L’economia dell’Eurozona rallenta, il Pil italiano continua a crescere

Spagna meglio di tutti. Germania e Francia in difficoltà

L’economia italiana continua a crescere. Il ritmo è quello dello zero virgola, lontano dai numeri (stupefacenti per quanto inevitabilmente temporanei) del post-pandemia. Eppure, nonostante le due guerre, nonostante la recessione della Germania, nonostante il rallentamento generalizzato dell’Eurozona, il Pil italiano regge e registra ancora un segno più. Nel quarto trimestre del 2023, con stupore degli analisti, la crescita è stata dello 0,2%, addirittura in accelerazione rispetto al +0,1% dei tre mesi precedenti.

L’Istat, che ha calcolato i numeri in via ancora preliminare e poco dettagliata, evidenzia il contributo della domanda estera. Ma al di là dei vari fattori, il risultato positivo ha comunque permesso di arrivare a fine anno a +0,7%.

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Il 2023 si è così chiuso poco sotto il +0,8% indicato nella Nadef prima dello scoppio della guerra tra Israele e Hamas (percentuale che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, si era già detto pronto a rivedere al ribasso), ma soprattutto ha messo a segno un obiettivo superiore alla media dell’Eurozona. Eurostat ha certificato che nel quarto trimestre del 2023 il Pil è rimasto inchiodato allo zero sia nell’Eurozona che nell’Ue nel suo complesso. Dopo il -0,1% registrato nei tre mesi precedenti il timore era di entrare in recessione. Un rischio schivato all’ultimo secondo e ridimensionato alla stagnazione, in parte anche grazie proprio al contributo dell’Italia.

Gli altri Paesi

Nell’ultima parte dell’anno, l’economia made in Italy ha infatti bilanciato la variazione sottozero della Germania (-0,3%) e quella nulla della Francia. E ha fatto meglio anche nell’intero anno: il +0,7% italiano si confronta infatti con il più contenuto +0,5% di Eurolandia e con il preoccupante -0,3% della Germania. Grazie anche alla Spagna, vera sorpresa del vecchio continente con un +0,6% nel trimestre e un +2,5% nell’anno (nettamente superiore, in questo caso, alle previsioni del governo di Madrid), a trainare l’economia europea stavolta sembrano dunque essere stati proprio i Paesi del Sud.

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Le incognite future

Visti i risultati, per quanto provvisori, del 2023, ora l’attenzione si sposta però tutta sull’anno appena cominciato. Il contesto internazionale rimane complesso per le due guerre in corso, con il rischio di un drammatico allargamento del conflitto, per le incognite sull’economia cinese, ma anche per l’incertezza sui tempi e i modi della discesa dei tassi di interesse, imputati di aver frenato la crescita nel 2023. Le previsioni ufficiali del governo italiano sono ferme alla Nadef, che indicava per il 2024 una crescita dell’1,2%.

Rispetto all’inizio dell’autunno, le condizioni geopolitiche ed economiche sono però profondamente cambiate. Il Fondo monetario non è pessimista, parla in generale di un’economia mondiale resiliente, ma per l’Italia ha rilanciato la sua previsione di un aumento del Pil limitato allo 0,7%, 0,5 punti sotto la stima del governo. Il ritorno ai ritmi sopra l’1% viene rimandato al 2025. Del resto la spinta lasciata in eredità dal 2023 calcolata dell’Istat è di appena lo 0,1%.

Il che significa, come sintetizza Confcommercio, che la crescita di quest’anno «è tutta da costruire», in un contesto in cui non si potrà prescindere dagli investimenti del Pnrr. Confesercenti evidenzia il contributo che nel 2023 hanno dato i consumi, ma sottolinea che – con la contrazione dei risparmi – la tendenza non durerà all’infinito. Non a caso le ultime stime di Legacoop parlano di un aumento del Pil quest’anno in rallentamento allo 0,4%, proprio per la debolezza dei consumi delle famiglie.

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