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A sinistra tanti capetti, nessun leader. Se non ci fosse la Meloni, per farli esistere, dovrebbero inventarla

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Riescono solo ad incitare all’odio. E il corteo contro la violenza sulle donne prende di mira la premier: «Meloni sei fascista, la prima della lista»

Tutti insieme, ma soli e senza idee. Se «I personaggi in cerca di autore» di Pirandello erano 6, quelli dell’opposizione a Meloni sono 5 + 1 ovvero Calenda, leader di Azione, che seppur contrario alla manovra, ha fatto notare «la Meloni ci ascolta, Letta no». La premier, infatti, ha accettato il suo invito a confrontarsi. E i soliti maestrini della politica nostrano rispondono che il patto di via della Scrofa fra Meloni e lui, passa dall’abuso d’ufficio

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Solo che, i secondi, a differenza dei pirandelliani possono contare sul supporto di «media» e «medialoghi», cartacei, televisivi, siti d’informazione, influencer e (r)ancor man, come Saviano, che per non perdere il proscenio, frigna che «non andrà più in pubblico». Promessa o minaccia?

La verità è che Conte e Letta, Fratoianni e Bonelli, Renzi e Calenda parlando per slogan e litigando fra loro, puntano ad un solo obiettivo: rubarsi la scena a vicenda e conquistare la leadership dell’opposizione. Ma per questo dovranno vedersela con il capo della Cgil, Landini che mira allo stesso obiettivo ma vorrebbe farlo «cavalcando» contro la Meloni alla testa di quella che fu l’armata sindacale (Cgil-Cisl e Uil) e che oggi è poco più che una truppa alla sbando.

Da martedì non fanno che mostrare la faccia feroce nei confronti della manovra predisposta dal governo Meloni, ma ancora non hanno deciso se, come e perché protestare. Nel caso, infatti, dovrebbero aggiungere anche che la situazione con cui il centrodestra ha dovuto confrontarsi per scrivere questa finanziaria è figlia degli 11 e più anni di disastrosi governi tecnici da loro sponsorizzati e sostenuti, cui si sono sommate le conseguenze degli errori commessi nella gestione del Covid e l’aggressione della Russia all’Ucraina. E non gli conviene.

Conte, Letta e femministe varie

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Per cui, se Conte evoca le barricate, in difesa del Rdc che secondo l’Anpal è stato una grande truffa perché il 90% dei beneficiari, non può lavorare e, comunque, di abolirlo se ne parlerà nel 2024; Letta – come strategia politica ha scelto di scimmiottare Giuseppi – annuncia una manifestazione di piazza per il 17 dicembre, perché – a suo dire – il taglio del cuneo è troppo modesto (ma è già scritto che crescerà), incuranti delle conseguenze che ne potrebbero derivare e il corteo di sabato contro la violenza sulle donne si trasforma in un corteo contro la «Meloni sei fascista, la prima della lista», «Fascista, ti mangiamo il cuore».

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Leader sinistrorsi e femministe varie ed eventuali tacciono e girano la testa dall’altra parte. Cosa sarebbe successo, se quella frasi sarebbero state rivolte contro qualche esponente della sinistra?

Tutto come previsto, insomma. Senza numeri e soprattutto privi di proposte credibili, fomentano i cittadini. Sperando che dal «muro contro muro» cittadini e governo, il terzo, cioè, loro possa godere e non si rendono conto che gli italiani quel muro lo hanno già alzato, ma nei loro confronti. Al punto che stando ai sondaggi dell’ultima settimana, il consenso a FdI è arrivato al 31,4%, l’indice di gradimento per la Meloni al 58% e quello per il governo al 55%.

Del resto, sono gli stessi che dal 25 settembre e fino a lunedì scorso, giorno dell’approvazione della manovra (che tra l’altro, mentre loro blateravano, è cresciuta a 35 miliardi di cui 21 per il caro bollette) non hanno fatto che abbaiare alla luna, sperando di convincere gli italiani che il governo Meloni, per mantenere le sue promesse, avrebbe distrutto i conti pubblici, rotto con l’Europa e fatto crescere lo spread Btp-Bund.

La risposta dei mercati finanziari

Così, però, non è stato. Tant’è che i mercati finanziari se ne sono fregati delle loro gufate e hanno promosso la legge di bilancio. Mediobanca: «Il Paese non è isolato. Rischi Energetici ridotti»; BankItalia: «Possibile un rialzo della produzione nel 2023» e Istat: «fiducia di imprese e cittadini in crescita a novembre». Investitori e risparmiatori stanno riabbracciando i Btp, la nostra economia sta tenendo e – nonostante loro – lo spread batte a destra.

Le nozze con i fichi secchi

Non le perdonano, quindi, di essere riuscita a fare le nozze con i fichi secchi e realizzare una manovra non per i ricchi, ma contro il caro bollette, per imprese, ceto medio, famiglie e pensionati che loro stavano precipitando nel baratro. E, per ridimensionarne la portata, l’accusano di aver scritto una manovra disumana, iniqua e contro i poveri perché «vuole mettere mano al reddito di cittadinanza», ma dimenticano di aggiungere che l’obiettivo è: correggerne la struttura trasformandolo in quello che avrebbe dovuto essere e che non è stato, perché frettoloso e raffazzonato: una misura di politica attiva del lavoro e non meramente assistenziale.

Infine, i lettori certamente ricorderanno di quante volte su queste pagine il sottoscritto ha affermato che gli 82 miliardi del Pnrr destinati al Sud non sarebbero stati sufficienti a recuperare – come aveva chiesto l’Ue – il gap con il Centronord cui ne sono stati attribuiti 124. Ma tantissimi colleghi avevano sempre storto il muso. Ora lo ha fatto notare anche l’Ufficio parlamentare di bilancio. Continueranno a storcerlo?

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