Giugliano, spaccio con la tecnica del «paniere» e cavalli di ritorno: undici arresti

Bastava un colpo di clacson per far calare il cesto in cui venivano messi i soldi per poi ricevere, poco dopo, la dose richiesta

Ordinanza dei carabinieri della compagnia di Pozzuoli nei confronti di 11 persone, indiziate a vario titolo di traffico illecito di sostanze stupefacenti, furto di autovettura, ricettazione ed estorsione, con il metodo del cosiddetto cavallo di ritorno. Le indagini hanno permesso di documentare l’esistenza di un’attività di traffico di sostanze stupefacenti, condotta da un nucleo familiare nella propria abitazione a Giugliano in Campania (Napoli), con l’individuazione dei numerosi e fidati collaboratori che hanno contribuito alla gestione della piazza di spaccio.

Nel corso dell’attività di indagine sono state documentate più di 50 cessioni di hashish e cocaina e sono stati arrestati in flagranza di reato due soggetti; sono state inoltre sequestrate svariate dosi di droga. È stata infine ricostruita una collaudata attività consistente nel furto di veicoli, finalizzata ad avanzare richieste estorsive ai proprietari per la restituzione.

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I coinvolti

In carcere sono finiti Luigi De Rosa, 48 anni, di Giugliano; Delia Esposito, 39 anni, di Giugliano; Felice Ferrillo, 49 anni, di Giugliano; Sara Imperatore, 45 anni, di Giugliano; Antonio Cerreto, 55 anni, di Giugliano; Carmine Varriale, 41 anni, di Casavatore; Domenico Russo, 39 anni, di Giugliano; Giuseppe Chiaro, 49 anni, residente a Quarto; Luigi Pio Sannino 29 anni, di Pozzuoli e Giovanni Clarelli, 25 anni, di Pozzuoli. Domiciliari disposti per Antonietta Magri, 66 anni, di Giugliano.

Secondo l’accusa, a vario titolo, si occupavano di droga, ma gestivano un discreto giro di «cavalli di ritorno», ovvero si furti d’auto con riscatto. Le cifre? Tra i 1500 e i 1800 euro, a seconda del modello.

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Il paniere

Lo spaccio, invece, aveva una peculiarità: era gestito anche col «paniere». Il dettaglio emerge dal controllo di uno degli acquirenti che fu intercettato sulla Domiziana in direzione Pozzuoli. L’uomo consegnò spontaneamente un involucro di plastica con dentro cocaina. Ai carabinieri disse che all’interno della struttura “Il Valentino” c’era una piazza di spaccio. Poi descrisse le modalità di acquisto: una volta arrivato, suonava con il clacson; udito tale suono, usciva una donna che chiedeva cosa gli servisse, egli avanzava le proprie richieste (nella fattispecie una pallina di cocaina da 10 euro); la donna, a quel punto, calava dal balcone un «panaro» in cui lui riponeva una banconota da 10 euro. Subito dopo la donna calava nuovamente il «panaro» con all’interno lo stupefacente.

Ruoli e codice

Dalle indagini è emerso che Felice Ferrillo fungeva da base di «appoggio» per la detenzione dello stupefacente destinato all’attività di Luigi De Rosa. In particolare, quest’ultimo, ad apertura o a chiusura della piazza di spaccio, contattava Ferrillo comunicandogli che, di lì a poco, sarebbe passato presso la sua abitazione per prelevare o per depositare lo stupefacente, così consentendo a Ferrillo di prepararsi e anche di verificare l’eventuale presenza di forze di polizia nei paraggi. Nelle conversazioni intercettate il linguaggio utilizzato dai due interlocutori è spesso criptico: lo stupefacente di volta in volta diviene «busta di caffè», «pomodori», «peperoni», «scotch marrone».

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