M5S, il braccio di ferro continua: rispunta lo spettro della scissione

Tra Conte e Grillo è guerra totale: ognuno rivendica l’originalità del progetto

Nel braccio di ferro interno al Movimento Cinque Stelle in vista della Costituente, Giuseppe Conte mette in gioco tutto, compresa la sua leadership. Grillo insiste su 3 capisaldi storici: nome, simbolo e limite dei mandati. Il rischio di una scissione non viene escluso da nessuna delle parti, in caso di una rottura insanabile, con l’inevitabile coda di ricorsi e carte bollate. L’attuale gruppo dirigente, e non solo, è compatto intorno a Conte e tra i ‘reduci’ del Movimento delle origini, decisi a dare battaglia, c’è chi pensa che il garante Grillo si sia mosso con qualche ritardo di troppo.

Di sicuro, nel Movimento 5 Stelle ognuno rivendica l’originalità del progetto in vista della Costituente di metà ottobre, lanciata ufficialmente da Conte. I nodi principali, al momento, sono le regole e, soprattutto, il tetto dei due mandati per gli eletti. Su una cosa però sembra esserci accordo: decide la base. Democrazia partecipata e voto degli iscritti. Alla fine, infatti, è questo il nodo che il M5s dovrà affrontare dopo la pausa estiva.

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Il nodo lo vogliono sciogliere di petto sia il leader Giuseppe Conte, che ha dalla sua la maggioranza degli attuali pentastellati, sia il cofondatore del M5s, Beppe Grillo, che ha tentato di mettere dei paletti precisi: simbolo, nome e tetto dei due mandati.

I ‘big’ del Movimento tacciono

Per Conte e per molti del M5s la Costituente sarà uno spartiacque: da una parte c’è chi – in testa l’ex premier – chiede di andare avanti; dall’altra chi chiede di tornare alle radici. «Vogliono trasformare il Movimento per farne il partito di Conte, che non è mai stato un grillino». E ancora: «Vogliono affossare gli avversari e stanno epurando la lista degli iscritti per avere gioco facile e vincere», denunciano fonti interne. In ogni caso Grillo, da statuto, chiederà di rispettare il regolamento delle votazioni, richiamando l’articolo 10, per il quale è necessario il 50% più uno dei consensi per cambiare le cose. I ‘big’ del Movimento, attuali ed ex, al momento tacciono.

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Non parla Alessandro Di Battista, che dall’estero dice: sto facendo altro. Non risponde un ex ministro come Danilo Toninelli. Tuttavia, tra i ‘reduci’, sembra emergere una sorta di rimprovero a Grillo per essere intervenuto troppo tardi. Comunque sia, dai fautori di Conte, così come dai suoi avversari, arrivano considerazioni che suonano uguali nella rivendicazione politica: «Noi siamo il vero Movimento». Un muro contro muro, che qualora non trovasse una composizione, potrebbe concretizzare nuovamente lo spettro già apparso ai tempi di Luigi Di Maio: la scissione.

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