Funivia del Faito, lo zio di Janan: «Vengano individuate le responsabilità»

Resta grave il fratello Thabet

«Auspico che vengano individuate le responsabilità. Non ci sono parole per questo dolore, ringrazio le Autorità italiane». È arrivato ieri sera in Italia Loei Arafat, lo zio della giovane farmacista arabo-israeliana Janan Suliman morta nell’incidente della funivia del Faito e del fratello Thabet, rimasto gravemente ferito e tuttora ricoverato in gravi condizioni all’ospedale del Mare di Napoli, entrambi coinvolti nel tragico incidente della funivia del Monte Faito che è costato la vita ad altre 3 persone.

Accompagnato dall’avvocato Hilarry Sedu, lo zio dei due giovani si è recato prima all’obitorio di Castellammare di Stabia e successivamente al commissariato di polizia. Loei Arafat ha spiegato di aver sentito i nipoti una settimana fa e che «i loro genitori non sono venuti in Italia perché sono rimasti accanto agli altri figli».

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«Non abbiamo ancora notizie certe». Lo ha detto, in relazione a un possibile data delle autopsie, l’avvocato Hillary Sedu. Ora, ha detto, bisogna «badare al superstite» – il 23enne Thabet – le cui condizioni «sono stabili nella loro gravità». «I medici e la Regione Campania hanno fatto cose straordinarie. Per questo la famiglia vuole ringraziare tutti», dice ancora. I sanitari stanno «profondendo ogni sforzo», conclude il legale, e poi «sarà importante la fase di accertamento delle responsabilità».

Il bollettino dell’Ospedale del Mare

Thabet, riferisce il bollettino dell’Ospedale del Mare, è stato sottoposto ad intervento di chirurgia ortopedica «e resta stabile nella sua gravità». La Tac cerebrale di questa mattina è sovrapponibile al controllo precedente, ma il giovane «resta intubato per la protezione delle vie aeree e supporto ventilatorio; attualmente ventilato meccanicamente in sedazione profonda, emodinamica stabile». «La prevista temporanea sospensione della sedazione per procedere alla valutazione dell’obiettività neurologica è rinviata a domani» fanno sapere i medici.

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