Ancora poche ore per salvare l’Ue dalle follie ideologiche della sinistra

I signori dello status quo, la vogliono cosi com’è. Tasse, burocrazia e guerre comprese

Ancora poche ore per cambiare l’Europa. Stavolta le urne non si sono aperte di domenica mattina, ma di sabato pomeriggio, l’Italia, quindi, sta già votando da ieri, e potrà farlo fino alle 23 di questa sera, quando i presidenti delle sezioni annunceranno che «le joue son fait» e cominceranno a scrutinare, prima per l’Europarlamento e, poi, per le amministrative.

E proprio questo abbinamento ci ha costretti ad adeguarci al resto dell’Europa, che normalmente non vota di lunedì. In verità, quella, che ha preceduto questo voto è stata, a livello locale come per l’Ue, una campagna elettorale decisamente surreale. Più immaginata che vista e sentita. Concentrata nei talk show televisivi, frequentati dagli stessi personaggi di sempre. Sia per conduzione che per partecipazioni politiche e giornalistiche. Sempre la stessa minestra insomma.

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Resa ancora più indigesta dalla presenza invisibile, ma pesantissima di una convitata di pietra: la «par condicio». Un mix dal quale sono venuti fuori i soliti «bla bla bla» e centinaia di fake news, che hanno fatto rimpiangere le «vecchie» Tribune politiche, facendole apparire come un trionfo di argutezza politica e contenuti programmatici.

La sinistra ha provato a delegittimare il possibile e anche l’impossibile: riforma della Giustizia e separazione della carriere dei magistrati; premierato e autonomia differenziata; la Tv di Stato, cianciando di TeleMeloni e «censurati» ma anche di cancellazione dei diritti sociali, senza farci conoscere cosa intende per Ue anni 2010, bensì per convincerci che siamo ormai a un passo dal regime e il lussemburghese Schmit, candidato socialista alla Commissione Europea, ha accusato Meloni di non essere democratica.

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In difesa dello «Status quo»

Ma le ha sparate grosse anche sui dati economici Istat ed Eurostat – mercato del lavoro, disoccupazione e precariato, inflazione, Pil, spread ecc. – sostenendone la «fasullagine» per farne discendere che «siamo allo sbando». Lorsinistri, insomma, in nome dello «Status quo» hanno blaterato molto e, soprattutto, male e bugiardo dell’Italia; poco e, soprattutto bene, dell’Europa. Quell’attuale, naturalmente. Che a loro, evidentemente, va bene cosi: migranti, «green», tasse e guerre comprese.

Sicché, al centrodestra – la cui leader Meloni, oltre che della destra italiana è la «numero uno» anche dei conservatori europei e, quindi, vorrebbe giustamente provare a rinnovarne, avvicinandoli alla gente, connotati e contenuti a cominciare da quelli politici. E la governance: cambiandone gli equilibri politici – non è rimasto che rispondere per le rime alle mille bugie di Schlein, Conte & c..

Una Confederazione di Stati sovrani

Pur di riuscire, comunque, a trasformare l’Europa da coacervo burocratico, lobbistico e ideologico – che pretende d’imporre a tutti: come comportarsi, senza, tener conto del loro parere; su dove e in quale abitazione vivere, quali modifiche apportarvi per adeguarla alla «trasformazione green», «sic est in Eu»; quali insetti preferire a colazione, pranzo e cena; come e quando cambiare l’auto e quale scegliere e altre scempiaggini simili. Tra l’altro pagate a carissimo prezzo – in una Confederazione di Stati sovrani per le questioni interne al proprio Paese. Non più, quindi, una sovrastruttura che annega l’Europa, affogandola in un mare di debiti.

Vedi l’ultima beffa green che ci hanno precipitato addosso: 35 miliardi (8 annui, fino al 2028) di aiuti di Stato, destinati al sistema delle rinnovabili. Risorse, da prelevare, manco a dirlo, dalle nostre tasche come oneri in bolletta. Ennesima dimostrazie che «il paga l’Europa», di cui si riempiono la bocca, è una fake di dimensioni sesquipedali.

Demagonia

Del resto che c’è da sorprendersi? Su questo fronte, l’ex premier Monti, per la felicità dei suoi consoci dello status quo sinistroide, sull’argomento ci ha regalato un nuovo termine molto esplicativo: «demagonia» (l’agonia della democrazia ndr), per definire il continuo spostamento di fette sempre più consistenti di potere dagli Stati a quella commissione Ue che nessuno vota e a nessuno da conto del proprio operato. Ma che tutti sono obbligati a rispettare. La speranza è che – com’è successo in Italia nel 2022 – gli elettori provvedano a uno spostamento a destra degli equilibri politici. Non facile, ma neanche impossibile, secondo i sondaggi. Anzi!

Attenti, però, all’astensionismo, potrebbe favorire i fautori del «tutto cambi, purché nulla muti». Ecco perché c’è da sperare che quel 14,64% di italiani che alle 23 di ieri aveva votato per l’Europee entro la stessa ora di questa sera superi almeno il 60-70%, e non solo voti, ma lo faccia bene e in difesa dei propri interessi che poi sono quelli degli italiani, ma anche degli europei tutti. In pratica in maniera tale da rendere possibile il cambio degli equilibri politici e della Commissione Europea e della governance continentale.

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