Terzo mandato, il governo impugna la legge campana ma si divide: strappo della Lega

Il Carroccio prova, inutilmente, a difendere la sua posizione

Il governo impugna la legge della Campania, che apre la strada al terzo mandato da governatore di Vincenzo De Luca, e ricorre alla Corte costituzionale. Ma con lo strappo della Lega che rimette al Consiglio dei ministri la decisione del resto degli alleati. Come registrano fonti del partito di Matteo Salvini (che non era a Palazzo Chigi), nella riunione Roberto Calderoli «ha sottolineato di essere favorevole, come la Lega ha sempre ribadito, a una modifica della legge nazionale su cui però, al momento, non c’è intesa».

Ma alla fine il Consiglio dei ministri ha deliberato di impugnare la legge «in quanto talune disposizioni in materia di ineleggibilità, ponendosi in contrasto con la normativa statale, violano l’articolo 122, primo comma, della Costituzione, nonché i principi di ragionevolezza e di uguaglianza nell’accesso alle cariche elettive fissati dagli artt. 3 e 51 della Costituzione».

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Il caso Zaia anima il dibattito

Oltre al caso campano, l’obiettivo della Lega sarebbe quello di evitare di alzare un muro a livello nazionale sul terzo mandato. Una questione che inevitabilmente chiama in causa il ‘doge’ leghista Luca Zaia, disponibile a un nuovo giro alla guida del Veneto. Il quarto per lui. «Obiettivamente non mi pare che si possa intervenire con un presidente di regione sì e uno no», aveva chiarito Giorgia Meloni nella conferenza stampa fiume del mattino in cui aveva anticipato l’azione del governo sulla Campania. Dopo Elly Schlein, è Palazzo Chigi a bloccare le ambizioni dell’ex ‘sceriffo’ del Pd pronto a correre di nuovo alle Regionali di quest’anno e che potrebbe replicare in una conferenza stampa nelle prossime ore.

Ma se l’impugnazione del governo sembra fare un favore ai Dem (senza De Luca, potrebbero scommettere su un candidato del fronte progressista e tenersi la regione), inevitabilmente irrita la Lega che in serata si ribella. Con gli altri ministri Calderoli avrebbe insistito nell’illustrare le criticità che l’impugnazione comporta a livello più ampio, rispetto cioè alle regioni che non hanno recepito una legge nazionale. Sarebbe meglio – è l’argomentazione della Lega – intervenire a monte con una legge nazionale ad hoc.

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L’intervento della premier

Un auspicio che la premier in mattinata non aveva nascosto, ricordando però che il limite dei due mandati è previsto già nella riforma del premierato, condivisa dagli alleati. A scaldarsi di più è la Liga veneta. «In Veneto la Lega non si conta ma si pesa, con gli ottimi risultati di Zaia. A costo di andare avanti da soli», rimarca la senatrice Erika Stefani che si allinea al suo omologo, Alberto, segretario dei leghisti veneti.

Di certo i leghisti, specie quelli del nord, non rinunceranno alla regione che, insieme alla Lombardia, è l’ultimo baluardo del Carroccio. E continueranno a premere perché Salvini li difenda fino all’ultimo.

Fratelli d’Italia e Forza Italia uniti

In ogni caso, sul terzo mandato Meloni e Fratelli d’Italia hanno una solida sponda in Forza Italia. «Siamo assolutamente contrari al terzo mandato, per noi è cosa scontata», ribadisce il forzista Maurizio Gasparri, convinto che il no debba valere pure per le regioni a statuto speciale, come il Friuli Venezia Giulia, altra regione a trazione leghista.

FdI non intende cedere nemmeno sulle rivendicazioni per il prossimo candidato alla presidenza del Veneto. Lo dice apertamente Meloni: «Quella di Fratelli d’Italia è un’opzione che deve essere tenuta in considerazione», evidenzia la leader, coerente con il primato che i ‘suoi’ hanno strappato negli ultimi anni alla Lega nella roccaforte verde.

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