Chirurghi da social: la corsa al ritocco low-cost che mette in pericolo la vita

La rete è piena di video di sedicenti esperti

Viviamo nell’era in cui il chirurgo si sceglie come il colore del rossetto, con un video sui social, con un hashtag accattivante. Non si dà importanza al fatto che magari quella persona, in quel video, non ha qualifiche, non è iscritta all’Ordine dei Medici e probabilmente non sa nemmeno distinguere un vaso sanguigno da un nervo. L’importante è che abbia abbastanza follower e sappia vendere il proprio «ritocchino» come fosse una crema idratante. Il problema? Il prezzo di questa superficialità lo si paga in sala operatoria, e in alcuni casi, con la vita.

I social come vetrina del rischio

TikTok, Instagram e social vari sono pieni di video di sedicenti esperti che promettono miracoli a prezzi stracciati. «Rinofiller in 20 minuti», «Seno più grande senza intervento chirurgico», «Prezzi da discount». Tutto con luci perfette, musica trendy e zero trasparenza. Una giungla dove il confine tra professionista e truffatore spesso non esiste, o meglio non viene notato. Ma il punto più inquietante sono le migliaia di persone si lasciano convincere. E non stiamo parlando di ragazzini ingenui: ci sono adulti che affidano la propria salute a un video su internet. Come se il numero di like fosse una garanzia di qualità.

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La legge c’è, ma chi la rispetta?

Facciamo chiarezza: in Italia, il Decreto-Legge n. 69/2023 vieta espressamente l’uso di elementi promozionali e suggestivi nella pubblicità sanitaria. Niente sconti, niente offerte, niente messaggi che ti facciano credere che quel filler a 99 euro sia il colpo di fortuna della tua vita. La pubblicità deve essere trasparente, informare sui titoli del medico, sulle specializzazioni e sui costi reali.

Ma basta aprire un social per capire che questa legge viene ignorata con sfrontatezza. Dove sono i controlli? Dove sono le sanzioni? Sembra che la rete sia terra di nessuno, dove tutto è concesso e a pagare il prezzo sono gli utenti più vulnerabili.

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Le tragedie che avremmo potuto evitare

Margaret Spada, 22 anni, voleva migliorare il suo naso. Si è affidata a una rinoplastica pubblicizzata sui social. Secondo gli investigatori, l’intervento è stato eseguito in un centro non adeguato. Margaret ha perso la vita.

E poi c’è Samantha Migliore, morta dopo essersi fatta iniettare un filler al seno in casa da una «estetista» che, dopo averle causato un malore, è scappata. Perché sì, c’è anche chi organizza questi trattamenti a domicilio. Come se il living con il tappeto Ikea fosse un’adeguata sala operatoria.

Questi non sono incidenti isolati. Sono il risultato di un sistema che non funziona, di una cultura dell’apparenza che ci fa mettere a rischio la vita per un naso più dritto o un seno più pieno.

I veri colpevoli

Chi sono i colpevoli? Non solo i sedicenti esperti che si improvvisano chirurghi, ma anche le piattaforme che permettono loro di pubblicizzare questi interventi come se fossero un tutorial di trucco. E sì, anche chi sceglie di farsi operare da uno sconosciuto con un ago in mano ha la sua responsabilità.

Affidarsi a un chirurgo su TikTok è un atto di incoscienza che rasenta il suicidio. Se si pensa che il prezzo basso e il video accattivante siano più importanti della propria salute, forse il problema è anche nostro.

Cosa fare per fermare questa follia

Prima di tutto, serve un controllo severo da parte delle autorità sui contenuti pubblicati sui social. Se la legge c’è, che venga applicata. Le piattaforme devono essere ritenute responsabili e rimuovere contenuti che promuovono trattamenti pericolosi. E poi, serve consapevolezza. La bellezza non è un filtro Instagram, e la vita non si mette in saldo. Prima di affidarsi a qualcuno per un trattamento estetico, è bene verificare le sue qualifiche. Controllare che sia un professionista, che lavori in un ambiente sterile, adeguato e che segua le normative.

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