Torre Annunziata, Bergamasco (La paranza delle idee): «Palazzo Fienga, è davvero il caso di demolirlo?»

La struttura diventata simbolo della malavita fu liberata nel gennaio del 2015

È di alcuni giorni fa la notizia dell’intesa raggiunta tra i vari livelli istituzionali coinvolti per la demolizione di Palazzo Fienga, già roccaforte del clan Gionta a Torre Annunziata, e per la successiva trasformazione dell’area di 12.000 metri quadri ora occupata dall’immobile in un parcheggio al servizio del porto cittadino e degli Scavi di Oplonti.

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La struttura diventata simbolo della malavita torrese fu liberata trionfalmente nel gennaio del 2015 e sono oramai trascorsi nove anni senza che il suo tanto agognato recupero prendesse il via, nonostante l’avvenuta confisca del bene.

Pochi mesi dopo il suo sgombero il Palazzo venne indicato dall’allora ministro della Giustizia Andrea Orlando, nel corso di una sua visita in Città, come futura sede di uffici giudiziari.

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In seguito quest’idea fu soppiantata da un’altra ipotesi progettuale, che intendeva fare del complesso un polo operativo-alloggiativo delle Forze dell’Ordine (Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Giudiziaria, Polizia Metropolitana e Polizia Locale) e prevedeva, inoltre, la realizzazione di un parcheggio interrato e la sistemazione a parco urbano della superficie esterna del piazzale.

Su tale soluzione, che nacque e prese corpo durante l’Amministrazione Ascione, fu raggiunto un accordo tra le parti interessate nel luglio del 2021, tant’è che nell’agosto seguente, al fine di accelerare l’iter procedurale per una pronta restituzione del bene alla collettività, venne nominata una Commissaria Straordinaria incaricata della realizzazione degli interventi infrastrutturali su palazzo Fienga.

Apprendiamo ora che a questa progettualità è stata preferita l’ipotesi dell’abbattimento dell’edificio e della riconversione dell’area interessata in parcheggio da utilizzare in chiave pubblica e turistica.

Il cambio di strategia è stato motivato dai minori costi della demolizione, dalla carenza di parcheggi in Città, dall’inopportunità di concentrare tutte le Forze dell’Ordine in una sola struttura (giacché, si dice, bloccando gli stretti varchi di accesso a Palazzo Fienga si riuscirebbe a neutralizzarle completamente, in caso di attentati criminali) e da un valore simbolico ritenuto più forte di quello della riqualificazione in Cittadella della Legalità.

Il progetto già avviato

Mi preme fare, anche a nome dell’Associazione che presiedo, alcune considerazioni al riguardo.

In primo luogo, uno Stato che fa marcia indietro su un progetto già ampiamente discusso a vari livelli negli ultimi anni rischia seriamente di perdere credibilità, specie se lo fa sulla scorta della sensazionale scoperta che demolire e spianare costerebbe meno che riqualificare e che, inoltre, lo si farebbe in meno tempo.

Non è un caso, d’altronde, che ci sia già chi maligna sulla necessità da parte delle Istituzioni di risparmiare altrove i fondi impegnati per la vetrina del momento: Caivano.

D’altra parte, anche i dubbi sull’opportunità di concentrare tutte (ma in realtà, in termini di reparti operativi, non sarebbero state nemmeno tutte) le Forze dell’Ordine in un unico sito appaiono quantomeno tardive.

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Il messaggio della riconversione

Per quanto concerne il significato simbolico, poi, fin qui da più parti era stata esaltata la potenza del messaggio della riconversione di un fortino della camorra in presidio di legalità mentre ora ci dicono che buttare tutto giù costituirebbe un gesto assai più forte.

In ogni caso, sarebbe cosa buona e giusta interpellare al riguardo la cittadinanza.

La lotta alla malavita e il presidio

In secondo luogo, se è vero che Torre Annunziata presenta una carenza di parcheggi e di aree verdi è anche vero che occorrerebbe domandarsi se la creazione di uno stabile presidio delle Forze dell’Ordine nel Quadrilatero delle Carceri, rione malfamato e degradato, non possa facilitare più di ogni altra cosa la difficile e da tanti decenni attesa riqualificazione dello stesso.

Ciò tenendo bene a mente che, come detto in precedenza, il progetto su cui fino a poco tempo fa si stava lavorando prevedeva comunque la realizzazione di un parcheggio e di un parco pubblico.

Va ricordato (anche e soprattutto a qualche movimento politico che sembra essersene dimenticato, sebbene in passato abbia suffragato tali argomentazioni), infine, che l’idea di trovare una nuova collocazione in particolar modo alla Polizia di Stato e ai Vigili Urbani nacque dalla più volte asserita inadeguatezza funzionale delle loro rispettive attuali sedi.

Del resto, i pericoli di blocco delle vie di accesso evocati per Palazzo Fienga non dovrebbero valere quantomeno anche per l’attuale sede del Commissariato di Polizia?

Ancora, non si dimentichi che i Vigili Urbani hanno lasciato la loro storica sede di Piazza Nicotera perché divenuta inagibile e che sono stati ricollocati d’urgenza negli uffici comunali di Via Dante (un autentico budello), in spazi che potrebbero essere destinati integralmente a funzioni di aggregazione sociale, mettendoli, ad esempio, a disposizione delle associazioni cittadine.

Si può anche decidere di abbattere Palazzo Fienga ma questi problemi, se restano valide le considerazioni fatte in passato, rimangono sul tavolo e un approccio serio imporrebbe di chiarire con quali soluzioni si immagina di risolverli.

P.S. Magari, tra un incontro e l’altro sulle candidature per le prossime elezioni amministrative, se anche le forze politiche cominciassero a esprimersi sulle azioni da compiere per lo sviluppo della Città male non sarebbe.

                                                                                      Claudio Bergamasco

Presidente dell’Associazione politico culturale “La paranza delle idee

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