Europee, Elly Schlein si candida e spacca i Dem: liti pure sul simbolo

Nel Centrodestra Tajani in campo, no di Salvini e Conte

Si stanno sciogliendo i nodi delle candidature per le europee con alcune soprese. I partiti hanno ancora una decina di giorni, fino al primo maggio, per formalizzarle e man mano alcune squadre stanno prendendo forma in attesa che l’ultimo tassello riservato ai big, quello di Giorgia Meloni, venga messo a posto. Formalizzate nelle ultime ore quelle di Antonio Tajani ed Elly Schlein, confermati i no di Matteo Salvini e di Giuseppe Conte, i partiti scoprono comunque col contagocce le carte, indicando i loro candidati di punta o di interesse.

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Il centrodestra

Il leader della Lega conta di poter avere nella squadra Roberto Vannacci, con molti dubbi all’interno. Il vicepremier leghista, si racconta in ambienti di via Bellerio, partirebbe dalla convinzione che con la presenza del generale si potranno guadagnare molti consensi, anche più di 800 mila voti. Sono già in lista, tra gli altri, Susanna Ceccardi e la squadra delle isole, tra cui Annalisa Tardino e Raffaele Stancanelli. In Fi, oltre al segretario, in campo altri nomi di peso, come Letizia Moratti e Renata Polverini. Fdi, al netto delle decisioni della premier, sembra essere il più attendista. D’altra parte di tempo ce n’è ancora per chiudere.

Il Movimento 5 Stelle

Giuseppe Conte lancia, per i 5 stelle, l’ex calciatrice Carolina Morace. E nella lista, in via di definizione con diversi turni di «parlamentarie», figurano anche l’ex presidente dell’Inps Pasquale Tridico, Giuseppe Antoci, ex presidente del parco dei Nebrodi e icona della lotta alla mafia. E ancora Ugo Biggeri, proveniente dalla banca Etica. La sorpresa per Avs è stata la candidatura di Ilaria Salis. Sud Chiama Nord di Cateno De Luca ha nel suo listino Sergio De Caprio, il famoso «capitano ultimo».

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Nel Pd scontri e tensioni

Elly Schlein ha sciolto la riserva: correrà alle europee come capolista nelle circoscrizioni Centro e Isole. Ma la mossa è stata bocciata da Romano Prodi: «Non mi dà retta nessuno» – ha detto – chiedere il voto e poi non fare l’europarlamentare provoca «ferite alla democrazia che scavano un fosso. Vale per Meloni, Schlein, Tajani e tutti gli altri». Duro anche il papabile alleato di campo largo: «Per noi del M5s – ha detto Giuseppe Conte – è una presa in giro dei cittadini. Non è una questione di Schlein, ma anche di Meloni e degli altri leader».

A pesare di più in casa dem sono state però le parole di Prodi, piombate in mezzo alla direzione del Pd riunita per approvare le liste per le europee. Al Nazareno, il clima era già piuttosto teso, per la proposta del presidente del partito Stefano Bonaccini di inserire il nome della segretaria nel simbolo per le europee. Un’ipotesi che ha creato divisioni sia nella maggioranza del Pd sia nella stessa minoranza guidata proprio da Bonaccini.

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Le divisioni Dem

«Non sono dell’avviso che possa funzionare un modello di partito leaderistico», ha detto Peppe Provenzano, che ha sostenuto Schlein al congresso. Critico Gianni Cuperlo: «Una scelta non necessaria». Contrari anche diversi esponenti di Energia popolare, l’area di Bonaccini. I loro interventi sono stati letti da molti anche come espressione di una polemica montante verso la leadership interna del presidente.

Quella del nome nel simbolo «è una proposta che spacca il partito», ha detto Annamaria Furlan. In difesa di Schlein, il capogruppo al Senato, Francesco Boccia: «Penso che il nome della segretaria nel simbolo serva a confrontarsi con Giorgia Meloni e a garantire quel valore aggiunto che tutti riconoscono» a Schlein.

La candidatura della segretaria ha alimentato un altro capitolo di polemica col M5s. Correre «per acquisire qualche voto in più per noi è impensabile – ha detto Conte – Io non sarà candidato e il mio nome non sarà nel simbolo». La risposta indiretta di Schlein è arrivata nelle repliche in direzione: «La mia candidatura è a disposizione del partito» anche perché «se c’è una persona che ha in astio la personalizzazione della politica sono io». E poi, un avvertimento: «Questa ostinazione nel metterci al servizio di una prospettiva più alta» per creare l’alternativa alla destra «non è porgere l’altra guancia, non è buonismo».

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