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Armi sofisticate all’Ucraina ora: perché?

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In Russia si comincia a considerare una sconfitta non preventivata dai belligeranti e tracotanti capoccioni

Ora è più che mai tempo di aumentare i sostegni economico-militari all’Ucraina per determinare sul campo, in maniera inequivoca, i confini dello Stato messo in discussione dai gerarchi russi e decretare così la fine della guerra.

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L’inverno alle porte, le città distrutte da continue piogge di missili e bombe a grappolo (proibite!), mancanza di acqua, corrente, riscaldamento, connessioni internet instabili…Eppure incrollabile rimane la fiducia e la volontà sia del popolo che dell’esercito ucraino in una possibile “vittoria” finale (in ucraino “peremoha”). Quest’ultima non dovrebbe essere mutilata come pensano i detrattori della politica agli aiuti militari all’Ucraina. I risultati sul campo confermano ad alcuni esperti televisivi che le loro previsioni non avevano considerato l’indomabile carattere forgiato sullo spirito cosacco che anima il popolo ucraino.

Avevamo già pronosticato a giugno 2022, a seguito di una ultima visita in questo tartassato Paese, che la presa di Xerson non solo avrebbe segnato una tappa fondamentale nel conflitto ma avrebbe o aperto una nuova fase nei negoziati o avrebbe avviato una ipotetica sconfitta della Russia.

Ecco i motivi per i quali il ruolo strategico di Xerson è fondamentale:

a) città chiave per ripristinare il controllo sulla riva destra del fiume Dnipro (Dnieper). Più volte nella storia dell’Ucraina questo fiume ha funto da linea di demarcazione tra sfere di influenza delle diverse entità statali che si sono alternate a governare questi territori nel corso dei secoli;

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b) posizione geo-logistica per il controllo e l’accesso alla Penisola di Crimea;

c) la circostante regione di Xerson è essenziale per la coltivazione e l’importazione interna dell’ortofrutta (tra l’altro di ottima qualità).

La riconquista di Xerson ha avuto dunque un valore straordinario per il morale del popolo ucraino sofferente ed estenuato e per i soldati impegnati sui diversi fronti bellici. Se l’Ucraina ricevesse adesso missili a media gittata, in grado da fungere da deterrente, assieme a sofisticati mezzi di difesa anti aerea, potrebbe – prima che il ghiaccio dell’inverno congeli tutto, anche un probabile accordo sul campo – respingere, secondo eminenti politologi e esperti militari dell’opposizione russa, un esercito già parzialmente in rotta e demotivato.

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Da un punto di vista russo si comincia a considerare una sconfitta non preventivata dai belligeranti e tracotanti capoccioni. Il sistema semi dittatoriale ruotante intorno al Cremlino e alla macchina mediatica di propaganda cominciano a dare evidenti segni di incrinatura. Parimenti alcuni degli interlocutori internazionali di Putin, ad esempio il presidente del Kazakhstan, si sono dissociati dalle diverse annessioni UNILATERALI forzate e non hanno mai riconosciuto le pseudo e autoproclamatesi repubbliche del Donbass.

A tal proposito è d’uopo ricordare che durante lo svolgimento dei “referendum”, diverse erano le zone e le sacche di resistenza ancora sotto il controllo governativo di Kyiv. Il caso più emblematico è rappresentato dalla città di Zaporižžja la quale, a prescindere dalla centrale nucleare più grande d’Europa, ancora in mano russa, è rimasta in buona sostanza agli ucraini.

Una disamina a posteriori induce ad ammettere che, dopo un’eventuale presa di Xerson, si sarebbe potuto pronosticare un accordo tra le parti. Era altrettanto chiaro, però, che gli ucraini non avrebbero mai rinunziato a tutta la fascia costiera che si estende tra il Mar Nero e il Mar d’Azov. Un possibile accordo di “compromesso” si sarebbe potuto trovare solo a proposito della Crimea e dei territori che i russi e i loro ‘adepti’ già controllavano prima del 24 febbraio 2022.

La fine della propaganda del Cremlino

Forse, un giorno, quando anche la massa della popolazione russa si risveglierà dalla propaganda del Cremlino, si renderà conto, al pari di alcuni intellettuali russi di opposizione o emigrati all’estero della barbarie perpetrata in Ucraina.  Forse qualcuno restituirà i territori – nel caso non fossero riconquistati prima – a titolo di risarcimento e come simbolo di pentimento per le sofferenze inflitte ai civili.

Nel frattempo i fatti indicano inequivocabilmente che, se all’inizio della guerra, Putin e il suo entourage parlavano di ‘liberare’ l’Ucraina dai “nazisti”, ora non celano la loro vera intenzione di voler annichilire l’intero popolo ucraino per le proprie ambizioni strategico-militari e di sopravvivenza politica.

Salvatore Del Gaudio
Professore presso l’Università di Kyiv B. Grinchenko
Studioso ucrainista (slavista)

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