segretario nazionale della Uilm, Guglielmo Gambardella, «lo Stato deve intervenire con le risorse necessarie» e «quando ci sarà un rinnovo della Cig con un accordo sindacale le condizioni di miglior favore per i lavoratori devono essere riconfermate».

«C’è la forte volontà da parte ministeriale e aziendale di portare a conclusione un accordo, ed è quello che sentiamo anche noi perché va data copertura ai lavoratori», afferma il segretario nazionale della Fim Cisl, Valerio D’Alò, guardando già all’incontro di venerdì con il ministro Urso. Il prossimo tavolo sulla Cig è previsto invece per il 3 luglio. Restano le preoccupazioni dei sindacati sulla continuità produttiva.

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I nodi dell’ex Ilva

L’intenzione dell’azienda – hanno spiegato al termine del tavolo – è quella di far ripartire l’altoforno 2 entro dicembre 2025, prevedendo quindi fino a dicembre il proseguimento dell’attività con l’altoforno 4, per poi provvedere alla fermata ed effettuare le opportune manutenzioni. In sostanza, fino a febbraio 2026, si opererà con un solo altoforno, in attesa degli sviluppi sulla vicenda giudiziaria che riguarda l’altoforno 1. Palazzo Chigi intanto ha garantito le risorse per la continuità stanziando 200 milioni.

Resta aperto, poi, anche il fronte degli investitori, con Baku Steel in prima fila, seguito da Jindal e Bedrock. Secondo fonti vicine al dossier, Urso ha evidenziato la necessità di trovare una soluzione al problema dell’approvvigionamento del gas, che però è anche l’aspetto più controverso dell’intero accordo di programma visto che c’è opposizione all’arrivo della nave, soprattutto da parte del Comune di Taranto. Senza il via libera sul gas, è stato osservato, l’investimento degli azeri di Baku Steel nell’ex Ilva diverrebbe molto problematico.

Ma il nodo principale da sciogliere resta l’Aia, perché senza autorizzazione ambientale non si possono chiudere accordi né trasferire asset, alcuni dei quali si trovano ancora sotto sequestro giudiziario.

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