Migranti, aumenti dei flussi regolari, rimpatri e pene dure a scafisti: le misure allo studio

Il tema immigrazione sarà affrontato nel Consiglio dei ministri a Cutro

L’ipotesi è quella di un provvedimento che coinvolgerà più ministeri sotto la regia della premier Meloni. Per questo sarebbe allo studio una nuova rideterminazione dei flussi regolari di migranti, grazie ad accordi di cooperazione con i Paesi di origine che devono combattere le partenze irregolari. E tra le possibili misure ci sarebbe anche l’inasprimento delle pene per i trafficanti di esseri umani e nuove procedure per semplificare meccanismi ancora troppo lenti: dai rimpatri al sistema di accoglienza, passando per l’istituto della protezione internazionale. Al momento comunque si tratta solo di ipotesi in attesa che si definiscano meglio eventuali provvedimenti e misure da adottare.

Inoltre il tema immigrazione sarà affrontato nel Consiglio dei ministri a Cutro, annunciato dalla premier Meloni, che si dovrebbe tenere non più tardi di venerdì. Dopo il Dpcm di fine dicembre scorso sui flussi, che fissa una quota massima di ingressi pari a 82.705 stranieri, di cui 44.000 per motivi di lavoro stagionale, e il decreto Ong, allo studio potrebbero esserci pene più severe per gli scafisti e la possibile idea di fissare una quota annuale per l’entrata di centomila stranieri regolari, che vengano poi collocati in base alle esigenze del mercato del lavoro nei vari settori.

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Già il 7 marzo però il titolare del Viminale Matteo Piantedosi affronterà nuovamente la questione immigrazione tornando sulla vicenda di Cutro con un’informativa urgente del governo nell’aula di Montecitorio per ricostruire la dinamica dell’intervento della Guardia di Finanza e del ruolo della Guardia Costiera dopo che Frontex aveva avvistato i barcone nello Ionio «ma senza lanciare nessun allarme», come ha ricordato sabato la premier Meloni. Sullo sfondo però resta la stretta collaborazione con l’Ue e le richieste che arriveranno a Bruxelles il prossimo 9 marzo, in vista della riunione del Consiglio europeo dei ministri dell’Interno.

Il documento di Italia, Cipro, Grecia, Malta e Spagna

Già in occasione del vertice dei Paesi del Med5, di cui fanno parte Italia, Cipro, Grecia, Malta e Spagna, è stato prodotto un documento chiaro sottoscritto dai cinque Stati membri: contrastare le partenze irregolari dei barconi, rafforzare i rimpatri, aumentare con Frontex la sorveglianza dei confini e – agli Stati che subiscono maggiori pressioni migratorie – far decidere autonomamente le procedure di frontiera.

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Dunque un contrasto deciso all’immigrazione irregolare e alle partenze dai Paesi di origine che avvenga attraverso un rafforzamento dei rapporti bilaterali e un potenziamento dei rimpatri. L’intesa con Bruxelles sarebbe dietro l’angolo: stipulare accordi con i Paesi di provenienza privilegiando con meccanismi premiali (per esempio un aumento delle quote sui flussi regolari) chi è più virtuoso, ovvero chi combatte in maniera più efficace le partenze illegali dai propri territori.

Un esempio sul piano pratico riguarda operazioni come quella messa in atto in queste ore dalle forze di polizia tunisine, che hanno arrestato 65 persone di varie regioni dell’Africa subsahariana, risultate essere in condizione «irregolare» dopo essersi introdotte illegalmente in Tunisia.

Inoltre secondo l’Italia e gli altri quattro Paesi del Mediterraneo, proprio gli Stati membri con maggiori pressioni migratorie irregolari dovrebbero – secondo il documento finale stilato al vertice di Malta – beneficiare di una deroga alla procedura di frontiera obbligatoria e «poter decidere in merito all’applicazione di tali procedure in base alla loro capacità e alla prospettiva di rimpatri». Riguardo ai ricollocamenti dei migranti, a Bruxelles verrà anche chiesto con forza di «istituire un meccanismo di solidarietà permanente e obbligatorio che tenga conto delle reali esigenze degli Stati membri».

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