Trump sospende i dazi, l’Ue tira un sospiro di sollievo. E Meloni rilancia: «Zero per zero»

A Bruxelles sono sicuri: «ora può partire la trattativa»

Una mossa inaspettata, e per molti versi clamorosa, quella annunciata da Donald Trump: la sospensione dei dazi per 90 giorni nei confronti dei Paesi intenzionati a negoziare, inclusi quelli dell’Unione Europea. Una decisione che, a Washington, arriva mentre Giorgia Meloni si prepara a partire per gli Stati Uniti con un obiettivo ambizioso: ottenere l’eliminazione totale dei dazi incrociati. «Zero per zero», è la formula sulla quale la premier punta tutto. E nel frattempo a Bruxelles, 26 Paesi dell’Ue avevano approvato i controdazi per rispondere alle tariffe Usa su acciaio e alluminio. Ma alla decisione del tycoon di attendere 90 giorni il registro cambia: «ora può partire la trattativa».

La sospensione temporanea, benché accolta con sollievo, non cambia la portata della missione italiana di Giorgia Meloni. Anzi, rafforza la determinazione della premier, che andrà alla Casa Bianca «con la schiena dritta» per proporre un dialogo strutturato, sostenendo le posizioni dell’Unione Europea.

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Le polemiche sul linguaggio di Trump

Non sono mancate le polemiche, scatenate soprattutto dal linguaggio usato da Trump. «I leader pronti a baciarmi il culo», ha detto il tycoon durante una cena del Grand Old Party. Parole definite «abbastanza disgustose» da Matteo Salvini, mentre Antonio Tajani ha preferito glissare con un «other question?». Un confronto a tre tra Meloni e i due vicepremier, avvenuto poco prima del Consiglio dei ministri, avrebbe toccato anche questo punto.

Dal governo italiano arrivano però parole nette. Tajani ha chiarito che lo stile sopra le righe del presidente americano non cambia i programmi: «Andremo a trattare sostenendo le posizioni europee». Un messaggio necessario, anche per replicare alle perplessità espresse dal ministro francese dell’Industria Marc Ferracci, secondo cui trattative bilaterali rischierebbero di indebolire l’unità dell’Ue.

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Immediata la risposta dei ministri italiani. Tommaso Foti, responsabile per gli Affari europei, ha ricordato: «Rispetto e reciprocità, cari amici francesi. Non ci sono nazioni di serie A e nazioni di serie B». E Tajani ha sottolineato che anche Macron è stato ricevuto a Washington senza che nessuno sollevasse dubbi. Alla fine, Parigi ha fatto marcia indietro: «Tutte le voci che permettono un dialogo con gli Stati Uniti sono benvenute», ha detto la portavoce Sophie Primas.

Un riconoscimento implicito all’efficacia della linea italiana, che riceve anche l’endorsement di “Politico”: «Meloni è un ottimo emissario», scrive il portale, pur ricordando le difficoltà di negoziare con Trump. «Il suo buon rapporto con l’amministrazione Trump conterà poco a livello nazionale se non riuscirà ad ammorbidire la sua posizione sui dazi», osserva l’analisi.

Trump annuncia su Truth il congelamento dei dazi

Il colpo di scena americano arriva mentre la premier è in viaggio verso il Quirinale per la cena con i reali britannici. «Non si va più con il coltello alla gola», è il commento raccolto da alcuni suoi collaboratori. Ma resta la consapevolezza dell’imprevedibilità dell’interlocutore americano, e la necessità di mantenere alta l’attenzione. L’incontro con Trump è fissato per il 17 aprile, ma già il 16 Meloni sarà a Washington. Il giorno dopo tornerà a Roma, dove incontrerà anche il vicepresidente Usa J.D. Vance.

Il dietrofront di Trump è stato comunicato direttamente sulla piattaforma Truth: i dazi vengono sospesi per tre mesi per chi ha espresso disponibilità al dialogo, mentre resta la tariffa base del 10%. La Cina, invece, viene colpita duramente con tariffe fino al 125%, in risposta a misure ritorsive annunciate da Pechino.

Durante un intervento alla Casa Bianca, l’ex presidente ha affermato che la sua strategia «ha funzionato forse più rapidamente del previsto», ammettendo di aver visto «gente un po’ spaventata» dai dazi. Ha quindi dichiarato di voler perseguire «accordi equi con tutti i Paesi», Europa compresa.

Le pressioni interne e la svolta

Le pressioni interne hanno certamente influito sulla svolta: Wall Street, Silicon Valley, i donatori e parte del partito repubblicano hanno spinto per un ammorbidimento della linea, preoccupati anche dal crollo dei mercati e dalla perdita di fiducia nei bond statunitensi. La sospensione concede una finestra di trattativa, mentre il confronto con Pechino resta acceso.

Eppure, solo poche ore prima, Trump aveva ostentato sicurezza, usando toni irriverenti: «Vi assicuro che almeno 70 Paesi mi stanno chiamando per baciarmi il culo», ha detto, imitandone uno intento a supplicarlo. Poi, ha aggiunto: «So dannatamente bene quello che sto facendo». Parole contraddette solo il giorno dopo, quando ha sostenuto che gli Stati Uniti «sono contenti di incassare 2 miliardi al giorno» dai dazi.

Una posizione a tratti schizofrenica, che ha lasciato interdetti anche altri partner: il premier israeliano Netanyahu, primo leader straniero ricevuto a Washington, è tornato a mani vuote. Trump ha inoltre minacciato dazi sui prodotti farmaceutici, con ricadute dirette sull’Italia.

In parallelo, il Tesoro Usa si muove per rassicurare i mercati. Il segretario Scott Bessent ha spiegato che ora è il turno di «Main Street», ovvero della piccola economia reale. E ha avvertito l’Europa: allinearsi con la Cina sarebbe «come tagliarsi la gola».

La risposta europea: controdazi da 21 miliardi

Intanto, l’Ue passa dalle parole ai fatti. Ventisei Paesi (con la sola eccezione dell’Ungheria) hanno approvato controdazi per un totale di 21 miliardi di euro, in tre fasi: la prima scatterà il 15 aprile. Si tratta di una strategia per sedersi al tavolo da una posizione di forza. «Siamo pronti a sospenderli se ci sarà una intesa equa», fa sapere la Commissione.

La risposta europea colpisce prodotti simbolo come Harley-Davidson, Levi’s e burro d’arachidi. Ma anche mais dolce, mirtilli rossi e sigarette. Il calendario è però flessibile: se Trump dovesse confermare il congelamento, Bruxelles potrebbe rivedere i tempi. Il voto, formalmente tecnico, ha avuto un evidente significato politico.

Da parte della Commissione c’è la volontà di non farsi travolgere dal caos d’Oltreoceano. E di ribadire una linea chiara: «Investite in Europa, stiamo anche semplificando le regole», ha detto Ursula von der Leyen alla Camera di Commercio Usa. Il messaggio è netto: negoziare conviene, l’inasprimento no.

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