Strage di Erba, dopo 17 anni si riaprono i giochi: ammesso il ricorso di Olindo e Rosa

L’11 dicembre del 2006 morirono quattro persone tra cui un bambino

Si riaprono i giochi per la strage di Erba: Quattro le vittime, tra cui un bambino di due anni, uccisi l’11 dicembre del 2006 e per la cui morte sono stati condannati all’ergastolo e a tre anni di isolamento diurno i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi. A quasi 18 anni dall’eccidio nel comune del Comasco ora i giudici della Corte d’appello di Brescia hanno deciso che sia discussa l’istanza presentata dai loro avvocati con cui si chiede la revisione della sentenza di condanna.

Con quello dei legali, però, sarà discusso anche il ricorso del sostituto pg di Milano Cuno Tarfusser la cui iniziativa era stata ritenuta improvvida e fuori dalla regole dal capo del suo ufficio, Francesca Nanni, che aveva dato parere negativo trasmettendola a Brescia. Tarfusser, ora sotto procedimento disciplinare per questo, manifesta «un’enorme soddisfazione professionale» mentre la decisione dei giudici bresciani lo «ripaga di alcune negatività che ho subito ma è in linea con quanto ho sempre fortemente creduto».

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Olindo e Rosa, vicini di casa di Raffaella Castagna, di suo figlio Youssef, di soli due anni, uccisi nelle strage a coltellate e con una barra di ferro come la madre della donna, Paola Galli e una loro vicina di casa, Valeria Cherubini, confessarono inizialmente di essere gli autori dell’eccidio, motivandolo con la rabbia per le continue liti e vessazioni da parte di Raffaella e di suo marito Azouz Marzouk. Quest’ultimo poi fu arrestato per spaccio e nel processo manifestò improvvisamente dubbi sulla colpevolezza della coppia.

Alla ‘mattanza’ sopravvisse solo Mario Frigerio, marito della Cherubini, nonostante una profonda ferita alla gola. Fu lui a riconoscere, tra il fumo e le fiamme davanti alla porta dell’appartamento dei Castagna, a cui era stato dato fuoco, Olindo Romano. Un riconoscimento effettuato anche in dibattimento, quando Frigerio, che morì alcuni anni dopo, si trovò faccia a faccia con gli imputati.

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Le tesi dei difensori

Gli avvocati Fabio Schembri e Nico D’Ascola, per Olindo, e Luisa Bordeaux e Patrizia Morello, per Rosa Bazzi, puntano su nuovi testimoni e una serie corposa di consulenze alla base della richiesta di revisione della sentenza. Uno di questi, «mai sentito all’epoca dei fatti» per i difensori della coppia, è un uomo che abitava nella casa della strage, legato ad Azouz Marzouk. L’uomo aveva riferito di una faida con un gruppo rivale, nella quale anche lui fu ferito, e aveva sostenuto che la casa della strage «era la base dello spaccio che veniva effettuato nella vicina piazza del mercato e il posto dove erano depositati gli incassi». Questa, per lui, l’origine della strage non l’odio dei coniugi.

Altro testimone citato dalla difesa è «un ex carabiniere che riferisce delle indagini e delle parti mancanti del 50% dei momenti topici delle intercettazioni». Le consulenze sostengono l’incompatibilità con la ricostruzione fatta dai coniugi – e poi ritrattata – della strage con quella emersa dalle indagini. Un elaborato riguarda la testimonianza di Mario Frigerio, diventato principale testimone dell’accusa che riconobbe Olindo in aula. Una versione in dibattimento che, per i legali, contrasterebbe con quanto dichiarato da Frigerio nell’immediatezza, nel letto d’ospedale.

Anche la ricostruzione nelle sentenze della morte della moglie di Frigerio, Valeria Cherubini, contrasterebbe con quella emersa dalle loro consulenze. Sulla novità di queste prove e se queste possano portare al proscioglimento degli imputati (sono queste le condizioni necessarie) la Corte d’appello di Brescia potrà decidere se riaprire un processo, con l’acquisizione dei nuovi elementi, oppure respingere le istanze che sono complessivamente tre, compresa quella del tutore di Olindo e Rosa, l’avvocato Diego Soddu.

Castagna: non troveranno mai un’altra verità

Giuseppe Castagna, che nella strage di Erba perse madre, sorella e nipotino non è scosso dalla decisione di far discutere l’istanza: «Possono cercare in tutti i modi, ma non troveranno mai un’altra verità», spiega e aggiunge: «Ogni volta che ci arrivavano notizie di iniziative della difesa o mediatiche provavamo dolore, ora è quasi noia: siamo stati anche attaccati personalmente».

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