Conte per strappare il Sud a De Luca dice «no» all’autonomia

Al centro della contesa fra i due, anche la leadership a sinistra, della segretaria Pd

Provocazione da frustrazione e voglia di proroga e di conquista del Sud. Stavolta davvero Vincenzo De Luca, l’ha fatta fuori dal vasino. Offendere in maniera così becera e volgare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, come ha fatto lo «sceriffo», proprio no! È inaccettabile per i campani e imbarazzante per Elly Schlein e c. che – come al solito – si sono guardati bene dal prendere le distanze. Intollerabile. Tanto più dopo che qualche giorno fa, a caccia di proroga, aveva evocato la lotta armata contro il Governo. E anche qui da lor sinistri solo silenzio.

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Viene da chiedersi, come sia possibile che Elly, non si renda conto che a rischiare di più è proprio lei che continua a proporre soltanto astrusità che interessa solo lei e la sua pseudo classe dirigente. Non si è resa ancora conto, infatti, che la falsa ed improbabile corsa – che stanno provando a scatenare i due Masanielli da burletta: con Giuseppe Conte, il cui «no» all’autonomia serve a rubare a De Luca che tenta di rinforzarla ulteriormente aggiungendovi anche la sanità e i Fsc, i cui ritardi dipendono come dimostrano i fatti solo da lui – per la conquista del Sud, in realtà, mette in discussione soltanto la leadership della sinistra fra loro due e lei?

La verità è che la vittoria del centrodestra nelle ultime politiche oltre a strappargli il governo gli ha fatto perdere la testa. E la constatazione che – a differenza dei loro esecutivi che a malapena, arrivavano alla fiducia, poi crollavano per mancanza di coesione e di numeri – oggi, la maggioranza è autosufficiente e sta facendo bene. Con quello firmato venerdì, in Calabria, ha già firmato 10 accordi di coesione con le regioni, altri 6 sono già pronti e agli altri si sta lavorando. Tutti i governatori stanno collaborando, tranne uno (indovinate chi?). E questo li fa impazzire.

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L’Italia non è più ingovernabile

Certo ci sono differenze d’opinioni, ma ciò nonostante, l’esecutivo gode ancora di ampio consenso, perché quando occorre riesce sempre a trovare la quadra. Il che gli sta facendo perdere la ragione. Fatto è che l’Italia non è più ingovernabile, come dal 2011 al 2022 quando a palazzo Chigi si sono alternati ben 6 premier, uno ogni 18 mesi. E anche se tutti hanno continuato a parlare di «democrazia», nessuno di loro è passato dalle urne, ma per una sede più sfarzosa: il Quirinale. E senza bisogno di scatoloni, schede, matite, liste e tessere elettorali.

Tutte queste considerazioni sommate insieme e l’avvicinarsi del turno elettorale di giugno cominciano a fargli paura e, alla luce dei sondaggi e del sentire comune che li danno per sfavoriti, li fa sudare freddo. Vorrebbero cambiare il corso della storia e il loro destino, ma non avendo alcunché da proporre, per dimostrare che ci sono, si sono messi a dare i numeri, mettendo in mostra il peggio di sé, trasformando la più pretesa che presunta «egemonia culturale», di cui menavano vanto, in «presunzione di sé».

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Pensate a quante volte, Schlein si è lasciata andare a dichiarazioni, surreali: «dobbiamo fermare l’onda nera, il fascismo non è un’opinione»; al manichino della Meloni a testa in giù durante un corteo a Bologna; ai libri «Io sono Giorgia» capovolti, in qualche libreria Feltrinelli, (senza, però, riuscire a fermarne tirature e vendite record); ai post di docenti e ricercatori universitari e alla pagina Instagram dell’ex presidente del Museo di Ostuni, Dell’Atti, contro la stessa premier; ai manifesti per i 25 anni della scomparsa di «Pinuccio» Tatarella imbrattati a Bari.

La commissione parlamentare d’inchiesta

E all’ex ministro della sanità (senza) Speranza che dà dell’infame (si sarebbe fatto pagare da «Fuori del coro» per rovinargli la presentazione del libro a Potenza) e dell’assassino («con la sua protesta la gente non si vaccina più») a una vittima del Covid. Ma non gli ha spiegato perché il giorno prima della vaccinazione era su un campo di calcio e, il giorno dopo l’inoculazione, si è ritrovato su una sedia a rotelle, impossibilitato a lavorare. E per lo Stato non esiste nemmeno.

Non contento, poi ha accusato di squadrismo Fdi per aver proposto la commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione del Covid e a Conte, premier nella fase iniziale dell’emergenza, per il quale si tratterebbe di «accuse infamanti». Che dire? Niente, non potevano dire meglio che stanno tremando. E non per il freddo.

E poiché, Meloni – accettando il suggerimento dantesco – non si cura di loro, ma guarda e passa, De Luca si è messo a dare i numeri, sperando che reagisse. Lei stavolta, ha risposto per le rime, ma con educazione. De Luca ne prenda nota.

La dichiarazione antifascista

E per finire in scioltezza: «il Comune di Rescaldina (Milano) per richiamare l’attenzione sui valori ideali che l’attività sportiva promuove, ha realizzato un bando che riconosca il merito agli atleti e/o alle squadre di associazioni sportive rescaldinesi, contraddistintesi nella stagione sportiva 2023/2024». Già Ma per vederselo riconosciuto fra i documenti da presentare, è richiesta una «dichiarazione antifascista». Firma autenticata o meno?

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