Torture e maltrattamenti in Questura, cinque poliziotti arrestati e 17 indagati

Piantedosi: «Se confermate, vicende di enorme gravità»

Mattia non ricorda di essere stato picchiato e messo ko, Nicolae fatica a raccontare nel suo italiano stentato le sevizie, ma le sequenze di quanto ha subito sono nitide nella sua mente. Dalle pagine dell’ordinanza del gip di Verona Livia Magri e dai racconti di queste ore delle vittime delle violenze avvenute nell’acquario, la sala della questura di Verona in cui venivano portate le persone fermate durante i pattugliamenti, affiora l’impressione di un copione consolidato da parte di cinque poliziotti arrestati martedì.

Episodi non isolati, dunque, di cui altri presumibilmente erano a conoscenza. Sono infatti complessivamente 17 gli indagati e 23 i poliziotti trasferiti, oltre ai cinque agenti posti agli arresti domiciliari, nell’inchiesta sulle presunte torture e maltrattamenti e sospetti di peculato, avvenuti in almeno sette occasioni tra il luglio 2022 e il marzo 2023.

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Le intercettazioni

Un girone infernale, «un modus operandi consolidato», per il gip, che non risparmiava ai malcapitati botte, accecamenti con lo spray urticante e bagni nell’urina. È nei confronti di Mattia, l’unico italiano tra le vittime, che uno degli arrestati, si vanta al telefono con la fidanzata, non sapendo di essere intercettato: «Adesso ti faccio vedere io quante capocciate alla porta dai, boom boom boom boom». «E io ridevo come un pazzo», raccontava alla ragazza.

Parlava delle «stecche» sul volto dell’uomo, che oggi non ricorda perché nei momenti del fermo era sotto l’effetto di farmaci e alcol, dei calci e dei pugni. «Ho caricato una stecca amo’, bam, lui chiude gli occhi, di sasso per terra è andato a finire, è rimasto a terra», racconta al telefono. A giudizio del gip, proprio per Migliore, «sarebbe stata indispensabile la custodia in carcere». A suo carico sono indicati i pestaggi in questura di Mattia e di Nicolae, per cui il pm configura il reato di tortura, e di Adil, con l’accusa di lesioni. C’è infine l’ipotesi di peculato, per essersi impossessato di una quantità di hascisc sottratta a un piccolo spacciatore, nell’ottobre 2022.

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A parlare di «una indagine molto delicata» è il legale di uno degli arrestati, che preferisce rimanere anonimo, annunciando che saranno fissati nelle prossime ore gli interrogatori di garanzia dei cinque. «Sicuramente saranno necessari sviluppi e approfondimenti che comporteranno tempi lunghi per fare piena chiarezza e stabilire la veridicità dei fatti – aggiunge – Intanto restiamo in attesa della convocazione per l’interrogatorio di garanzia».

Il ministro dell’Interno

Per il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, «le vicende che emergono dall’inchiesta di Verona, ove fossero confermate, sarebbero di enorme gravità, lesive innanzitutto della dignità delle vittime ma anche dell’onore e della reputazione di migliaia di donne e uomini della Polizia di Stato che quotidianamente svolgono il proprio servizio ai cittadini con dedizione e sacrificio». Conclusi gli accertamenti che hanno portato agli arresti, ora «la magistratura e la stessa Polizia di Stato – sottolinea – faranno piena chiarezza su quanto avvenuto».

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