Nicholas Sarkozy ammette: così spingemmo Berlusconi a dimettersi

L’ex presidente racconta l’ingerenza di Francia e Germania nella politica italiana

Per capire le polemiche esplose dopo le rivelazioni di Nicholas Sarkozy su Silvio Berlusconi bisogna fare un salto nel passato lungo 12 anni. Siamo nel 2011, l’Italia è all’apice della sua crisi finanziaria, e da circa un anno il Cavaliere è al centro della scena mediatica dopo il «Bunga Bunga». L’ex inquilino dell’Eliseo, nella nuova puntata delle sue memorie, «Les Temps des combats», aggiunge dei dettagli. Siamo a Cannes, novembre 2011, al vertice del G20 con Sarkozy all’epoca presidente Francese, e la cancelliera Angela Merkel, che provano a spingere Berlusconi a dare le sue dimissioni.

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«Ormai si trattava di salvare la terza economia della zona euro, l’Italia. I tassi di interesse che Roma doveva versare per rifinanziare il suo debito colossale avevano superato un nuovo record, al 6,4%. Avevamo raggiunto il limite della sostenibilità del debito italiano». Fra il Cav e l’ex presidente francese non è mai scoccata la scintilla e, con il trascorrere del tempo e il crescere delle difficoltà, la situazione si è deteriorata, ammette oggi Sarkozy per la prima volta nel suo libro in modo chiaro. Rendendo però a Berlusconi l’onore delle armi ed esprimendo un sincero dispiacere per la sua morte: «Lascerà il ricordo di un grande imprenditore, di un politico di vero talento e di un uomo allegro e benevolo, che amava la vita al di là di ogni limite ragionevole».

L’incontro a Cannes

In quel drammatico novembre, a Cannes, secondo quanto scrive Sarkozy, Berlusconi «cominciò a spiegarci che eravamo noi a non capire che il debito italiano era nelle mani degli italiani e che con i mercati internazionali non si correva alcun rischio. Ipotizzava un grande prestito nazionale da chiedere agli italiani, era piuttosto delirante». Altra cosa che all’ex inquilino dell’Eliseo sembra non essere piaciuta è che tutto questo «veniva condito con le battute cui ci aveva abituati e che erano ancora più fuori posto rispetto al solito. Assistevamo, atterriti, all’inizio della fine di una grande carriera politica».

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Poi, Francia e Germania gli comunicarono la decisione: «Fu un momento di grande tensione, dovetti spiegargli che il problema dell’Italia era lui! Angela ed io eravamo convinti che fosse diventato il ‘premio di rischio’ che il Paese doveva pagare ai creditori del Tesoro italiano. Pensavamo, sinceramente, che la situazione sarebbe stata meno drammatica senza di lui e il suo atteggiamento patetico. Non sapeva che entro la fine del mese sarebbe stato abbandonato e costretto a lasciare le sue cariche».

La caduta di stile

Parole dure che però non possono essere smentite dal diretto interessato visto che il libro è stato pubblicato a due mesi dalla morte di Silvio Berlusconi. Decisamente una caduta di stile da parte dell’ex presidente francese. La storia, però, dimostrò l’esatto contrario e anche Zapatero, come spiega il Giornale.it, raccontò nel suo libro di un’offensiva contro l’Italia premeditata, «condotta per terra, mare e aria».

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Le reazioni di Forza Italia

A difendere la memoria dell’ex premier defunto, insorge Forza Italia, con Licia Ronzulli che sottolinea come la caduta del governo Berlusconi «fu il risultato di un complotto internazionale». «Il signor Sarzoky riscrive gli eventi in maniera grossolana e approssimativa, inchiostrando pagine di ricostruzioni false», affonda Maria Tripodi, sottosegretaria agli Esteri. Maurizio Gasparri parla di «attentato alla democrazia».

«Gli insulti gratuiti che il condannato per corruzione Sarzoky rivolge nel suo libro al presidente Berlusconi lasciano davvero il tempo che trovano» dice il capogruppo di Forza Italia al Parlamento europeo, Fulvio Martusciello, (Fi-Gruppo Ppe). Per l’eurodeputato forzista, «sono scritti da chi ha vissuto una parabola discendente fino a scomparire del tutto, e ora con il libro punta a sbarcare il lunario. Sarzoky non è nulla, non ha lasciato nessun segno nella storia del suo Paese, ne è stato capace di far sopravvivere il suo partito». «La storia ha dato ragione alle idee anche in materia di economia di Berlusconi che, pur nella crisi congiunturale di quegli anni, aveva visto giusto», conclude Martusciello.

Ma non solo gli azzurri. «Sarò lapidario. Io ero ministro di quel governo, la considero una brutta pagina. Non penso che altri governi possano incidere o determinare la caduta di un governo sovrano eletto nel proprio paese. Non va bene. in europa bisogna esserci, rispettare tutti ma soprattutto farsi rispettare» ha detto il ministro per gli Affari europei, le Politiche di coesione e il Pnrr Raffaele Fitto

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