Sveglia presto, riunione al bar e poi al lavoro: così la camorra «timbra il cartellino»

Il pentito Sacco: il clan è così, è come un posto di lavoro, per i capi e tutti gli affiliati

La sveglia presto, la riunione al solito bar e poi ognuno a svolgere il proprio compito. «Il sistema funziona così», assicura un pentito. «Scendevamo presto la mattina, non è che potevamo scendere a mezzogiorno. Alle dieci, alle undici al massimo, la famiglia stava già in giro», racconta Carmine Sacco, ex affiliato alla criminalità organizzata di Secondigliano poi passato a collaborare con la giustizia. Descrive, nei suoi verbali, ritmi e regole del lavoro all’interno di un clan di camorra.

Riporta ai magistrati la sua esperienza personale, ma il discorso sembra essere valido per qualsiasi gruppo criminale napoletano e aggiunge un tassello al mosaico investigativo sul modus operandi del «sistema», ovvero la camorra. È impressionante apprendere dalle parole del collaboratore come il clan viene visto e vissuto al pari di un luogo di lavoro, come se si trattasse di un’azienda o di un ufficio postale.

Pubblicità

Ognuno ha il suo ruolo

Ogni affiliato riceve al mattino il suo incarico: le vedette si mettono a guardia di una strada, gli spacciatori aprono le piazze come se aprissero un negozio, i «chimici» tagliano la droga e ne fanno dosi a migliaia, gli estorsori vanno a pretendere il pizzo mentre qualche gregario più fidato fa la spola da un quartier generale all’altro per portare i messaggi del capo (le cosiddette «imbasciate».

Le mogli e le madri si mettono in fila davanti al carcere per i colloqui con i parenti detenuti o attendono a casa che un «collega» del marito o del figlio le consegni i soldi per la settimana, e quando si decide di regolare conti con il sangue, eseguire vendette o punizioni, ecco i killer che escono dai covi, seminano terrore e morte, e subito dopo tornano a nascondersi in un nuovo buco, aspettando che si allenti la tensione.

Pubblicità Pastificio Setaro

È un mondo parallelo, che si muove frenetico e si mimetizza sempre di più tra la gente, quella onesta, che studia, lavora e ogni mattina timbra il cartellino in un ufficio vero. Bar o circoletti sono i punti di ritrovo degli uomini della camorra. I titolari servono da bere ai clienti, inconsapevoli o no del tenore di quelle riunioni.

Il racconto del pentito

Il collaboratore di giustizia indica luoghi, fa i nomi, e tutto finisce al centro di indagini in corso. «Il clan è così – dice Sacco – è come un posto di lavoro, per i capi e tutti gli affiliati». «Timbrano il cartellino?», gli domanda il magistrato che lo sta interrogando. «Sì, alle dieci del mattino». Invece che in ufficio, si timbra al bar. «È anche per essere sempre presente sul territorio – spiega il pentito – Anche gli scissionisti, infatti, sono così».

È una regola della camorra. In passato provarono a infrangerla i giovani sbandati delle Teste matte, il gruppo con il nome da ultras che agli inizi degli anni Novanta trasformò i Quartieri Spagnoli in un Far west, approfittando del vuoto di potere dopo il tramonto dello storico clan Mariano. Cocainomani, esaltati, i giovani della banda si riunivano in strada, in piazze-parcheggio abusivo. Uscivano di casa quando era finito l’effetto della «roba» e alla rigida gerarchia della camorra opponevano la violenza, senza codici d’onore.

Federproprietà Napoli

Altri servizi

Incidente sul lavoro mortale nel Salernitano: giovane senza scampo in un’officina

Sarebbe stato travolto da mezzi in riparazione Incidente sul lavoro a Nocera Inferiore: un operaio di 24 anni non ce l’ha fatta dopo l’impatto avvenuto...

Ex Ilva, il Tribunale: stop all’area a caldo dal 24 agosto per rischi sulla salute

Esecutività subordinata agli adempimenti e all’integrazione Aia 2025 Il destino produttivo dell’area a caldo dello Stabilimento ex Ilva di Taranto ancora una volta sotto esame,...

Ultime notizie

Bagnoli, verifiche della Procura dopo gli esposti. Manfredi: «Sempre aperto a dialogo»

Il sindaco: decisioni in sinergia con autorità centrali e periferiche La Procura di Napoli approfondisce gli elementi contenuti in un esposto presentato da alcune associazioni...

Napoli, un bene confiscato tramutato in presidio di legalità

Inaugurato ufficialmente l’“Ostello della Cultura – Social Z Lab Home”, uno spazio di accoglienza e formazione Da bene sottratto alla criminalità organizzata a luogo generativo...

La morte del piccolo Domenico: sale a 7 il numero degli indagati

La Procura ha chiesto l'incidente probatorio L’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico entra in una fase di verifiche tecniche più serrate. Il bambino, due anni...