Dossieraggio, Meloni: «Lasciamo lavorare commissione Antimafia»

La premier allontana l’ipotesi di una commissione parlamentare ad hoc, almeno per il momento

Ora lavori la commissione Antimafia, poi si valuterà «se servono altri strumenti». La linea di Giorgia Meloni ricalca quella espressa ventiquattro ore prima dai capigruppo della sua maggioranza. E di fatto affonda l’idea di una commissione parlamentare ad hoc sui presunti dossieraggi emersi dall’inchiesta di Perugia, sostenuta dalla Lega e, prima ancora, da Iv e Carlo Nordio. Il guardasigilli è stato inserito nella lista delle persone che saranno audite dai commissari dell’Antimafia. Per ora una quindicina, a quanto pare, forse più.

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Fra questi il ministro della Difesa Guido Crosetto, il giornalista del Domani Emiliano Fittipaldi e il suo editore Carlo De Benedetti. Non c’è invece Federico Cafiero De Raho, deputato del M5s ed ex procuratore nazionale Antimafia, su cui è stato fatto un sondaggio informale con i presidenti di Camera e Senato: il motivo del ‘no’ – chiarito in un parere tecnico degli uffici della commissione letto in ufficio di presidenza – è che non si può audire uno dei commissari, come sancito anni fa da un precedente nella commissione Moby Prince.

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Mentre più politica sarebbe la ragione dietro l’intenzione del centrodestra di non ascoltare Matteo Renzi, seppure una richiesta riguardante il leader di Italia viva non sarebbe ufficialmente arrivata per ora. Fra l’inchiesta di Perugia e le prime audizioni del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e di quello di Perugia Raffaele Cantone, «sta emergendo» un quadro «obiettivamente incredibile e vergognoso per uno stato di diritto», secondo Meloni, che auspica si arrivi «fino in fondo». Per la premier «bisogna vedere dove riesce ad arrivare la commissione Antimafia, poi valutare se c’è bisogno di qualcos’altro».

Oltre alla magistratura, in campo ci sono Copasir, commissione Antimafia e «se ne potrebbe occupare anche il Csm. Ci manca solo – conviene dal Pd Andrea Orlando – un quinto soggetto che se ne occupi per confondere ulteriormente le idee a chi segue questa vicenda e probabilmente anche a chi sta indagando».

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Nessun dissidio

Nella coalizione di governo a più voci vengono smentiti dissidi sui nomi delle audizioni, che dovrebbero partire la prossima settimana e proseguire per un paio di mesi. Nella commissione Antimafia, presieduta dalla meloniana Chiara Colosimo, entra anche il capogruppo di FI al Senato Maurizio Gasparri. Un ulteriore segnale dell’attenzione dei partiti agli approfondimenti sullo scenario e i mandanti del mercato delle ‘Segnalazioni di operazioni sospette’ emerso finora dall’indagine di Perugia sul finanziere Pasquale Striano e sul sostituto procuratore antimafia Antonio Laudati. Argomento: gli accessi alle banche dati sensibili alla ricerca di informazioni su politici e personaggi famosi, avvenuti quando il procuratore capo della Dna era de Raho.

Per questo il centrodestra e Italia viva puntavano all’audizione del deputato del M5s, che respinge ogni allusione di accusa: «Additare me è soltanto un modo per attaccare l’opposizione che è comunque al di fuori di qualunque congegno dossieristico come quello che è avvenuto, se effettivamente è avvenuto». È «inspiegabile il no all’audizione di De Raho – dice Raffaella Paita, di Iv -. Dal nervosismo all’interno di Fratelli d’Italia si evince chiaramente che il partito della premier vuole il ‘va tutto bene madama la marchesa’».

In commissione Antimafia sarebbe stata stilata una lista di una cinquantina di nomi, ma per ora l’ufficio di presidenza ha formalizzato solo alcune richieste di audizioni, fra cui per il comandante della Guardia di Finanza Andrea De Gennaro, il direttore della Direzione investigativa antimafia Michele Carbone, il direttore dell’Unità di informazione finanziaria Enzo Serata, la Procura di Roma, la società Sogei, l’ordine dei giornalisti. Le opposizioni, come filtra in ambienti parlamentari, si preparano a chiedere a Nordio di Giovanni Russo, ex coordinatore dell’ufficio delle Segnalazioni di operazioni sospette, che è l’attuale capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.

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