L’Unione Europea valuta nuove tasse per coprire i buchi del suo bilancio

Nel mirino anche benzina e riscaldamento domestico

Era stata accolta con il fiato corto già nel 2021, tra le critiche degli Stati membri, le paure di nuove rivolte popolari e i ricordi ancora vivi dei gilet gialli. Oggi, a distanza di anni, il cuore più esplosivo del pacchetto Fit for 55 torna al centro del dibattito Ue. Si tratta dell’Ets 2, il sistema rinnovato di scambio di emissioni approvato nel 2023 e che dal 2027 colpirà direttamente anche carburanti per auto private e riscaldamento domestico. Alcuni Stati ne chiedevano il rinvio, ma a quanto pare Bruxelles lo vorrebbe usare invece per rimpinguare le affaticate casse del Bilancio pluriennale dell’Ue.

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L’idea, rivelata dal Financial Times, sarebbe quella di dirottare una parte dei proventi del nuovo sistema per finanziare direttamente i conti del bilancio comune nel settennato 2028-2034. Una proposta è attesa da Palazzo Berlaymont a metà luglio. E con l’Ets 2 rischia di accendere nuove polemiche, perché quelle nuove risorse proprie, concordate ai tempi del Covid, erano destinate sulla carta a sostenere invece le famiglie vulnerabili attraverso gli 86,7 miliardi del Social Climate Fund. La posta è anche più alta.

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Secondo alcune stime, l’Ets 2 potrebbe fruttare fino a 705 miliardi dal 2027 al 2035, stimando un prezzo del carbonio a 149 euro per tonnellata, con previsioni di rincaro delle bollette fino al 41%. Proprio per questo le polemiche e le pressioni per un rinvio da Francia, Polonia e altri. Alcuni Stati non hanno neppure trasposto la direttiva, recepita in Italia nell’autunno scorso. La Commissione è però a caccia di nuove ‘risorse proprie’ per affrontare la necessità di circa altri 30 miliardi l’anno per il settennato: innanzitutto per rimborsare i bond emessi per finanziare il Recovery, ma anche per spese militari, e nuove priorità strategiche (serviranno fino a 27 miliardi l’anno solo per i rimborsi del Ngeu).

Le opzioni

Tra le opzioni in discussione ci sarebbero anche una tassa sul digitale, una tassa sui visti per turisti esenti, una sugar & salt tax sui cibi lavorati, ma anche un prelievo sui pacchi extra-Ue (già annunciato) e una stretta sul tabacco. Oggi entrate legate al clima già alimentano il bilancio comune: il meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera (Cbam) e il contributo sulla plastica non riciclata. La scorsa settimana in attesa della nuova proposta sul Qfp la Germania si è opposta a qualsiasi piano di «perpetuazione» dei bond dell’Ngeu.

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La politica italiana intanto alza il muro su nuove tasse: «un boomerang economico e sociale», secondo Pasquale Tridico del M5s; «una strategia politica tassa e spendi che farebbe impallidire Mario Monti», per la Lega. Mentre secondo Matteo Renzi «sembra quasi che i tecnocrati di Bruxelles si riuniscano per trovare le idee più stupide»

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