Ricci (Fi): «Difesa comune nell’Ue per ottimizzare costi e risultati»

La candidata al Parlamento Europeo: «Ecologia sì ma senza danneggiare cittadini ed eccellenze»

L’Unione Europea, nella nuova legislatura, dovrà affrontare temi cruciali per il futuro non solo dei Paesi aderenti ma anche dello scenario internazionale. Al centro del dibattito, da febbraio 2022, c’è sicuramente la questione ucraina e l’invasione russa. Da più parti, oltre i confini italiani, è stato chiesto l’invio di truppe europee per rispondere all’attacco di Vladimir Putin nei confronti del popolo ucraino.

«L’Italia e l’Unione Europea hanno fatto benissimo ad aiutare la nazione di Volodymyr Zelensky a difendersi, tramite il supporto e l’invio di armi e devono continuare a farlo, ma non siamo in guerra con la Russia» afferma in questa intervista Barbara Ricci, candidata al Parlamento Europeo con Forza Italia nella circoscrizione meridionale.

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«I nostri connazionali – continua – non possono e non devono andare a combattere una guerra che non gli appartiene. Nessuno vuole che il conflitto Ucraina-Russia, seppur già terribile, diventi una scusa per far scoppiare la terza guerra mondiale. Bisogna lavorare per una pace giusta, che salvaguardi gli interessi di tutti e soprattutto non porti morte e distruzione».

«L’intervento diretto delle truppe dei paesi Ue porterebbe solo a un punto di non ritorno. Invece c’è bisogno di dialogo per pacificare la zona. Questo però non vuol dire che l’Unione Europea non debba guardare al futuro e uno dei punti principali da affrontare è quello della difesa comune europea che potrebbe aiutarci ad avere strumenti migliori con minor spesa per i singoli stati. E un’organizzazione più armonica».

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L’ecologia

La difesa dell’ambiente e della terra è un tema molto dibattuto in questi mesi

«Io penso che l’ecologia e la sostenibilità siano temi imprescindibili, così come il tema del consumo del suolo. L’uomo non può continuare a fagocitare tutto quello che trova sul suo cammino. Ma ci vuole una strategia sostenibile anche dal punto di vista sociale. Non possiamo chiedere alle famiglie di spendere in pochi anni cifre esorbitanti in nome di un’ideologia estrema per risparmiare pochi grammi di Co2».

«Così come non possiamo credere che il futuro dell’auto sia solo l’elettrico. Per tanti motivi: questa tecnologia presenta ancora problemi da risolvere a livello ingegneristico; non abbiamo le materie prime necessarie e quelle che ci sono appartengono a paesi terzi di cui diverremmo dipendenti; non c’è ancora un’idea precisa su come smaltire i rifiuti derivati dalle auto elettriche; si perderebbero milioni di posti di lavoro dall’oggi al domani; produciamo ancora troppa elettricità grazie al fossile. In pratica per far camminare le auto con l’elettricità dovremmo produrne di più e per questo magari dovremmo utilizzare il carbone o il petrolio. Non mi sembra una buona strategia. Inoltre ci sono altri combustibili ecologici, perché non provare a sviluppare anche i biocarburanti per esempio?»

Più vicini alle persone

Molti accusano l’Unione Europea di essere lontana dai bisogni dei cittadini

«L’Unione Europea, come detto più volte, è la nostra casa e per essa dobbiamo lavorare. Una volta a Bruxelles, io ma anche il mio partito, Forza Italia, ci impegneremo per migliorarla e andare a colmare quelle lacune che negli ultimi tempi, grazie a una maggioranza di sinistra, fortemente ideologica ma poco ancorata alla realtà, si sono venute a creare. Lavoreremo per proteggere la famiglia, il benessere, la casa e l’economia degli italiani».

Il made in Italy

Forza Italia si è sempre distinta per la sua azione a favore delle eccellenze italiane.

«Il nostro stupendo paese ne ha tantissime, in molti campi. Penso alla pelletteria, alla moda, all’ingegneria, al biotech, al comparto agroalimentare con la filiera bufalina per esempio. Questi sono solo alcuni ma potrei continuare all’infinito. L’Europa deve lavorare per promuovere e proteggere queste eccellenze e non come fatto nell’ultima legislatura che grazie a regole astruse ha messo molto in difficoltà gli agricoltori facendoli passare, sbagliando, come una delle cause principali di inquinamento. Un’assurdità se si pensa che loro sono i primi interessati al benessere della terra e delle coltivazioni. Molto è stato fatto con il nuovo Pac, ma tanto deve essere ancora fatto»

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