La vita dura della Schlein, segretaria Pd ad autonomia limitata

A Pomigliano d’Arco, 28 lavoratori della Fca vedono il proprio posto a rischio. Stellantis li ha «svenduti» a un’azienda delle Bermude

«Chi è causa del suo mal pianga se stesso». A ricordarlo è l’antica saggezza. Franceschini, Boccia, Nardella, Gualtieri, la De Micheli, Cuperlo e i Pd, sapevano benissimo a cosa sarebbero andati incontro, sostenendo la Schlein nella corsa alla segreteria del partito. Eppure non hanno avuto dubbi a farlo. Probabilmente, per paura – ipocritamente, nascosta dietro il «magico nuovo che avanza» (?) – di ritrovarsi leader del partito il governatore Bonaccini. Sorvolando su un curriculum tutt’altro che entusiasmante.

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Reduce dalla fallimentare avventura delle sardine, in occasione della campagna elettorale per le regionali. Nate in opposizione alla Destra che, in quel momento, pur essendo all’opposizione del governo Conte II, risultava in testa ai sondaggi, erano velocemente finite fritte in padella. Ciò nonostante, pensarono bene di candidarla alla guida del Pd, proprio in contrapposizione al governatore che, dopo il voto, l’aveva anche scelta come sua vice, affidandole l’assessorato alla protezione civile.

Un premio – in due anni, la sardina «protettrice» aveva fatto ben poco per salvaguardare l’integrità regionale – assolutamente immeritato, ma utile a confermare che «la gratitudine è il sentimento del giorno prima». Tanto più che – non essendo l’aspirante «capa» iscritta al partito – avevano dovuto aprire le urne anche ai non iscritti. E non è un caso che a urne aperte solo agli iscritti, Bonaccini aveva stravinto. Risultato ribaltato dal voto di chi, in un partito normale, non avrebbe avuto alcun diritto di votare e scegliere chi avrebbe dovuto guidarlo.

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A conti fatti, insomma, più che dei dem è la leader degli «esterni»

Soprattutto dei 5stelle le cui idee fanno dimostratamente pendant – cercando di riempirlo – con il vuoto programmatico della Elly. Che, giusto dirlo senza infingimenti, a risultato acquisito, sta facendo esattamente ciò che volevano facesse quelli che l’hanno votata affidandole la leadership di un partito di cui non erano e non sono parte: farne una sorta di inutile satellite dei pentastellati. Quindi, oggi, accusarla di ambiguità e collusioni con il nemico è da stupidi. Lei, non ha fatto che adeguarsi.

Grillo ha chiamato a raccolta i suoi, incitandoli a dar vita alle Brigate di cittadinanza e usare il passamontagna (tristi reminiscenze di un passato di violenza che ha seminato l’Italia di vittime innocenti, con il secondo usato ancora oggi per rapine ed aggressioni, ma se qualcuno per carnevale fa una foto con un vecchio «fez» viene accusato di squadrismo); e la leader dem con triplice cittadinanza, italo-statunitense-svizzera, ha accolto immediatamente – mentre Conte ha preso le distanze dal vecchio guru ormai in disgrazia – l’invito del comico e promesso un’estate rovente.

E non per la calura estiva, bensì per le «rivolte» di piazza cui intende costringere il partito e i Piddini hanno sfilato insieme a Cgil e M5s, contro precariato e malasanità ovvero i guasti da loro prodotti. Nella speranza di recuperare gli spazi perduti, anche in ottica «europee». Peccato, però che: tra «genuflessioni» a Conte, Grillo, Landini e casta «arcobaleno», con Bonaccini che si fa una corrente; cacicchi costretti ad accettarla per averla supportata, anche se non la sopportano più; mentre cerca le «aree», sta perdendo i «perimetri», Cottarelli, Martucci, Chinnici, D’Amato, Fioroni, Comisso, già scappati e gli «spazi» si fanno sempre più stretti.

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Sentenze che fanno impazzire la sinistra

Tanto più che ci si sono messi anche l’Ue, la Cassazione a dire «no» al riconoscimento dei figli delle coppie omogenitoriali perché sull’utero in affitto «la sovranità è nazionale» e il Tribunale milanese ha annullato le registrazioni già effettuate; il Tar ha detto «no» ai blitz delle navi dei migranti perché in mare «spetta al Viminale decidere il porto di arrivo». Sentenze che, come tutte quelle contrarie ai suoi desiderata, fanno impazzire la sinistra.

Che, per invertire la sequela di sconfitte dal 2011, spera da sempre nel contributo dell’Ue e delle toghe, e adesso nelle regionali del Molise e negli intoppi quali quelli su: decreto legge lavoro e Mes. Che – anche se non crea problemi – sarebbe stato meglio evitare. Per impedire che la sinistra, divisa su tutto e anche sul Salva Stati, ne facesse – come sempre – un caso, per «coprire le proprie nudità» e scatenarsi contro il governo.

Posti di livoro a rischio

Ad aprile dell’anno scorso nel provare a fare i conti in tasca alla Fiat, nel frattempo diventata prima Fca (Fiat Chrysler Automobiles) e poi Stellantis ed ha trasferito la propria sede legale in Olanda (ovviamente per ricavarne vantaggi fiscali), facevo notare come tutto questo servisse al top management aziendale a migliorare i bilanci aziendale, ma mettesse ulteriormente a rischio i posti di lavoro in Italia e soprattutto al Sud. Preoccupazioni, evidentemente, tutt’altro che ingiustificate, se è vero, com’è vero, che i 28 dipendenti della Fca Service di Pomigliano d’Arco dal primo luglio passeranno a una nuova azienda ma ancora non sanno neanche quale sarà la loro sede di lavoro.

Il gruppo Stellantis li ha ‘trasferiti’ ad altra azienda, per riorganizzazione del personale. Una riorganizzazione discriminatoria secondo i 28 dipendenti, che si occupano della parte amministrativa del Gruppo: «A settembre 2022 – spiega Serpico Clemente, delegato Fim Cisl – l’azienda ha annunciato la ricollocazione di 200 persone.172 a Torino dove troveranno posto nelle società del gruppo, mentre a noi toccherà un’azienda che ha sede nelle Bermuda, ma senza garanzia di continuità lavorativa».

Che si tratti di un preannuncio di licenziamento? «Purtroppo, da un’azienda con 6mila dipendenti, ci ritroveranno in un’altra che ne ha 20 e non ha ancora neanche una sede di lavoro per noi – aggiunge Peppe Napolitano, delegato Fiom Cgil – tutti i tavoli con l’azienda non hanno prodotto nulla e per questo motivo noi siamo pronti ad andare a Torino per marciare davanti alla sede centrale». Purtroppo, in questi anni lo Stato è stato assente ed ha lasciato che altri svolgessero i suoi compiti. Ed a rimetterci sono stati sempre i lavoratori. E’ ora d’invertire la rotta.

 

Setaro

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