Riarmo Ue, la Germania forza il Patto di stabilità e chiede la deroga dei vincoli

Portogallo, Slovenia, Belgio, Bulgaria e Polonia i prossimi?

La Germania ha chiesto a Bruxelles la deroga ai vincoli del Patto di stabilità per avviare gli investimenti previsti nell’imponente piano di riarmo del Paese. La mossa di Berlino era attesa e conferma la svolta che il governo di Friedrich Merz ha voluto imprimere alla sua politica economica e di difesa «C’è bisogno di un esercito forte non per condurre una guerra ma per evitarla», ha scandito del resto il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier, a Bruxelles per i settant’anni dell’adesione della Germania alla Nato.

Berlino è quindi la prima capitale ad attivare per spese nella difesa la clausola ‘di salvaguardia’ prevista dalla governance economica Ue. L’esenzione varrà su investimenti fino a un massimo dell’1,5% del Pil all’anno e per quattro anni, aveva chiarito la Commissione Ue, chiedendo agli Stati di muoversi in maniera coordinata, presentando domanda sulle deroghe entro fine aprile. Portogallo e Slovenia hanno già detto di voler procedere, e sono ampiamente attese tra gli altri a breve anche le richieste di Belgio e Bulgaria e, probabilmente, della Polonia. Per ora, però, ha risposto ufficialmente solo la Germania, dato che, teoricamente, potrebbe indebolire la portata del piano di riarmo Ue.

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La Commissione ha però glissato sull’idea che sia un magro risultato, se non già un insuccesso: la deadline posta ai 27 è una «scadenza soft», ha ricordato un portavoce. Mancano insomma due giorni alla fine di aprile, e pochi giorni in più non fanno la differenza, è il ragionamento di Palazzo Berlaymont.

Gli Stati ad alto debito

Quando si tratta di spesa nell’Ue emergono le solite, enormi differenze tra i Paesi con spazio fiscale e non. Per gli Stati ad alto debito un aumento del deficit rischia di contrariare il mercato e far lievitare oltremodo il costo del debito. E soprattutto dopo i quattro anni dell’esenzione resterà comunque nuovo debito da tagliare.

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Così Spagna e Francia hanno già fatto sapere di non voler attivare alcuna clausola, e Madrid si è anche spesa nella proposta di un contro piano per finanziare il riarmo, con proposta molto analoga a quella del Meccanismo europeo per la difesa del think-tank Bruegel (acquisti congiunti con un veicolo creato da un accordo intergovernativo simile a quello del Mes), salvo aggiungerci il carattere transitorio e prevedere l’uso di debito comune. Sulla clausola è possibilista la Grecia, che pure ha già aumentato fortemente le spese nella difesa tra il 2022 e il 2024.

Italia attendista

Quanto all’Italia, fonti del Mef hanno confermato quanto anticipato nei giorni scorsi da Giancarlo Giorgetti: «L’Italia non ricorrerà alla sospensione della clausola di salvaguardia almeno fino al summit Nato di giugno». Quando, all’Aja, saranno più chiare anche le intenzioni di Donald Trump.

Tornando a Berlino, l’attivazione della clausola consentirà di aumentare gli investimenti nella sicurezza «senza compromettere la sostenibilità fiscale del Paese», ha spiegato un portavoce dal ministero delle Finanze. L’attesa a Bruxelles è comunque che la mossa dalla Germania faccia rompere gli indugi anche a molti altri Paesi.

L’iniziativa teutonica è stata rafforzata dalle parole di Steinmeier. «Una Germania male armata è oggi un pericolo maggiore per l’Europa di una Germania equipaggiata in modo forte», ha affermato il presidente. Rispetto al Patto di stabilità riformato lo scorso anno, va ricordato che Berlino non ha ancora presentato il piano strutturale pluriennale di bilancio (come Austria e Lituania) in attesa delle elezioni a febbraio e della formazione del nuovo governo. Potrebbero servire diverse settimane perché arrivi il Psb di Berlino, ma comunque la traiettoria di spesa partirà dal 2025 (è probabile che la Germania chieda l’estensione da 4 a 7 anni del piano)

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