Ue, Meloni rivendica i successi al Consiglio: difesa, industria e migranti

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La premier: «In Italia insultata da sinistra illiberale»

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, rivendica i risultati ottenuti dall’Italia al Consiglio europeo su diversi fronti, dall’attenzione a non fare pesare gli investimenti per la difesa sui debiti nazionali, alle aperture nel campo dell’industria e dell’automotive con il focus sulla neutralità tecnologica e il rinvio delle multe ai produttori di auto che non raggiungono il target di emissioni per il 2025.

Ribadisce il sostegno al nuovo regolamento sui rimpatri e chiede di anticipare la lista Ue dei Paesi sicuri «per risolvere diverse questioni» delle ultime settimane. Sull’Ucraina insiste per garanzie di sicurezza concrete estendendo l’articolo 5 della Nato anche senza adesione formale all’Alleanza atlantica.

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La polemica sul Manifesto di Ventotene

Avverte sulla prudenza da mantenere rispetto ai dazi (così come sulle dichiarazioni belligeranti) e – sul fronte interno – attacca la sinistra per la reazione al suo intervento sul Manifesto di Ventotene in Aula.

«Ho solo letto alcuni passaggi e chiesto quale fosse il messaggio politico. Non ho insultato nessuno. Ho visto una sinistra scomposta, illiberale, nostalgica. Rivendico il diritto di non condividere quel testo», afferma Meloni, rispondendo alle domande dei giornalisti sulla bagarre in Aula seguita al suo riferimento al Manifesto di Ventotene. «Mi ha colpito una reazione così scomposta a una critica politica legittima. Il messaggio di fondo di quel testo è che il popolo non puo’ autodeterminarsi e deve essere educato, non ascoltato, come ripreso da tanti editoriali di Eugenio Scalfari. È un’idea che non condivido», evidenzia.

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Le proposte italiane

Archiviando la polemica, la presidente del Consiglio snocciola i risultati portati a casa dall’Italia. A partire dall’inserimento nelle conclusioni del Consiglio della proposta italiana per fornire garanzie europee agli investimenti privati nella difesa: «Non sono eurobond, ma strumenti esistenti come InvestEU. Saranno poi gli Stati a decidere se usarli. L’Unione europea può solo mettere a disposizione un ventaglio di strumenti», precisa.

Sul fronte industriale, rimarca l’inserimento della politica industriale nelle conclusioni e il riferimento alla neutralità tecnologica. «Risposte importanti anche per l’automotive. L’Italia e la Repubblica Ceca avevano proposto la sospensione delle multe ai produttori non in linea con i target emissivi e l’anticipo della revisione: entrambe le cose trovano spazio nel testo finale».

Tra le «buone notizie», Meloni indica l’avvio di un’agenda europea per le semplificazioni: «Abbiamo chiesto un taglio del 25% degli oneri burocratici, del 35% per le Pmi, entro il 2025. C’è un impegno in questa direzione da parte della Commissione». Sulla migrazione ribadisce il pieno sostegno italiano al nuovo regolamento rimpatri e l’urgenza di una lista europea dei Paesi sicuri.

La guerra in Ucraina e i dazi Usa

Riguardo alla guerra in Ucraina, rilancia la proposta di estendere l’articolo 5 della Nato come garanzia di sicurezza anche senza un ingresso immediato: «È la soluzione più efficace e smaschera eventuali bluff della Russia. Se Mosca non ha intenzione di invadere di nuovo, non dovrebbe opporsi a una misura solo difensiva. E questo sta trovando sempre più consenso».

Infine, invita alla prudenza sulla risposta Ue ai dazi statunitensi: «Una reazione automatica può alimentare l’inflazione e quindi portare a un rialzo dei tassi da parte della Bce. Lagarde ci ha parlato di un possibile impatto dei dazi dello 0,3% sul Pil che cresce allo 0,5 in caso di reazioni», spiega.

«Trovo che sia stato lucido da parte della presidente della Commissione rinviare di qualche giorno ma piu’ che altro per consentire di fare una valutazione basata sui dati e con uno studio più efficace di quali sono le conseguenze», aggiunge. A chi le chiede di un viaggio negli Stati Uniti, risponde: «Ci andro’ alla Casa Bianca ma non ho ancora una data».

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