Il cortocircuito di Bari infiamma la campagna elettorale per le europee

La verifica ministeriale non è rivolta al ruolo di Decaro, ma a tutti gli organi amministrativi e politici dell’ente

Su Bari e l’eventuale scioglimento per infiltrazioni criminali nella gestione del comune c’è da fare più di qualche osservazione. In tanti si sono, in questi giorni, pronunciati su due crinali opposti: esponenti di sinistra, superbamente ostili a qualunque critica, hanno concluso inopinatamente che il Ministro Piantedosi non è stato corretto nello scegliere il momento dell’attivazione della verifica con la commissione di accesso per registrare violazioni per intervenuti tentativi di infiltrazione mafiosa dell’ente, che è stata una decisione politica e non amministrativa e che si tradurrebbe in un attacco al Sindaco Decaro.

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A destra, invece, si è argomentato ed utilizzato il tema, mediante la lettura delle carte giudiziarie, che, provenendo dalle attività di indagine della Procura della Repubblica di Bari, corroborano, attraverso dati di fatto, le articolazioni critiche ed analitiche su un mondo ideologico di sinistra che ha vissuto ed ha fatto sopravvivere l’idea che un’amministrazione cittadina per potere continuare a gestire la cosa pubblica per un verso deve tollerare la presenza forte del malaffare nell’attività gestionale dell’ente e per altro verso assecondare lo svolgimento ed il perseguimento di intese tacite tra affari sporchi e controllo del territorio, per fini elettorali e mire di potere.

Tuttavia si sono dovute ascoltare tante rappresentazioni farlocche e parziali, contraddittorie e poco veritiere, propinate sempre da una sinistra che tiene e mantiene un atteggiamento di presunta superiorità: morale, culturale e politica.

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Ma è giusto, adesso, mettere i puntini sulle i, precisare i contenuti della procedura, esaminare correttamente le dinamiche assunte da chi è preposto a controllare e vigilare, e chiarire ciò che, in questi casi, rappresenta l’itinerario procedimentale che bisogna seguire in maniera puntuale senza esercizio abusivo dei poteri di ufficio.

Una garanzia per chi ricopre ruoli di responsabilità

Per cui, oltre ogni fesseria, già detta e censurabile, si fa osservare preliminarmente che l’avvio di una procedura di accertamento sui presunti tentativi di infiltrazioni mafiose è una garanzia per chi ricopre ruoli di responsabilità nell’ente locale. Peraltro non significa nulla e non equivale ad una preventiva condanna della gestione dell’ente. In questi casi si è al cospetto, viste le circostanze rappresentate dalle indagini della Procura della Repubblica, di un obbligo (atto dovuto) necessario ad avviare un’attività ispettiva che può concludersi con qualsiasi esito, sia positivo mediante un’archiviazione, che negativo attraverso il dichiarato scioglimento degli organi comunali.

Gli addetti ai lavori sanno bene ed è riconosciuto pacificamente che in ordine alla tempistica utilizzata per avviare questo tipo di accertamenti va detto che non è il primo caso che si interviene in prossimità delle elezioni. Peraltro la verifica da parte dei preposti organi ministeriali e/o prefettizi non è specificatamente rivolta sul ruolo del sindaco, ma opera su tutti gli organi amministrativi e politici dell’ente.

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Sicché, laddove si ha modo di circostanziare e perimetrare tutti gli ambiti su cui si è potuto verificare il condizionamento esterno sull’azione amministrativa e, coevamente, si addensano tutti i riscontri di quanto previsto dall’art. 143 del d.lgs. n. 267/2000, al comma 1 (nel testo novellato dall’art. 2, comma 30, della l. n. 94/2009), si dà luogo alla conclamata situazione di condizionamento dell’ente locale da parte della criminalità, resa evidente da elementi ‘concreti, univoci e rilevanti’, che assumano valenza tale da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali.

Vigilanza e di verifica

Ciò, è possibile riscontrarlo nell’ipotesi secondo cui una Azienda Municipalizzata del Comune di Bari, come la Procura della Repubblica ha accertato, sia stata inquinata pervasivamente nel suo funzionamento.

Nell’occasione gli elementi sintomatici del condizionamento criminale risulterebbero, quindi, caratterizzarsi per concretezza ed essere, anzitutto, assistiti da un obiettivo e documentato accertamento nella loro realtà storica. In tal senso rileverebbe una sorta di necessaria univocità, intesa quale loro chiara direzione agli scopi che la misura di rigore è intesa a prevenire; per rilevanza, che si caratterizza per l’idoneità all’effetto di compromettere il regolare svolgimento delle funzioni dell’Ente locale e/o delle sue diramazioni amministrative e gestionali.

In queste ipotesi risulterebbe legittimo il provvedimento di scioglimento di un Consiglio Comunale (qui caratterizzata dalla presenza del Consigliere Lo Russo), in cui sia stata correttamente e coerentemente evidenziata la presenza di contatti ripetuti e collegati alle scelte gestorie dell’Amministrazione Comunale degli organi di vertice politico – amministrativo con soggetti appartenenti alla criminalità locale, e la completa adeguatezza dello stesso vertice politico – amministrativo a svolgere i propri compiti di vigilanza e di verifica nei confronti della burocrazia e dei gestori di pubblici servizi del Comune, che impongono l’esigenza di intervenire e apprestare tutte le misure e le risorse necessarie per una effettiva e sostanziale cura e difesa dell’interesse pubblico dalla compromissione derivante da ingerenze estranee riconducibili all’influenza e all’ascendente esercitati da gruppi di criminalità organizzata.

È bene precisare che nel qual caso il soggetto, Maria Carmen Lorusso, quale consigliera comunale di Bari è stata arrestata con il marito Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale (eletta con FI, poi passato al centrosinistra) arrestato anche lui, al centro dell’inchiesta su voto di scambio e su presunti legami tra mafia e politica.

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