L’Europa di domani senza bistecche e vino, ma con insetti e vermi

Le follie green dell’Ue rischiano di trasformare le case frutto del risparmio dei cittadini da piccole ricchezze in povertà assoluta

Il premier Meloni e il ministro Fitto hanno portato a casa, dall’incontro a Stoccolma con il premier svedese Kristersson e a Berlino con il cancelliere tedesco Scholz, l’apertura alla flessibilità sui fondi europei già disponibili (Pnrr) e sulla questione immigrazione. Ma dalla disponibilità al via libera, la strada è ancora lunga e irta di difficoltà.

Bisognerà vedersela con i cosiddetti «frugali» e con i Paesi sempre pronti ad accettare il dialogo sulla «ripartizione» dei migranti, purché, a casa d’altri. «Fusse che fusse la vorta bbona»? Chissà! Bisogna avere fiducia. Ma questa Europa, la merita? Qualche dubbio, c’è. E le motivazioni, sono davvero tante. Qualche esempio.

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Dopo tre anni di emergenza covid, tra lokdown, chiusure e cittadini, ai domiciliari, sulle responsablità per quanto accaduto, sui decessi e sulla questione «vaccini» non si sa ancora niente. Anzi, il difensore civico europeo, O’Relly ha dichiarato a «France 24» di essere stata ostacolata dalla Commissione Europea nell’inchiesta sui vaccini Pfizer e sullo scambio di sms fra la presidente von der Leyen e l’ad della casa farmaceutica, Bourla, relativamente al contratto per la fornitura delle dosi. Lei dice di averli cancellati e lui rifiuta di farsi audire dal Parlamento europeo.

Mesi addietro si è fatto rappresentare dalla responsabile commerciale dell’azienda, Small che ha negato che il vaccino sia stato testato per bloccare la trasmessibilità del covid. Che oltre il Qatargate, ci sia anche un Pfizergate? Forse, no. Ma qualche dubbio comincia a circolare. Anche perché, pur essendo diminuita richiesta di vaccini, i 27 dovranno – per rispettare i contratti sottoscritti dai vertici dell’Ue – continuare a comprarli e Bigpharma a incassare e, per di più, a prezzi anche più alti.

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Cibi alternativi e follie dietetiche

Sull’argomento di tanto in tanto, l’Ue fa sentire la propria voce, ma poi zittisce, lascia fare e i colossi del web ne approfittano. Mettono in fila fatturati notevoli e grande liquidità, che molti di loro stanno investendo nei cibi alternativi (vedi Gates e la carne sintetica) valgono tantissimo in Borsa, ma pagano tasse ridotte all’osso. Da qui, alle follie dietetiche ed ecologiche dell’Ue il passo è breve.

Tant’è che continua a dire «no» a dieta mediterranea, carne, pesce, salumi, formaggi, vino, birra ecc. frutti della terra, di allevamenti e agricoltura di qualità, penalizzando soprattutto l’Italia – in particolare il Sud – che nel 2022 ha battuto il record nell’export (26miliardi) verso i Paesi extra Ue, e il Pil italiano ha toccato il +3,9% più alto d’Europa e della stessa Ue e a promuovere i cibi sintetici e quelli derivati da insetti, vermi, locuste, grilli, larve, ecc., realizzati nei laboratori frutto della diversificazione degli investimenti delle tasse risparmiate dei grandi del web.

Auto elettriche ed efficientamento termico delle case

Senza dire di quelle dettate dall’ideologia gretina green: passaggio alle auto elettriche ed efficientamento termico delle case – la prima entro il 2030, la seconda il 2033 – che trasformeranno le proprietà immobiliari e automobilistiche, frutto del risparmio dei cittadini da piccole ricchezze in povertà assoluta.

Attenzione, però, secondo l’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili solo per il 15% di ciò che richiede l’Ue per l’efficientamento termico degli immobili occorrebbero 630anni e per completare l’opera ben 3.800 anni. Ritardi burocratici a parte. Forse si sentono immortali e lavorano per i posteri che, cosi facendo, saranno liberati dal problema di dover difendere il patrimonio dei palazzi storico-architettonici, già tutti rasi al suolo.

Sorvolando sulla follia della normativa euro 7 che costringerebbe – a dire delle stesse – le aziende automobilistiche a spendere centinaia di miliardi per ridurre gli scarichi, ma senza grandi risultati sul piano della lotta all’inquinamento. E sulla decisione di mettere al bando, entro il 2029, le caldaie a gas. E pur tacendo sui costi miliardari da sostenere e le centinaia di migliaia di posti di lavoro a rischio.

Senza dire che per questa Europa, il patto di stabilità è derogabile per rimpinguare – senza chiedere il consenso di chicchessia – gli arsenali da guerra. Ma non per aiutare Sud, ospedali e sviluppo. Era questa l’Europa che sognavano i suoi fondatori, ieri? E che noi sogniamo di lasciare ai nostri figli, domani?

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