Napoli, corso San Giovanni a Teduccio: una trappola per automobilisti

I lavori di adeguamento della carreggiata conclusi da poco

Corso San Giovanni a Teduccio, lunga bretella di collegamento tra il centro della città e la cosiddetta zona orientale, a ridosso dei comuni metropolitani di Portici e San Giorgio a Cremano. Corso San Giovanni a Teduccio l’iconica strada che prende il nome dell’omonimo quartiere entrato a pieno titolo nella toponomastica cittadina quasi cent’anni or sono, nel 1925, dopo secoli di solitaria autonomia.

Percorso unico solo nella conformazione ma dallo spirito cangiante che, a differenza del cugino blasonato «quello del corso Vittorio Emanuele» muta più volte il proprio nome: via Marina, via Colombo, via Reggia di Portici, corso Garibaldi. Ogni tratto a suo modo ha assunto i nomignoli tipici della toponomastica popolare, quella fatta da chi vive in questi luoghi da sempre: Sperone, ‘e ppallazzine, il ponte dei Francesi, ‘a parrocchia solo per citarne alcuni. La famosa arteria poco più stretta di una statale è zeppa di svincoli e attività commerciali. Lungo essa anche il deposito di tram dell’ANM.

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Dopo anni di attesa e decenni di incuria finalmente si è intervenuti per «mettere ordine» con notevoli lavori strutturali che hanno interessato il tratto che da Vigliena in prossimità della Croce Rossa giunge fino al quadrivio della rotonda detto dello Sperone. Il nuovo percorso purtroppo però non ha offerto il risultato sperato. Disagi su disagi, questo il risultato di un progetto formulato e sviluppato da menti certamente eccelse «colpevoli» di aver sottovalutato alcuni importanti dettagli della realtà autoctona.

L’artria e la banchina sparti traffico

Ma veniamo al concreto, il primo tratto della lunga arteria veniva diviso, tramite una banchina sparti traffico di circa 30 centimetri in due carreggiate, di cui una, quella interna, destinata al transito dei soli mezzi pubblici, mentre l’altra, lato mare, a doppio senso di marcia e destinata in parte a stalli di parcheggio su ambo i lati.

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Il problema, che ricordiamolo nasce sempre dall’inciviltà e dalle reiterate cattive abitudini, è quello che sulla mano in questione si sviluppa un lungo tratto commerciale, ricco di negozi e piccoli opifici, che si susseguono in sequenza dove fornitori, consumatori e lavoratori degli stessi tendono a occupare la sede stradale con mezzi ed altri «elementi architettonici» di salvaguardia dello spazio. A ciò si aggiunge la sosta selvaggia di auto e mezzi pesanti anche in terza e quarta fila.

Ne consegue che gli automobilisti più virtuosi e rispettosi delle regole, nell’incanalarsi nel giusto senso, quasi rischiano la vita dal momento in cui si ritrovano faccia e faccia con altri mezzi costretti a percorrere il tratto occupando la carreggiata di senso opposto per evitare gli ostacoli. Colpa va data anche a una segnaletica confusa e discutibile che produce scompiglio anche tra gli automobilisti più accorti. Cosa sarebbe opportuno fare? Forse aumentare i controlli sarebbe cosa saggia visto che tra piste ciclabili-trappola e rotonde sparti-traffico che non spartiscono è saggio riconoscere che i cordoli non sono cosa nostra.

 

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