Delitto di Avetrana, Michele Misseri libero: «Fuori mi sento incarcerato»

L’uomo è tornato ad autoaccusarsi dell’omicidio di Sarah Scazzi

Ad Avetrana, davanti alla villetta di via Deledda, c’era un plotone di cronisti e cameraman ad attenderlo, ma di Michele Misseri nessuna traccia. Il 69enne accusato della soppressione del cadavere della nipote Sarah Scazzi, uccisa e gettata in un pozzo il 26 agosto 2010, è uscito prestissimo dal carcere Borgo San Nicola di Lecce (erano le 7.17), dove ha finito di scontare la condanna a 8 anni di reclusione, ma nella sua abitazione, abbandonata da anni, non ha ancora fatto rientro.

‘Zio Michele’ è tornato però ad autoaccusarsi dell’omicidio in un’intervista a La Stampa, ribadendo che la sua prima versione (fornita agli inquirenti prima della ritrattazione) era quella esatta e che la moglie Cosima Serrano e la figlia Sabrina, condannate all’ergastolo, sono in carcere da innocenti. «Sono stato io. Ho detto il falso – ha sostenuto – quando accusai mia figlia. Sono stato mille e mille volte reo confesso».

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E ancora: «Ho scritto tante lettere a Sabrina e Cosima chiedendo perdono, ma non ho mai avuto risposta». Michele Misseri era detenuto dal 22 febbraio 2017, il giorno dopo la sentenza della Corte di Cassazione.

La riduzione detentiva

Michele Misseri aveva rimediato anche una condanna a un anno e mezzo per diffamazione nei confronti del suo ex legale Daniele Galoppa, ma ha potuto beneficiare di una riduzione detentiva di 696 giorni, di cui 585 per buona condotta (45 giorni per tredici semestri) e 111 per la norma ‘svuotacarceri’. Dopo essere uscito dal carcere zio Michele è salito sulla jeep bianca del suo avvocato, Luca La Tanza, e poi sembra essere svanito nel nulla.

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Le prime parole

«Mi sentivo più libero dentro, fuori mi sento invece incarcerato»: sono le prime parole pronunciate dopo la scarcerazione e riferite all’ANSA dal suo legale. «Ha palesato la volontà – ha detto La Tanza – per un po’ di giorni di non parlare con nessuno. L’ho lasciato con una persona che lui conosce e non so dove sia andato. Sicuramente non andrà nella villetta di via Deledda e forse neanche domani».

La ricostruzione degli inquirenti

Sarah Scazzi, secondo la ricostruzione degli inquirenti, fu ammazzata da Sabrina e Cosima nel garage della villetta di via Deledda, poi il suo cadavere fu occultato in un pozzo interrato, colmo d’acqua, di contrada Mosca, da Michele Misseri che ha fornito innumerevoli versioni sul delitto, prima autoaccusandosi, poi chiamando in correità Sabrina e in seguito scaricando ogni responsabilità sulla figlia.

Il movente dell’omicidio, secondo gli inquirenti, sarebbe da ricondurre a rivalità sentimentali e dissapori tra le due cugine Sabrina e Sarah, entrambe invaghite dell’amico comune Ivano Russo. In paese c’è chi è pronto ad accogliere Michele Misseri «per fare con lui una partita a carte», chi afferma che «ha espiato la sua pena ed è giusto che torni alla sua vita, lavorando nei campi, se è quello che desidera fare», e chi dice «basta al circo mediatico» perché «vogliamo conservare la nostra tranquillità».

La mamma di Sarah

Non ha voluto commentare il ritorno in libertà di Michele la mamma di Sarah, Concetta Serrano, che chiede di «essere lasciata in pace», immersa nel suo silenzioso dolore. Via Deledda, chiusa al traffico veicolare, è stata presidiata da polizia e carabinieri. Nessuna folla di curiosi, solo giornalisti a caccia di un’intervista.

L’ingresso della villetta è ancora coperto da un telo nero sfilacciato. Sembra che nei giorni scorsi sia stato ripulito l’interno dell’abitazione e sia stata ripristinata la corrente elettrica. Una cognata ha anche portato dei vestiti puliti perché prima o poi Michele Misseri in quella casa ci tornerà. E le telecamere sono pronte ad immortalare quel momento.

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